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Your Are in   Home     Politica Locale     L’incontro dibattito del 16 Novembre scorso, avente per tema la “Burocrazia da bonificare”, ha fatto emergere i diversi aspetti di ciò che dovrebbe essere migliorato nel modo di lavorare della macchina comunale, relativamente alle pratiche edilizie. Da parte dei partecipanti c’é stata tuttavia difficoltà nel dichiarare in modo preciso e quantitativo la casistica, per cui ciascuno ha portato la propria esperienza vissuta, senza poter condividere in modo oggettivo il fenomeno con gli altri. In altre parole manca la valutazione statistica oggettiva di quel che blocca, ostacola, ritarda il normale iter burocratico. Quanto sia importante la valutazione statistica, per metter mano al processo di revisione degli iter procedurali del Comune di Cesena, lo conferma ciò che è stato svolto per l’industria da oltre cinquant’anni a questa parte e che ora viene riproposto anche per la realtà cesenate del pubblico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli americani aiutarono il Giappone a risollevarsi, inviando in quel paese esperti che sino ad allora avevano avuto poco seguito negli Stati Uniti (vedi W.E Deming), per insegnarvi la gestione dei processi operativi. Nasce in tal modo l’applicazione del concetto del Controllo di Qualità, con tutte le conseguenze che poi abbiamo vissuto nei decenni successivi, sia in Europa che negli Stati Uniti, con l’aggressione del mercato dei prodotti giapponesi: azzeramento del mercato storico delle moto, capovolgimento dei leader per il mercato dell¡¯automobile, per citarne due. I giapponesi impararono bene ed applicarono ancora meglio quanto loro insegnato. Non altrettanto possiamo dire per il resto del mondo, che dopo la batosta cercò di recuperare il tempo perduto assieme alle quote di mercato. A riprova di quanto sia vero tuttora quanto detto, abbiamo i recenti casi di Ford, GM e Chrisler, che per controbattere la qualità giapponese hanno dovuto sobbarcarsi di molti costi aggiuntivi, che han posto i loro prodotti fuori mercato. Questo perchè hanno “copiato¡” male i giapponesi, tant’è che le stesse fabbriche americane date in gestione a manager e quadri giapponesi hanno dato risultati paragonabili a quelle del Sol Levante. Ma in fin dei conti questi giapponesi cosa han fatto, bravi come erano sempre stati a copiare? In primis, hanno compreso cosa sia la Qualità, che possiamo tradurre nel modo più efficiente ed efficace di creare un prodotto o servizio, sapendo che l’ottimo si può raggiungere solamente per successive approssimazioni. Fondamentalmente quindi hanno fatto il gioco di squadra, a livello di reparto, di azienda, di conglomerato, di cliente e fornitore, di nazione, individuando ciò che poteva essere modificato per migliorare il prodotto, il servizio, il modo di produrlo, i costi di produzione. Ovvero, dichiarato un obiettivo e definite le sue modalità di raggiungimento, hanno applicato il Controllo della Qualità, analizzando statisticamente i fenomeni di deviazione dall’obiettivo, raccogliendo dagli addetti ai lavori i suggerimenti per migliorarne il processo, applicando