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Le celebrazioni in Romagna per l’unità d’Italia

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Stelio De Carolis

Le dimissioni di Carlo Azelio Ciampi dalla Presidenza del Comitato dei Garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia dimostrano, ancora una volta, che la ricorrenza vorrebbe essere vissuta secondo le tradizioni dei tempi in cui viviamo. Cominceranno il 17 marzo del 2011 e già si intravvedono i segnali delle profonde divisioni fra gli eredi delle tradizioni laiche-risorgimentali legati alle simbologie del tricolore e dell’inno nazionale di Goffredo Mameli e quanti non perdono occasione, in ogni frangente, di sollecitare riletture in chiave acritica fino a ridimensionare protagonisti ed eventi storici. Del resto è davanti agli occhi di tutti che la rilevanza politica di questo nuovo atto consista nel contrapporre alla disunità enfatizzata nelle linee guida del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali (i localismi, la valorizzazione dei dialetti, le ombre del processo risorgimentale), una lettura che invece insista sul carattere unitario della costruzione nazionale. E questo carattere unitario scaturisce da una tradizione storica che dal Risorgimento arriva alle Carta Costituzionale passando attraverso la stagione fondante della Resistenza. La storia nazionale quindi, molto distante dalle interpretazioni neoguelfe così care alle visioni dei governanti, per trasmettere un significato unitario ed il patrimonio di identità e di coesione nazionale che gli italiani hanno maturato nella loro storia. Ribadire questi concetti non significa trascurare le difficoltà del percorso di formazione nazionale o problemi ancora irrisolti come il divario fra Nord e Sud. Nella nostra azione, alla guida del comitato Forlì-Cesena dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, sollecitato da ordini del giorno approvati, spesso con voto unanime, dalle istituzioni elettive del nostro territorio più che al celebrativo il nostro sguardo è rivolto al contesto socio-economico nonché pubblico che il primo e il secondo Risorgimento hanno provocato nel nostro martoriato paese. Centocinquanta anni di trasformazioni profonde: “dalla monarchia alla repubblica; dalla oligarchia liberale alla democrazia aperta a tutte le classi; dallo stato centralizzato alle autonomie territoriali, al federalismo; dalla emarginazione delle donne dalla vita pubblica e sociale alla loro partecipazione; dai diritti di libertà ai diritti sociali, la salute, il lavoro, l’istruzione; dallo Stato confessionale alla laicità dello Stato”. Nella nostra azione quotidiana, per un calendario di celebrazioni degne di un territorio, quello romagnolo, con le sue città ed i suoi monumenti inneggianti al Risorgimento ed ai suoi Protagonisti, ci sovviene l’ultima fatica letteraria di Giorgio Ruffolo, mai dimenticato Ministro dell’Ambiente che tanto si prodigò per la legge speciale sull’Adriatico. “Un paese troppo lungo” è il titolo del libro che proprio sui postumi dell’Unità d’Italia fissa le tante incomprensioni, anomalie dello Stato post-unitario. Certamente i processi per giungere alla liberazione del nostro Paese non furono sanciti né per decreto e né per referendum e quindi non riuscirono a coinvolgere le grandi masse apparendo, piuttosto come un movimento di pochi. E’ davanti agli occhi di tutti che dal brigantaggio alle cosche mafiose e camorristiche tutt’ora presenti in molte zone del nostro paese, il mito unitario sembra quasi estinguersi per lasciare spazio a quanto di peggio possa esprimersi una grande civiltà democratica. Ma quel “depositum fidei” di spadoliniana memoria che il grande storico e statista fiorentino attribuiva alla nostra romagna, rivivrà in tutta la solennità che l’evento merita. Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia sarà anche l’occasione per ritrovare solidarietà, fratellanza come antidoto per forme di razzismo vecchie e nuove che non ci appartengono.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:17 am
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