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Libere considerazioni sul PRI

     Giugno 27, 2017   No Comments

Non tanti anni fa un incontro con i massimi esponenti nazionali del PRI nell’ambito di una qualche festa locale della Voce Repubblicana faceva una certa notizia. Lo si sapeva per tempo. Vi era una certa attesa. Un evento. Vi sarebbe stato una eco sulla stampa locale sia prima, sia dopo.

Insomma qualcosa di non irrilevante e trascurabile. Adesso non è più così.

Prima Nucara, Segretario nazionale del PRI ( alla festa di Sant’Andrea in Bagnolo), poi Giorgio La Malfa ( alla festa di Martorano). Non si è trattato di avvenimenti. A malapena si sapeva che c’erano questi amici. Nessuna eco stampa – se si esclude qualcosa relativo al convegno promosso dalla Federazione Giovanile Repubblicana sul problema dell’energia nucleare – né prima né dopo. Niente manifesti. In sordina. Esiguo interesse ed ancor più esigua partecipazione.

Dal punto di vista del PRI quel che è drammatico non è solo il fatto che una situazione del genere sia indice di qualcosa (molto) che non funziona, è soprattutto che nessuno si ponga questo problema, che nessuno cerchi di comprendere il perché di tanta differenza fra oggi e solo dieci, quindici anni fa. Già! Perché segnali progressivamente sempre più negativi come questi si registrano almeno da circa dieci –undici anni. Ovvio che la questione non è semplice, ma complessa. Però proprio per questo meriterebbe di essere indagata ed approfondita. Sempre che le sorti del PRI stiano ancora a cuore a qualcuno, almeno ai repubblicani.

Non si tratta solo di una supposta scarsa capacità di attrazione degli attuali leader nazionali; non è solo scarsa ed improvvisata organizzazione del PRI locale che comunque è proprio così. È sicuramente effetto di una crisi più ampia e seria che attraversa il PRI e rispetto alla quale non si sono fatti i giusti approfondimenti e non si sono tratte le giuste conseguenze. Del resto è difficile che ciò avvenga. In primo luogo perché ci si attarda ad essere orbi nei riguardi della propria realtà e della propria vicenda degli ultimi quindici anni. Un esempio per tutti. Si dice spesso e lo fa anche La Malfa ( probabilmente per celare dietro quelle asserzioni non poche responsabilità) che il Partito ha attraversato momenti difficili dal 94 ad oggi ma che è stato grande merito di alcuni averne difeso nome e sopravvivenza fino ai fasti attuali. E si fa qualche nome. Sempre più in numero ridotto perché nel frattempo alcuni di quelli che erano gli “eroi” di tale sopravvivenza, quando il PRI non gli è stato più utile per le poltroncine a cui erano riusciti finalmente ad ambire se ne sono andati in altri lidi dove quelle poltroncine possono continuare ad avere. La verità che prima o poi dovrà emergere in tutta la sua chiarezza e crudezza è invece quella che coloro che si attribuiscono l’etichetta di salvatori del PRI, in effetti sono i principali responsabili del disastro al quale il Pri è pressoché pervenuto. Più che salvatori ne sono i principali affossatori. E se proprio questa fondamentale verità non si comprenderà allora succede che ad errori seguiranno errori, ad incomprensioni di situazioni e di realtà seguiranno incomprensioni e guasti ulteriori.

Taluni vogliono palesarsi eroi di resistenza, in realtà sono i principali e massimi responsabili della crisi assai acuta e grave del PRI.

Non avere consapevolezza di questo stato è già un modo per aggravarlo ancor di più.

Nell’incontro di Martorano di Giorgio La Malfa con alcuni, pochi, esponenti del PRI locale è emerso qualcosa che può far riflettere anche a proposito dell’eventuale futuro del Partito. La Malfa ha indubbiamente grandi capacità di suscitare riflessioni. Uno dei suoi passaggi è stato questo. Il PRI avrebbe desiderato un governo di ampie intese dopo le elezioni politiche dell’anno scorso. Sarebbe stato un bene per il Paese. Avrebbe consentito la condizione per alcune riforme fra le quali quella del sistema elettorale. Dice La Malfa: un governo da Letta a Letta. Cioè da Forza Italia alla Margherita. Oggi sarebbe ancora utile un governo a tempo di larghe intese, ma possibile solo se fra PD e Centro del centrodestra si trova una possibile quadra. Il PRI in questo quadro continua la sua lunga e operosissima traversata del deserto. Ancora il PRI dovrà trovarsi nella condizione di scegliere con chi e dove stare se a destra o a sinistra ogni qualvolta si va a consultazioni elettorali. Ancora lunga la traversata del deserto. Però La Malfa pensa che nel 2011-2015 forse vi potrà essere uno spazio per rilanciare la propria azione. Occorre secondo lui che si formi un gruppo dirigente del partito nel frattempo più giovane ed attrezzato alla bisogna.

Su queste linee poter trarre un po’ di slancio per il partito non è facile. Rimotivarne la passione e l’attività pure non è facile.

Penso che si stia trascurando di dire al PRI due verità fondamentali con le quali invece dovrebbe misurarsi se ancora ne ha qualche capacità.

La prima è quella di far rinsavire coloro che quando parlano sembra stiano parlando di un partito del 20-30 per cento. Giudicano gli altri, li criticano, li bollano in vario modo e pensano che se vogliono fare bene non possono prescindere dal giudizio del PRI e dal rapporto con esso come se fosse fondamentale e dirimente. Bisogna far capire loro che il PRI è oggi ai minimi termini, senza peso né voce , con scarsissima influenza. Certo ha una grande storia e una grande cultura alle sue spalle, ma appunto alle sue spalle. Oggi il PRI al più è qualcosa di scambiabile, in una alleanza elettorale, con uno o due posti concessi per benevola ospitalità di qualcuno.

Non manca chi si dedica a questo scambio indorandolo con qualche più elevata motivazione. Ma tant’è!

La seconda verità riguarda il futuro del sistema politico e del sistema elettorale con i quali bisognerebbe fare i conti con grande coraggio.

Se passa il referendum elettorale, ancor più di oggi il PRI dovrà essere ospite di altrui liste di partito, se ci riesce. Bisogna sperare nel cambiamento del sistema di voto e bisognerebbe fare qualcosa per perorarlo e per perorarne un tipo adeguato al paese. Pensare di tornare al sistema proporzionale di una volta e alla democrazia puramente parlamentare della cosiddetta prima repubblica è vano. I nuovi sistemi devono essere rappresentativi, ma devono tener in conto le forti esigenze di governabilità e di stabilità dei governi. Dal bipolarismo come condizione di fondo difficilmente si potrà prescindere. A questo punto ne può emergere, se si riuscirà a fare una riforma abbastanza seria, o una soluzione di tipo francese o una soluzione di tipo tedesco. Nell’uno e nell’altro caso per il PRI si pone un problema serissimo. Il futuro c’è solo se il PRI avrà il coraggio di essere uno degli eventuali costruttori di una nuova formazione politica che vada oltre il PRI come oltre altre eventuali formazioni che insieme concorrano a dare vita al partito dei laici, liberali, democratici. Con questa verità fa tutt’uno questa evidenza: pensare che questa costruzione può avvenire perché altri vorranno ingrossare le fila del PRI attuale è un errore. Bisogna insieme ad altri andare tutti oltre se stessi grazie al contributo ognuno della propria storia e della propria cultura. Allora sì ci sono bei campi da arare. E non solo in un giorno.

 

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 8:50 pm
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