le correzioni e ripetendo il ciclo. Come detto prima, gli occidentali cominciarono a capire, ed a “copiare”, dagli anni settanta. Ecco allora fiorire campagne di diffusione che iniziarono con i Circoli della Qualità, per poi far propri concetti quali Qualità Totale, passando per il Teamworking e il Business Process Reengineering. Per i più il lascito evidente di quelle ventate riorganizzative di allora sono le certificazioni di qualità, manuali, norme e procedure, molte volte ingombranti, che spesso vengono riesumate in tutta fretta solo in occasione del controllo periodico della certificazione. Difatti, oggi nel 2009, continuiamo a non comprendere l’importanza e la ricaduta del Controllo della Qualità nelle aziende, ma tant’è non siamo giapponesi! Ora si vuole cercare di ottimizzare i processi della macchina comunale di Cesena, perchè questa è la sburocratizzazione, termine poco felice ma efficace. Se il settore pubblico ha deciso solo ora di affrontare il tema è perchè, a differenza del mondo industriale, è sempre vissuto in regime di monopolio, senza concorrenza, anzi molte volte è il primo a far concorrenza al secondo . Sono le spinte del mondo produttivo che si deve interfacciare con il pubblico, che richiede maggiore efficienza ed efficacia da parte della macchina comunale: chiede in altri termini maggiore qualità. Ha detto bene il Sindaco Lucchi, quando afferma che nessuno ha la soluzione pronta da applicare per il cambiamento dei processi comunali. Difatti la soluzione deve venire dagli addetti ai lavori, per esempio tramite l’applicazione del metodo del Controllo di Qualità in un contesto di gioco di squadra, coinvolgendo tutti gli attori dei processi, sia interni che esterni. Per far questo occorre un forte sponsor, che dia slancio all’iniziativa e continui ad esserne di sprone: non può che essere il Sindaco. Si devono mappare i modi di lavorare della macchina comunale, i processi operativi, iniziando da quelli più critici: è un lavoro di organizzazione, che richiede il forte coinvolgimento del personale sotto la supervisione di un team leader. Potrebbe essere il Direttore Generale, che tanto assomiglia all’araba fenice, “che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Per ogni processo operativo va poi individuato un responsabile, che si assume l’onere di coordinare gli addetti coinvolti nel processo medesimo e di raccogliere i suggerimenti di modifica. Obiettivi e risultati devono infine essere condivisi tra tutti gli attori e presentati senza remore ai clienti: i cittadini. Il lavoro non è semplice, richiede impegno costante da parte di tutti, con i primi risultati che nel migliore dei casi si hanno nell’arco di dodici mesi. Il tutto condito da fronde che si opporranno, perchè lo faranno sicuramente, ai cambiamenti e alla trasparenza riorganizzatia. Al Sindaco Lucchi non può quindi che giungere tutta la nostra comprensione e il nostro supporto di cittadini, perchè la partita che si giocherà è e sarà comune, perchè comune è l’obiettivo del rilancio sociale ed economico del nostro territorio. Come per gli anelli di una catena il più debole condiziona tutti gli altri. Franco Pedrelli

