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Istituti di credito locali. C’è anche sofferenza

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Paolo Morelli*

Non tira un’aria buona in Romagna per le banche. Oddio, non è che nel resto d’Italia, in Europa e negli Stati Uniti le cose vadano meglio, ma a noi interessa maggiormente la Romagna perché è casa nostra. Un amico ci ha detto che il problema non sono le banche romagnole, ma la vicinanza con la Repubblica di San Marino, un paese piccolissimo (come dimensioni) che ha sempre difeso con caparbietà la riservatezza dei clienti delle sue banche, facendo dell’attività finanziaria il perno centrale della sua economia. Per molte banche romagnole (e non solo) è stata una tentazione troppo forte avere a por-tata di mano un posto dove erano consentite molte cose che in Italia non si potevano fare. Così, quando lo Stato italiano ha deciso di stringere d’assedio (finan-ziariamente, ma non solo) la pic-cola repubblica, logica conseguen-za è stata mettere sotto osservazione particolare l’area attorno a San Marino. Nella rete a maglie fitte stesa dalla Banca d’Italia so-no rimasti impi-gliati pesci pic-coli e grossi: dalla Banca di Credito e Risparmio di Romagna di Forlì (passata sotto il controllo dalla Cassa di Risparmio di Ferrara, successivamente entrata a sua volta in una fase di difficoltà) alla Banca di Rimini Credito Cooperativo (uscita dal commissariamento nell’ottobre 2010, Dal Credito di Romagna (nato a Forlì nel 2004 e commissariato dalla Banca d’Italia nel luglio 2010) alla Cassa di Risparmio di Rimini, dove i commissari hanno sostituito gli organi con funzioni di amministrazione e di controllo il 29 settembre 2010. Nel panorama a tinte fosche bisogna includere anche la Banca Romagna Cooperativa, colpita dagli strali della Banca d’Italia con pesanti sanzioni pecuniarie a buona parte del consiglio d’amministrazione e della direzione. Il diavolo, comunque, è meno brutto di quello che sembra: le condizioni di qualcuno di questi istituti di credito erano e sono buone, mentre per gli altri gli stringenti controlli della Banca d’Italia hanno permesso di bloccare situazioni che avrebbero potuto degenerare. Questi movimenti hanno fatto nascere voci di concentrazioni, intrecci, scambi azionari, ma la tendenza pare quella di risolvere in autonomia i problemi di ricapitalizzazione: a Rimini su base locale, con una cordata di imprenditori, a Ferrara con l’intervento della Fondazione locale e di quelle di Bologna e Imola, alla Brc con l’intervento del fondo di garanzia delle banche di credito cooperativo, mentre il Credito di Romagna non avrebbe problemi di ricapitalizzazione. Però il panorama, visto nel complesso, non è poi tanto deprimente: la Cassa dei Risparmi di Forlì è stretta-mente controllata dal gruppo Intesa Sanpaolo, la Cassa di Risparmio di Ravenna, sotto la guida salda di Antonio Patuelli, assurto alla vice-presidenza dell’A-bi, l’Associazione Bancaria Italiana, ha creato un solido gruppo con pro-paggini in Lom-bardia e Toscana, mentre la Cassa di Risparmio di Ce-sena, che si è allun-gata fuori dalla Romagna con nu-merose filiali, tra pochi mesi uscirà dall”era Trevisani’ che lascerà la pre-sidenza della Fondazione. Ma i prossimi anni saranno in salita per le banche romagnole, anche per quelle di credito cooperativo che hanno dimensioni inferiori: tutte hanno nella pancia qualche motivo di sofferenza, soprattutto a causa della crisi dell’edilizia che frena il ‘giro’ della liquidità. A farne le spese saranno anche molti imprenditori, abituati a utilizzare quasi esclusivamente il credito per investimenti e gestione delle aziende. Chi ha fieno in cascina da mettere in gioco riuscirà a tenere il passo, gli altri rischieranno di restare indietro e farsi macinare.
*Giornalista del Resto del Carlino

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:27 pm
  •   In The Categories Of : Politica Locale

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