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Le resistenze a migliorare la sanità

     Giugno 28, 2017   No Comments

L’Asl unica di Romagna deve partire dal primo gennaio del 2014. La Regione sta approvando la legge istitutiva. Da quando abbiamo proposto per la prima volta questa soluzione e se ne è cominciato a discutere, sono trascorsi quattro anni e più. Non sono mancate le resistenze e le contrarietà. Molte ancora permangono. Però intanto ha fatto capolino, a forza di spronarla, anche una qualche intelligenza che finalmente si è attivata verso la soluzione che si sta adottando. Più si va verso il risultato, più sbucano i resistenti di varia natura. I contrari sono molti anche perché la conservazione è in sovrappiù. Molti son progressisti per ipocrisia. Le principali resistenze si trovano all’interno del sistema. Nella politica scarsa è la capacità di governo, mentre è ampia la propensione populistica. Non manca il buono se si è arrivati a questo punto, però. Ed è su quello che bisogna far leva, perché vada avanti e non sia frenato e riportato indietro il processo avviato. Difese di campanile e di strutture, classe medica conservatrice, vetero cultura politica e sindacale, uomini delle istituzioni “nuovi” solo di facciata, con una cultura più conferenziera e parolaia che altro, sono gli ostacoli di un processo riformatore complesso, ma necessario. Da qui gli errori con i quali si può far partire malamente la riorganizzazione di cui la nostra sanità abbisogna. Eccone una sequenza che già si è avviata per distogliersi dalle questioni essenziali e per cercare di impedire il procedere positivo della soluzione messa in moto. Perché unificare le Asl in Romagna e non altrove? Già, perché non chiedere tutto e subito, come al solito, così siamo sicuri di non fare nulla? Che pochezza questa politica! Perché non dire come sarà l’Asl unica adesso in ogni sua esplicazione, sul territorio, sui servizi, sui presidi ospedalieri? Magari anche sulle carriere di ognuno? Come si fa a dirsi d’accordo se non si sa su che cosa? Ma li sentite quando parlano così? E questi sarebbero i governanti? Sarebbe la classe dirigente sanitaria ed istituzionale? Non c’è da stupirsi se le cose non procedono bene. Possibile che non capiscano che non si tratta di togliere una foto e di sostituirla con un’altra? Devono capire, speriamo, che si tratta di un governo difficile di una problematica complessa. Che occorrono obiettivi da definire e sui quali in progressione dibattere e decidere. Una sequenza di atti qualificati coerente con obiettivi strategici altrettanto qualificati. Un impegno immane, ma da affrontarsi con predisposizione e capacità. Chi non vuole costruire si ingegna solo a cavalcar tigri e giaguari che si contrappongono, con l’ipocrisia aberrante di ammantare tutto questo dicendo che si vuole una sanità funzionante e migliore. L’errore da evitare subito, anche da parte di coloro nei quali invece l’intelligenza ha fatto capolino, è quello di ridurre la questione dell’unificazione ad un problema esclusivamente di risparmio di spesa. Riorganizzazione e riqualificazione significano anche predisporre al meglio la sanità nel territorio e negli ospedali. Per noi il problema nella sua complessità è evidente fin dall’inizio. L’appello che facciamo è rivolto a tutti affinchè si affronti con partecipazione attiva e costruttiva i vari passaggi del processo riformatore finalmente avviatosi. Per portarlo alle soluzioni migliori, non per contrastarlo e bloccarlo in partenza.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:52 am
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