L’incontro dibattito del 16 Novembre scorso, avente per tema la “Burocrazia da bonificare”, ha fatto emergere i diversi aspetti di ciò che dovrebbe essere migliorato nel modo di lavorare della macchina comunale, relativamente alle pratiche edilizie. Da parte dei partecipanti c’é stata tuttavia difficoltà nel dichiarare in modo preciso e quantitativo la casistica, per cui ciascuno ha portato la propria esperienza vissuta, senza poter condividere in modo oggettivo il fenomeno con gli altri. In altre parole manca la valutazione statistica oggettiva di quel che blocca, ostacola, ritarda il normale iter burocratico. Quanto sia importante la valutazione statistica, per metter mano al processo di revisione degli iter procedurali del Comune di Cesena, lo conferma ciò che è stato svolto per l’industria da oltre cinquant’anni a questa parte e che ora viene riproposto anche per la realtà cesenate del pubblico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli americani aiutarono il Giappone a risollevarsi, inviando in quel paese esperti che sino ad allora avevano avuto poco seguito negli Stati Uniti (vedi W.E Deming), per insegnarvi la gestione dei processi operativi. Nasce in tal modo l’applicazione del concetto del Controllo di Qualità, con tutte le conseguenze che poi abbiamo vissuto nei decenni successivi, sia in Europa che negli Stati Uniti, con l’aggressione del mercato dei prodotti giapponesi: azzeramento del mercato storico delle moto, capovolgimento dei leader per il mercato dell¡¯automobile, per citarne due. I giapponesi impararono bene ed applicarono ancora meglio quanto loro insegnato. Non altrettanto possiamo dire per il resto del mondo, che dopo la batosta cercò di recuperare il tempo perduto assieme alle quote di mercato. A riprova di quanto sia vero tuttora quanto detto, abbiamo i recenti casi di Ford, GM e Chrisler, che per controbattere la qualità giapponese hanno dovuto sobbarcarsi di molti costi aggiuntivi, che han posto i loro prodotti fuori mercato. Questo perchè hanno “copiato¡” male i giapponesi, tant’è che le stesse fabbriche americane date in gestione a manager e quadri giapponesi hanno dato risultati paragonabili a quelle del Sol Levante. Ma in fin dei conti questi giapponesi cosa han fatto, bravi come erano sempre stati a copiare? In primis, hanno compreso cosa sia la Qualità, che possiamo tradurre nel modo più efficiente ed efficace di creare un prodotto o servizio, sapendo che l’ottimo si può raggiungere solamente per successive approssimazioni. Fondamentalmente quindi hanno fatto il gioco di squadra, a livello di reparto, di azienda, di conglomerato, di cliente e fornitore, di nazione, individuando ciò che poteva essere modificato per migliorare il prodotto, il servizio, il modo di produrlo, i costi di produzione. Ovvero, dichiarato un obiettivo e definite le sue modalità di raggiungimento, hanno applicato il Controllo della Qualità, analizzando statisticamente i fenomeni di deviazione dall’obiettivo, raccogliendo dagli addetti ai lavori i suggerimenti per migliorarne il processo, applicando le correzioni e ripetendo il ciclo. Come detto prima, gli occidentali cominciarono a capire, ed a “copiare”, dagli anni settanta. Ecco allora fiorire campagne di diffusione che iniziarono con i Circoli della Qualità, per poi far propri concetti quali Qualità Totale, passando per il Teamworking e il Business Process Reengineering. Per i più il lascito evidente di quelle ventate riorganizzative di allora sono le certificazioni di qualità, manuali, norme e procedure, molte volte ingombranti, che spesso vengono riesumate in tutta fretta solo in occasione del controllo periodico della certificazione. Difatti, oggi nel 2009, continuiamo a non comprendere l’importanza e la ricaduta del Controllo della Qualità nelle aziende, ma tant’è non siamo giapponesi! Ora si vuole cercare di ottimizzare i processi della macchina comunale di Cesena, perchè questa è la sburocratizzazione, termine poco felice ma efficace. Se il settore pubblico ha deciso solo ora di affrontare il tema è perchè, a differenza del mondo industriale, è sempre vissuto in regime di monopolio, senza concorrenza, anzi molte volte è il primo a far concorrenza al secondo . Sono le spinte del mondo produttivo che si deve interfacciare con il pubblico, che richiede maggiore efficienza ed efficacia da parte della macchina comunale: chiede in altri termini maggiore qualità. Ha detto bene il Sindaco Lucchi, quando afferma che nessuno ha la soluzione pronta da applicare per il cambiamento dei processi comunali. Difatti la soluzione deve venire dagli addetti ai lavori, per esempio tramite l’applicazione del metodo del Controllo di Qualità in un contesto di gioco di squadra, coinvolgendo tutti gli attori dei processi, sia interni che esterni. Per far questo occorre un forte sponsor, che dia slancio all’iniziativa e continui ad esserne di sprone: non può che essere il Sindaco. Si devono mappare i modi di lavorare della macchina comunale, i processi operativi, iniziando da quelli più critici: è un lavoro di organizzazione, che richiede il forte coinvolgimento del personale sotto la supervisione di un team leader. Potrebbe essere il Direttore Generale, che tanto assomiglia all’araba fenice, “che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Per ogni processo operativo va poi individuato un responsabile, che si assume l’onere di coordinare gli addetti coinvolti nel processo medesimo e di raccogliere i suggerimenti di modifica. Obiettivi e risultati devono infine essere condivisi tra tutti gli attori e presentati senza remore ai clienti: i cittadini. Il lavoro non è semplice, richiede impegno costante da parte di tutti, con i primi risultati che nel migliore dei casi si hanno nell’arco di dodici mesi. Il tutto condito da fronde che si opporranno, perchè lo faranno sicuramente, ai cambiamenti e alla trasparenza riorganizzatia. Al Sindaco Lucchi non può quindi che giungere tutta la nostra comprensione e il nostro supporto di cittadini, perchè la partita che si giocherà è e sarà comune, perchè comune è l’obiettivo del rilancio sociale ed economico del nostro territorio. Come per gli anelli di una catena il più debole condiziona tutti gli altri. Franco Pedrelli

