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La Regione non ha una politica

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Denis Ugolini

Con l’articolo che ripubblichiamo di lato (Energie Nuove ottobre-novembre 2009) abbiamo avviato il dibattito su un nuovo assetto di governance per Area Vasta Romagna. Alla vigilia delle elezioni regionali. Dalla campagna elettorale attendevamo di conoscere cosa volevano fare le forze politiche a proposito di sanità. Essa riguarda oltre l’80% del bilancio regionale. La sanità, la salute dei cittadini, non furono, invece, minimamente una questione centrale del confronto preelettorale. Dopo le elezioni, nella nuova Giunta regionale è stato nominato un nuovo Assessore alla Sanità. L’ attesa di una qualche innovazione su questo fronte è rimasta inevasa. Nulla. Abbiamo continuato ad insistere sul tema da noi posto. Perché richiede decisioni non procrastinabili. Adesso il dibattito pare muoversi. Troppo limitato, ancora. Noi continuiamo ad incalzarlo. Ci sono stati i buchi spaventosi di bilancio dell’Ausl di Forlì e di quella di Cesena. Sulle responsabilità si è venuto a capo di nulla o poco. È cambiato il Direttore generale dell’Ausl di Forlì. Si è cambiato il coordinatore di AVR. Era il DG di Ravenna, è diventato quello di Cesena. Si è cominciato a parlare di integrazione fra le Ausl di Forlì e Cesena; di un’unica Ausl provinciale. Insomma di fronte a tutto questo (e purtroppo non solo) la constatazione, obbligata e disarmante, è solo una: non c’è governo della nostra sanità regionale; non c’è governo di Area vasta. La Regione non ha una politica.

Insieme al sindacato UIL abbiamo sollecitato le Istituzioni locali, le forze economiche e sociali affinchè assumano precisa coscienza: la sanità deve essere al centro dell’interesse e dell’azione della Regione. Dobbiamo tutti chiedere con forza alla Regione di affrontare la questione del nuovo assetto di governance di Area Vasta Romagna. Oggi è in declino e più debole la sua stessa funzione di coordinamento. La Regione deve indicare una scadenza entro la quale dare soluzione al problema. È irresponsabile non far nulla. Per la Regione e per il PD la sanità è solo un grande potere da gestire e controllare? Siamo in una condizione tremendamente difficile, economica e sociale. In piena crisi finanziaria. Cosa si attende per fare di necessità virtù? Si deve fare i conti con risorse finanziarie scarse.

Il governo “tecnico” di Monti dovrà intervenire anche sulla sanità “a contenere”. È ora di mettere in campo riforme vere; una politica capace di ristrutturare e riorganizzare. L’Emilia-Romagna ha una maggioranza ed un governo politici stabili. Cosa le manca per agire come necessita? Alla giunta regionale manca la capacità? Manca la volontà? È carente di entrambe? Mostri almeno un impulso di volontà. Ponga il problema come le abbiamo suggerito di fare. Apra un confronto dal quale può trarre idee che possono aiutarla a sopperire alla scarsa cultura di governo e alla scarsa capacità di cui sta dando, purtroppo, prova. Smetta quella mediocre autoreferenzialità che è la cifra del suo non governo attuale. Si deve mettere mano all’esistente per qualificare la spesa. Per eliminarne gli sprechi (molti). Non basta appagarsi del buon livello, nel suo complesso, della nostra sanità regionale. Perchè insieme ad eccellenze non mancano neppure qui da noi diverse criticità e un deficit di organizzazione e di governance che sono del tutto evidenti. E le soluzioni non sono certi pannicelli, nemmeno caldi ma addirittura freddi, come i propositi di unificazione fra le Ausl di Cesena e Forlì. Nella seconda metà degli anni ottanta, in pieno dibattito sul riordino ospedaliero, aveva senso e sarebbe stata grande innovazione foriera di apprezzabili qualificazioni e risultati. Non mancò la proposta, come, però, non mancarono le resistenze e il ritardo culturale dei più che la vanificarono. Oggi la situazione è profondamente cambiata. Nella sanità, nella finanza. Nelle esigenze organizzative. Nelle condizioni complesse, strumentali, professionali, di rapporto con i cittadini e con il territorio. Ciò che poteva essere innovazione allora è posizione di retroguardia oggi.

