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Incontro con Bruno Piraccini

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Paolo Morelli

La crisi che da sei anni attanaglia la nostra economia dà un maggiore rilievo al ruolo delle fondazioni di origine bancaria che hanno tra i principali settori di intervento il sostegno all’economia attraverso la promozione e l’incentivazione di iniziative volte a favorire la ricerca, lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali e la creazione di infrastrutture. La crisi, però, ha colpito anche le fondazioni poiché ha generalmente ridotto la redditività degli investimenti effettuati. “È vero – ammette Bruno Piraccini, da quasi tre anni presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena – il 2013 è stato l’anno peggiore della crisi, penso che abbiamo toccato il fondo e che già quest’anno vedremo qualche segno di crescita. Ma non saranno segnali generalizzati, li vedremo solo nei settori e nelle aziende che in questi anni non sono stati fermi, ma sono andati incontro alle aspettative del mercato e dei consumatori”. Ma l’Italia ce la può fare? “Abbiamo le carte in regola per avere uno sviluppo intenso, ma c’è un grande ostacol la burocrazia. Tutti la condannano, ma nessuno interviene per semplificare l’inestricabile jungla che soffoca le imprese e i cittadini. Ci sono provvedimenti che darebbero respiro all’economia valorizzando le responsabilità di imprenditori e tecnici, spostando a posteriori controlli e verifiche, ma non se ne fa niente. Bisogna velocizzare le idee, riformare questo Stato che ci soffoca attraverso la burocrazia, che è anche occasione di corruzione e malversazione”. In Romagna si parla sempre più di Area vasta, ma l’esempio più macroscopico, l’Ausl unica della Romagna, fatica a decollare anche per lo scetticismo di chi opera all’interno e teme di perdere posizioni con gli accorpamenti e le razionalizzazioni. Nel territorio romagnolo le fondazioni di origine bancaria sono sei: Ravenna, Rimini Cesena, Forlì, Faenza e Lugo; come sono i rapporti? “L’esigenza di incrementare i livelli delle collaborazioni è avvertita e su questo tema ci sono stati incontri e altri ce ne saranno. Un coordinamento complessivo è ancora lontano, ma su progetti specifici si può lavorare insieme. L’Irst, l’Istituto per la ricerca e la cura dei tumori di Meldola, è nato grazie alla spinta e all’intervento finanziario delle Fondazioni di Cesena, Forlì e Ravenna che continuano a sostenerlo anche se ora finalmente Stato e Regione si sono impegnati in modo adeguato. Uno dei fronti sui quali occorre lavorare insieme è il sostegno agli insediamenti universitari per evitare iniziative ripetitive e di concorrenza campanilistica: bisogna rafforzare il ruolo della Romagna oltre ogni singola città o provincia anche per avere un peso maggiore nei confronti di Bologna che ancora considera la Romagna la sua periferia”. C’è chi considera le fondazioni bancarie un freno al ruolo delle banche partecipate in maniera forte, si parla addirittura di obbligo di dismissioni… “Le fondazioni hanno avuto un ruolo positivo nell’evitare crisi bancarie, il loro intervento negli aumenti di capitale ha evitato l’intervento diretto dello Stato. Ciò è accaduto sia per le grandi banche come Unicredit e Intesa Sanpaolo che per le banche di piccole e medie dimensioni come a Cesena, Ravenna e Rimini. Dove non c’è stato un ruolo di presidio delle fondazioni, ci sono stati i casi Montepaschi e Carige. Ma quando c’è una posizione rilevante nel capitale di un istituto bancario va esercitata in modo responsabile, altrimenti è meglio diversificare totalmente. Io sono convinto, però, dell’importanza di mantenere nelle fondazioni la gestione della leva del credito non solo per la competenza, ma anche per la sensibilità nei confronti del territorio”. Perché? “Negli ultimi sei anni il peso delle banche di medie e piccole dimensioni è aumentato del 5% nell’erogazione del credito rispetto a quelle di rilevanza nazionale. E bisogna aggiungere il ruolo di sostegno al territorio avuto direttamente dalle fondazioni. Quella di Cesena, per esempio, collabora attivamente con l’università e spinge per intensificare il rapporto di interscambio col mondo produttivo sia attraverso la ricerca che nello sviluppo dell’incubatore Cesenalab. Inoltre siamo in dirittura d’arrivo per la creazione di una società che metta a disposizione capitale di rischio a nuove iniziative imprenditoriali”. Quindi cosa vede per il futuro? “Vedo una necessità di collaborazione tra le fondazioni che a livello nazionale passa anche da iniziative come il fondo per il Sud Italia e quello per le calamità naturali, e che a livello locale passa dalla necessità di aggregazioni fra gli istituti bancari per avere gli strumenti per meglio operare sul mercato, ridurre i costi per far fronte alle marginalità ridotte e ottemperare ai controlli stringenti ai quali nei prossimi anni saranno sottoposti ancor più di oggi. Questo, però, dovrà avvenire senza snaturare il ruolo delle singole banche che dovranno avere maggiori dimensioni, ma senza perdere le caratteristiche di banche di piccole o medie dimensioni”. Il confronto deve continuare. Il quotidiano La Voce di Romagna ha colto l’esigenza di approfondire il tema della collaborazione tra le fondazioni di origine bancaria romagnole; tra la fine di novembre e metà dicembre 2013 la giornalista Michela Conficconi ha intervistato Bruno Piraccini (Cesena), Roberto Pinza (Forlì), Maurizio Roi (Lugo), Alberto Morini (Faenza), Lanfranco Gualtieri (Ravenna) e Massimo Pasquinelli (Rimini). L’esigenza di una maggiore collaborazione è stata evidenziata in modo pressoché unanime, ma c’è chi ha messo l’accento sulla necessità di privilegiare il proprio territorio senza allargare gli orizzonti. In ogni modo, il dibattito è aperto ed è bene che il confronto prosegua su diversi livelli.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:57 am
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