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Giampiero Teodorani

Nel Febbraio 2007 a Cesenatico nella sala dell’ex Azienda di Soggiorno il vulcanico Tinin Mantegazza, con sprazzo creativo e geniale, organizzò un convegno di studio dal tema “Il sole sotto vetro”, più semplicemente come valorizzare le strutture precarie e temporanee all’aperto, così indispensabili al mare per gli esercizi pubblici della ristorazione; maggiormente in inverno e con la brutta stagione. Il sottotitolo alludeva alla creazione di “verande d’autore” come oggetto di riqualificazione urbana e con diversi contributi, fra i quali quello dell’Arch. Ilario Fioravanti e più modestamente il mio, che sostanzialmente proponevano di “fare necessità virtù”.

Furono presentati diversi esempi di altre realtà, anche europee, in cui la veranda contribuisce a caratterizzare i locali pubblici e a qualificare l’ambiente, anche quello storico. Non so che fine faranno le tante idee emerse in quel convegno svoltosi alla presenza di molti amministratori locali e dei rappresentanti delle categorie economiche interessate, forse finiranno, spero di no, per morire nel cassetto dove stanno le buone intenzioni.

A Cesena, in quel periodo o poco dopo, sull’onda del rinvio a giudizio dell’ex Assessore all’Edilizia e Urbanistica Giorgio Andreucci, per avere rilasciato alcune autorizzazioni “provvisorie” che nulla hanno a che fare con quelle previste dall’allora Regolamento Edilizio per i bar e i ristoranti, si apre un dibattito, tutto interno all’Amministrazione, che porta a una delibera di Consiglio Comunale che abroga la normativa specifica con la quale, per dieci anni, si sono regolamentati quegli interventi.

Si decide di fatto che qualsiasi manufatto, anche leggero, temporaneo e provvisorio, sottoposto all’esame della Commissione Edilizia, convenzionato per quanto riguarda i tempi e le modalità di realizzazione, con tanto di fideiussione bancaria a garanzia degli obblighi assunti nei confronti del Comune, è illegittimo. Non si rinnovano le autorizzazioni in scadenza, le nuove sono trattate come fossero strutture in cemento armato e quegli ambienti creati per integrare il locale esistente sono considerati a tutti gli effetti rientranti nell’indice edificatorio e devono rispettare tutte le norme di PRG quali: le distanze dai confini, dalle strade, le altezze, la visuale libera, etc..

Se queste condizioni ci fossero, ovviamente il problema non esisterebbe. Si parla di problemi di illegittimità della norma alla luce di una legge regionale del 2002, anche se la illegittimità non viene sancita dal TAR o dal Consiglio di Stato, ma da un legale del Comune e forse dagli uffici della Regione.

Secondo me qualcuno deve avere pensato che coi tempi che correvano (e che corrono?) era meglio “stare con la schiena appoggiata al muro”, rinunciando a capire la differenza fra le autorizzazioni “provvisorie” dell’Assessore Andreucci e quelle di cui all’art.105 del RE, che riguardavano i bar e le pizzerie-ristoranti.

Attenzione la illegittimità del titolo autorizzativo del Comune (prima l’art.105,poi l’art13 del RE) viene motivata con la non rispondenza delle disposizioni comunali con la normativa regionale (L.R.n31/2002).

Ma perché allora dal 2002 al 2007 si continuano a rilasciare e a rinnovare autorizzazioni per opere che il Comune per primo riconosce temporanee, provvisorie e legate alla attività commerciale e le stesse dopo il 2007 (2008?) sono opere che devono rientrare nel PRG?

La volontà della Amministrazione era quella di negare a Cesena la possibilità per bar, ristoranti di creare all’aperto spazi coperti, protetti e funzionali alla attività?

A leggere le dichiarazioni riportate dai giornali sembra proprio di no, anche se il comportamento ondivago finirà per originare un contenzioso, con richiesta in alcuni casi di danni, per cui sarà difficile salvare  “capra e cavoli”.

Sicuramente per il Sindaco Paolo Lucchi è una pesante eredità, una patata bollente caratterizzata dal mancato raccordo fra uffici competenti e assessori, da una scarsa assunzione di responsabilità e da nessuna chiarezza amministrativa. Dal punto di vista urbanistico, rispetto agli altri temi importanti per la città, non mi sembra che quello delle verande per gli esercizi pubblici abbia creato, nel tempo, problemi di impatto o difficoltà di ambientazione. Forse in alcuni casi andrebbero migliorati, dal punto di vista estetico, i materiali, le coperture, i tendaggi e “l’invenzione artistica” come sostiene Tinin Mantegazza.

Proprio per questo non andava revocato il regolamento che tentava di dare ordine alla materia; sicuramente si poteva migliorare, specificare, ma soprattutto, mi sento di dovere dire, che nessuna regione potrà mai proibire a un comune di regolamentare un tema che sta fra l’arredo e la costruzione, la disciplina degli spazi pubblici e l’utilizzo di aree private comprese nel PRG.

Poi chi commette abusi va punito, chi realizza opere difformi da quelle assentite deve demolirle, senza giocare sulla possibile ambiguità delle parole.

L’unica paura (o meglio preoccupazione) che si deve avere è quella di non creare trattamenti diversi e di favore a seconda dei casi.

Se la Commissione voluta dal Consiglio Comunale e presieduta dal giovane amico Luca Ferrini saprà riportare l’argomento nella giusta progettualità amministrativa, spogliandolo delle inutili, assurde e a volte stupide incrostazioni burocratiche, si potrà ben dire che le commissioni non sono fatte solo per insabbiare i problemi o creare alibi e giustificazioni inutili.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:11 pm
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