Oggi i ragionamenti vanno fatti su Vasta area, su un bacino dimensionale ricettivo di autentica possibilità per sviluppare specializzazioni ed eccellenze di cui non mancano potenzialità. Certo occorre integrare ed anche concentrare e ciò va fatto nel quadro e nel contesto ottimale di area vasta. E la Romagna è questo contesto. Anche per migliorare gli altri servizi spalmati sul territorio e rafforzare il servizio e le strutture di emergenza-urgenza.

Si deve uscire dalla logica del moltiplicare per quattro, quante sono le Ausl attuali, e non ha senso passare alla moltiplicazione per tre. Una unica Ausl di Area Vasta, una unica amministrazione. Una forte riduzione di costi che sono anche sprechi immotivati. Anche nell’accezione dei cosidetti costi della politica. Necessita subito la riforma sul piano istituzionale per determinare un solo governo di area vasta, al quale annettere una chiara strategia, anche nei tempi e nei processi, per addivenire a progressivi, coerenti, risultati di riorganizzazione e ristrutturazione funzionali. Sappiamo bene che non con la scure si governano i processi di ammodernamento di strutture così complesse come quelle inerenti il sistema sanitario. Nella pochezza disarmante dell’attuale politica sul piano nazionale si è arrivati ad incaricare dei “tecnici” per far cose diversamente impossibili. E quel “governo tecnico”, ahi noi!, sta facendo non molto di più di cosette seppur dall’effetto drammatico. Nella Regione Emilia-Romagna, senza neppure lo straccio di una delle difficoltà politiche che caratterizzano il quadro nazionale, nella Giunta, l’assessore alla sanità, fin dalle ultime elezioni, è un tecnico. Non un “tecnico esterno” chiamato a sopperire a supposte impossibilità della politica. Proviene, invece, proprio dall’interno della struttura sanitaria regionale, dal più emblematico sindacalismo interno alla struttura. Un dipendente del sistema in aspettativa, immagino, per ragioni politiche. E deve governare il sistema di cui è parte nel quale ha rappresentato, immagino proficuamente sotto diversi punti di vista, i settorialismi di buona parte della classe medica, avendo il problema di stringere intorno alla sua azione sindacale il massimo del consenso possibile e il minor numero di scontenti fra i propri colleghi. Sarebbe come mettere ministro del lavoro la Camusso e chiederle una riforma profonda del mercato del lavoro, incluso il problema dell’articolo 18. Paradosso. D’acchito mi vien da pensare, quindi, che se si voleva una stringente gestione interna del sistema, del suo variegato organico di dipendenti ed in particolare del settore medico; una gestione molto attenta al controllo del consenso, delle carriere, delle assunzioni e quant’altro su sto piano; mi vien da pensare – dicevo – che scelta più oculata, attenta e funzionale non poteva farsi.

Ma la nostra sanità ha bisogno di controllo politico o di governo vero che ne migliori qualità, efficienza e spesa? Non mi esprimo nel merito della persona che è oggi l’Assessore alla sanità, che sicuramente è uomo di vaglia e di capacità intrinseche. Valuto la scelta politica, che mi porta inevitabilmente alle considerazioni fatte sopra. Sicuramente si dirà che sono in errore. Lo spero e me lo auguro. Ma dobbiamo poterlo verificare. E il banco di prova è il terreno di riorganizzazione che abbiamo indicato. Per il momento in questa direzione anche l’orizzonte è sgombro. Non ci sono segnali.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 8:41 am
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