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L’agricoltura è passata di moda

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Domenico Scarpellini

Vedetecome è fatta la comunicazione, tutti i giorni a parlare delle manovre politichecon scena o controscena.
L’agricoltura,la produzione di beni primari, è una attività troppo prosaica e complicata perfare colpo. Quindi non se ne parla. Le assurdità della nuova PAC, quasiinapplicabile, il marasma delle venti politiche agricole regionali, i prezzidell’ortofrutta ai minimi storici che umiliano chi fa qualità, tassazione eburocrazia crescenti anziché calanti, il nulla o poco che si sta facendo peragevolare chi esporta, i costi di trasporto e dell’energia più alti d’Europa,la competitività calante del nostro sistema; tutti argomenti troppo banali edifficili da spiegare. Dipingere il trattato di libero scambio con gli Usa comeuna catastrofe. Bombardarci di comunicati sulle agro-mafie o sul falso made inItaly. Strepitare nei dibattiti televisivi sulla difesa del made in Italychiedendo dazi e barriere doganali, il che è un bel modo di fare autogol.L’agricoltura è passata di moda? Forse è troppo faticoso farla e spiegarla.Come non si può declinare l’agroalimentare solo a consumo dei cuochi o deipolitici. L’ortofrutta ha bisogno di essere tirata fuori dal cono d’ombradell’anonimato produttivo, delle produzioni indistinte sui banchi dei market odei mercati rionali dove le signore impegnate a far la spesa rispondono alledomande dei giornalisti tv lamentandosi che “eh sì, tutto cresce”. Andare aspiegare alla pubblica opinione cose banali come i valori salutisticidell’ortofrutta, i valori economico-sociali-ambientali, i passi attuati dalleimprese nell’innovazione di processo e di prodotto, nelle politiche di marca,nelle tecnologie di imballo, lavorazione, confezionamento e conservazione deiprodotti, nell’adeguamento alle certificazioni, alle politiche di qualità esostenibilità.
Il2014 è stato l’anno delle delusioni: tutti si aspettavano il meglio. Il consumatoreha ridotto gli acquisti di alimentari e bevande nonostante un generaleraffreddamento dei prezzi e malgrado le promozioni della GDO, tanto è vero cheha speso 30 euro ogni 100 per l’acquisto di prodotti in offerta. Ma lepromozioni non sono più uno strumento efficace per far aumentare i consumi. Illivello di produttività di questa leva di marketing è sceso ulteriormenterispetto al 2013.
Serveuna scossa, una vera e propria lezione di mercato, dunque, per tentare diarginare una tendenza pericolosa: il progressivo calo dei consumi di frutta everdura in Italia è infatti un fenomeno in atto da oltre dieci anni e non puòessere ricondotto esclusivamente all’effetto che l’ultima crisi ha avuto nellariconfigurazione del carrello della spesa degli italiani. I numeri parlanochiaro: dal 2000 ad oggi, gli italiani hanno “rinunciato” a consumare quasi 1,7milioni di tonnellate di frutta e verdura (-18%). In termini pro capite,significa che si sono persi per strada 17 chili di consumi di frutta e verdurafresca, in media 1,5 kg in meno ogni anno, con una tendenza costante sia primasia dopo il 2008, anno in cui è ufficialmente scoppiata la crisi.
Occorresicuramente affrontare con tempestività aggredendo senz’altro altri mercati(paesi Balcani, paesi del Mediterraneo, paesi asiatici ed africani), ma nonpossiamo tralasciare la cultura agroalimentare coinvolgendo la scuola ed igiovani ed affrontando i veri problemi con la massima urgenza. L’Expo puòessere il punto di partenza, ma occorre agire con determinazione e fretta.
Ilbinomio acceso tra discount e super premium rischia di negare la buona qualitàalla maggioranza dei consumatori. Dobbiamo costruire un sistema paese, non è laqualità dei prodotti a mancare, manca la capacità di lavorare assieme per cui diventanecessario presentarsi all’estero con tutte le nostre eccellenze, per dialogarecon i buyer acquirenti dell’agroalimentare made in Italy ben considerato edapprezzato.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 10:06 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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