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La sanità romagnola e il paradosso di Buridano

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Giuliano Zignani*

Riflettevo tra me e me proprio in questi giorni sul paradosso della nostra Sanità, o meglio, sui destini che gli attori politici si prospettano per essa.

E riflettendo mi è venuto a mente il famoso paradosso di Buridano:

“Un asino affamato e assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d’acqua, ma non c’è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall’altra. Perciò, resta fermo e muore”.

Ecco quanto letto nelle settimane scorse nei quotidiani locali mi ricorda proprio questo famoso paradosso:

Da una parte la Conferenza Territoriale Sanitaria Forlivese che delibera il via libera alla fusione delle due AUSL Provinciali, dall’altra la Conferenza Territoriale Sanitaria Cesenate che delibera il via libera al consolidamento dell’Area Vasta e successivamente alla costituzione di un unica AUSL della Romagna. Premetto che come UIL di Forlì e Cesena da oltre un anno abbiamo sostenuto che la via maestra per salvare i servizi erogati dalle nostre AUSL è solo e solamente la costitu-zione di un unica AUSL della Romagna, ma la cosa che mi preoccupa è che organismi programmatici come le due Conferenze Territoriali in cui siedono le stesse persone che hanno appoggiato l’Area Vasta, oggi la pensino in modo diametralmente opposto proprio su un tema, quello della sanità, comune.

La cosa che poi mi fa riflet-tere non è tanto la posizione assunta dalla Conferenza Ter-ritoriale Sanitaria Cesenate, che peraltro condivido, ma l’idea di quella forlivese, che non ha alcun motivo di esistere sia per questioni meramente tecniche sia per opportunità: da un punto di vista tecnico infatti non comprendo come due AUSL con forti problemi economici potrebbero risollevare i loro destini “fondendosi” e creando una grande AUSL che oltre ad essere tale avrebbe anche un “grande” deficit di bilancio, dato dalla somma dei due deficit singoli. Questo a meno che, la politica forlivese non vedesse in “prospettiva la fusione” ovvero non pensasse di ammortizzare il suo deficit andando ad “impegnare” il capitale cesenate, scaricando su di esso il lato “malato” della sanità e tenendosi il lato buono derivante dai maggiori investimenti che sino ad oggi la AUSL di Forlì ha fatto a scapito della sua tenuta economica. Il problema dell’opportunità di una fusione fra Cesena e Forlì invece è già del tutto superata dal 2003, ovvero da quando si è iniziato a parlare di Area Vasta. Che senso avrebbe infatti, integrare due AUSL quando si è già proceduto a costruire servizi integrati in ambiti più vasti, in ambiti, appunto romagnoli.

Non solo, le stesse organizzazioni Sindacali a mio avviso dovrebbero gettare il cuore oltre l’ostacolo e cominciare a ragionare non di interessi di piccolo cabotaggio, di bottega, ma a ragionare con un unico obbiettivo, la tutela del cittadino. A tal proposito se comprendo, ma non condivido, la posizione della CGIL di Forlì intenta a tutelare il proprio territorio sembrando di curarsi poco dell’interesse dei cittadini cesenati, dall’altro proprio non comprendo la posizione della CGIL Cesenate, intenta a sostenere che tutto deve restare com’è. Detta diversamente, l’Area Vasta deve restare un ibrido fermo nel guado, e la nostra AUSl deve continuare imperterrita a tagliare risorse umane per rientrare da un deficit che sembra contenuto nei circa 8 milioni di euro, ma del quale, in realtà, non sembra non conoscersi la fine.

Quello che invece ha in mente la UIL è un progetto ben diverso che parte prende il via da tre direttive ben definite:

1.tutelare la qualità dei servizi al cittadino

2.garantire la stabilità e la sicurezza dei lavoratori

3.non gettare alle ortiche il progetto dell’AREA VASTA ROMAGNA

1.La qualità della nostra sanità non è in discussione. La preoccupazione che ho è invece quella che, se si dovesse andare verso un unica Azienda Provinciale, si rischierebbe di incappare nella supremazia di un Territorio rispetto ad un altro, e su questo punto temo che Cesena ne uscirebbe sconfit-ta, con grave danno per i cittadini cesenati.

2.Come Sindacato non possiamo non considerare come, lavoratori motivati e soddisfatti siano la premessa per servizi di qualità. Quello che temo è che una fusione (a freddo) tra le AUSL di Cesena e Forlì costringe-rebbe all'”esodo forzato” lavoratori che, sarebbero giocoforza costretti a spostar-si come sede operativa da Cesena a Forlì e viceversa.

3.L’Area Vasta Romagna è partita. Questo è un dato di fatto. Come si legittima dunque una fusione tar due AUSL quando si è già riusciti a creare una Centrale Unica del 118 (Romagna Soccorso) e un unico Laboratorio Analisi.

La via maestra rimane quindi quella di andare ad integrare questi progetti, alleggerendo sempre di più il peso delle direzioni generali delle quattro aziende della Romagna a tutto vantaggio di un soggetto UNICO che progressivamente le sostituisca (razionalizzazione dei costi di Governace).

Quello che mi auguro quindi è che la nostra Sanità non faccia la fine di un somaro, che per altro aveva tutti gli strumenti per poter vivere, anche molto a lungo.
*Segretario Generale UIL Cesena

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:34 am
  •   In The Categories Of : Cultura Società Economia

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