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La scala giusta per i romagnoli-europei

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Pietro Caruso

A furia di pensare in piccolo finisce che diventiamo piccoli anche noi. Pur essendo aperta anche a Cesena e in Romagna la questione di una più vasta dimensione delle istituzioni e non solo sulla vicenda dell’Ausl unica si tarda a comprendere come ogni sforzo, quattordici anni dopo l’avvento del ventunesimo secolo, dovrebbe essere affidato a forme di nuove sperimentazioni. Per capire questo useremo come metafora quella della scala, la scala giusta per salire, ovviamente. Naturalmente senza avere paura di precipitare dall’alto. La scala con la quale le amministrazioni comunali, le associazioni politiche e sindacali e la maggior parte dei movimenti, ma anche le imprese siano società private, sia cooperative è troppo corta. Consente di arrivare a qualche gradino del grande e in parte mostruoso edificio della globalizzazione senza che gli attori arrivino a dominare alcuni dei piani alti. In fondo fa riflettere una frase poetica di un cantautore scomparso come Lucio Dalla quando ormai tanti anni fa cantava di . Parlano i numeri. Che senso ha non unificare i Comuni che sono sotto i 10 mila abitanti, che cosa impedisce la loro fusione? Perchè non possono nascere partiti regionali e comunque come minimo romagnoli unificando quelli esistenti? Perchè i sindacati e le associazioni, salvo lodevoli eccezioni, non lo fanno? Perchè non si mettono insieme imprese della stessa filiera negoziando crediti e debiti con ben altra forza? In che modo si ha la forza di esportare e impiantarsi fuori Europa senza avere mai tentato di unificarci in Europa. Il caso Fiat è emblematico. La sua nascita come azienda multinazionale non è contestabile in punto di diritto e di libero mercato, ma è possibile che non sia mai potuto tentare un’alleanza fra un altro grande marchio tedesco e uno francese per rafforzare l’azienda di Torino? La vecchia Europa intasata dei vecchi conservatorismi è il vecchio presepe in balia degli Stati Uniti, grande unione federale continentale, del Regno Unito che difende le ultime vestigia del suo non ancora defunto impero e poi ci sono i super-stati nazionali, vere confederazioni, come Russia, Brasile, India e Cina. La scala minima di noi forlivesi, cesenati, ravennati e riminesi è quella romagnola. Per competere come sistema Italia d’Europa. Invece la paura di salire una scala più alta fa sognare qualcuno di arrivare più in alto con un salto verso il cielo che spesso ci fa ricadere a terra. Quando i soldi sono pochi le economie da fare servono anche per andare avanti. Mancano però, generalmente, politici di lunghe vedute ed elettori che non vivano il giorno per giorno. Qualcuno dirà dici questo perchè hai la pancia piena. No dico questo perchè qualcosa per guardare lontano l’ho sempre tentato sia che facessi la mia piccola parte in politica, o nel giornalismo militante e indipendente. Solo che senza diventare dei veri romagnoli-europei non riusciremo a fare nulla di significativo soprattutto per la maggior parte di noi. Perchè, alla fine, i popoli crescono se migliorano le condizioni di vita e di civiltà dei tanti e non dei pochi. Almeno per chi di formazione illuminista è fedele al motto di John Donne: “Nessun uomo è un’isola, chiuso dentro se stesso”.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:38 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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