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Infrastrutture “leggere” per la modernità

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Stefano Mancini*

E’ peculiarità dei paesi emergenti quella di doversi focalizzare sulla realizzazione di infrastrutture pesanti (le grandi reti di comunicazione, strade, porti ecc; obiettivo: favorirne lo sviluppo economico).

I paesi e le economie avanzate, come la nostra, invece dovranno concentrare i loro sforzi e le loro risorse sulla realizzazione e lo sviluppo di infrastrutture leggere (sostanzialmente i servizi, le reti e la diffusione della conoscenza e della tecnica; obiettivo: migliorarne la qualità della vita). Dobbiamo quindi aspettarci più servizi, idee nuove ed aggiornamento di quelle più antiche ma ancora solide. Ci verrà sempre più richiesto di governare i processi, la produzione e la distribuzione della ricchezza puntando l’attenzione sugli elementi intangibili o meno tangibili della catena del valore. L’erogazione dei servizi sanitari alla persona entra a pieno titolo nella cornice appena esposta, oltre a rappresentare un dovere in grado di misurare la civiltà di un popolo. E sarà anche uno dei pilastri dello sviluppo economico, civile e sociale del paese negli anni a venire.

L’ottimizzazione delle risorse in epoca di austerità e di contrazione delle disponibilità costituisce un imperativo etico oltre che economico.

Il difficile ma indispensabile equilibrio tra un incremento della domanda di salute e di servizi alla persona e la sostenibilità economica del sistema di welfare, così come lo conosciamo, richiede una competente governance multilivello, molto efficace, molto laica e molto svincolata dalle logiche di appartenenza politica cui spesso invece devono la loro progressione in carriera i principali attori, a vario titolo coinvolti nei processi decisionali.

Si fa spesso riferimento alla necessità di migliorare la qualità dei servizi e di contenerne i costi attraverso un aumento della efficacia e della appropriatezza delle prescrizioni e degli atti medici. Si tratta certamente di intento encomiabile, di analisi giusta ma forse un poco strabica quella che identifica nel comportamento del medico e nel rapporto medico-paziente una delle fonti principali di possibile contenimento della spesa. Non pare tenere nella dovuta considerazione il fatto che i medici devono fronteggiare ed assecondare le sempre maggiori richieste dei cittadini in termini di servizi, per esempio accertamenti diagnostici sofisticati e costosi, terapie innovative ed altro ancora. Ed all’uopo non vengono dotati degli strumenti per realizzare con successo questa epocale impresa che è di natura culturale, pedagogica ed economica, finalizzata al contenimento delle spesa sanitaria.

Mi riferisco a dotazioni tecnico-organizzative; come per esempio la realizzazione dell’integrazione fra ospedale e territorio con la costituzione di strutture sanitarie intermedie adeguatamente attrezzate e lasciate libere di lavorare, contigue sia ai medici che agli utenti. Ma soprattutto faccio riferimento a strumentazioni e dotazioni di natura normativa, legislativa che consentano un contenimento dei costi derivanti dal sempre più diffuso e necessario ricorso alla “medicina difensiva” dato il vertiginoso, ingiustificato e defatigante aumento del contenzioso medico-legale fra pazienti e professioni mediche. In questo senso è auspicabile anche come fonte di sicuro risparmio, una norma che preveda la depenalizzazione dell’atto medico, facendo in modo che l’eventuale errore del medico non venga considerato fatto di rilevanza penale prima ancora che ne sia stata accertata l’eventuale colpa o addirittura il dolo.

La buona politica e la buona amministrazione devono farsi interamente carico di questo snodo cruciale per il corretto funzionamento, a costi sostenibili, del nostro servizio sanitario.

Non dobbiamo dimenticare inoltre che il PIL globale nazionale (e quindi le risorse disponibili per il mantenimento e lo sviluppo dello stato sociale variamente articolato) è il risultato della sommatoria dei tanti PIL locali, aziendali e che i fattori che frenano la crescita del nostro paese e delle nostre aziende sono essenzialmente tre: troppe tasse e adempimenti trasferiti d’imperio sui produttori, pochi investimenti in capitale umano, una giustizia civile al collasso che si cerca di bypassare facendo ricorso a quella penale. E tutti questi fattori, singolarmente e insieme, gravano come macigni sulle imprese sanitarie private che, all’interno del SSN, si occupano dell’erogazione di servizi alle persone. Ora più che mai si sente l’esigenza di un approccio laico, deideologizzato per la costruzione di un welfare parzialmente da reinventare pena il default del sistema nel suo complesso, con la conseguenza di avvicinarlo sempre più a quello delle economie emergenti, vale a dire bassi salari e servizi scadenti per i più, servizi invece eccellenti per i pochi in grado di poterseli acquistare.

Il sistema sanitario pubblico e quello privato hanno l’obbligo di continuare nello sforzo di integrazione condividendo il fine senza sovrapporsi creando inutili e costosi doppioni.

Alcuni servizi li può e li deve erogare il privato accreditato, altri li può e li deve erogare solo il servizio pubblico.

Anche il ruolo degli ospedali probabilmente va rivisitato avendo chiaro in mente di farne centri di vera e propria eccellenza con dotazioni strumentali aggiornate e all’avanguardia così da poter affrontare con successo le situazioni cliniche più gravi e complesse. Per far ciò potrebbe essere utile affrancare i medici ospedalieri e la struttura stessa dagli impegni derivanti dalla gestione della attività di base (clinica, radiologica, ecografica, chirurgica ambulatoriale ed altro ancora) affidando, in maniera coordinata, quest’ultima all’esterno, senza il timore di violare una malinterpretata pax sindacale. La visione di insieme derivante dall’adozione dell’Area Vasta Romagnola se correttamente interpretata, consentirà risparmi significativi e servizi migliori se si avrà il coraggio di scelte un poco impopolari ma da statisti illuminati, alieni al piccolo cabotaggio e facendo di necessità (contrazione delle risorse), virtù. Doppioni di reparti ospedalieri che, a distanza di 20 km erogano servizi di chirurgia per lo più ambulatoriale o di diagnostica non complessa, non hanno ragione di esistere, non ce li possiamo più permettere e quindi andrebbero ripensati.

E’ auspicabile che emergenza e routine siano prontamente disponibili e nelle vicinanze, mentre per le situazioni più gravi è accettabile e moralmente sostenibile doversi talora un poco spostare a fronte di migliori servizi e migliori garanzie.

Sono egualmente da contrastare sia la autoreferenzialità di chi gestisce per delega la quota pubblica del SSN col denaro della fiscalità collettiva sia la sudditanza e/o la scaltrezza di chi gestisce per scelta imprenditoriale la quota privata dello stesso SSN. Atteggiamenti mentali di siffatta portata hanno condotto nel tempo al fenomeno della “erosione psicologica delle alleanze” con l’insorgenza di reciproca diffidenza.

L’armamentario culturale di riferimento cui attingere non può fare a meno dell’empirismo contro ideologismi di varia natura, di una buona dose di etica e di capacità di comune sentire; nonché da logiche di mercato temperate dalla consapevolezza di costi standardizzati, o per meglio dire, di costi ragionevoli, sopra i quali sarebbe antieconomico andare, ma sotto i quali potrebbe essere delittuoso scendere. E per tutti gli attori a vario titolo coinvolti deve valere la consapevolezza di trattare una materia altamente sensibile, delicata, complessa, cioè la salute, bene prezioso e risorsa primaria dell’uomo.
*Medico oculista – Presidente Poliambulatorio Columbus

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:36 am
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