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Il voto a Cesena. Il PD di Renzi e quello di Lucchi

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Giampiero Teodorani

Sicuramente il risultato delle elezioni a Cesena questa volta è chiarissimo e i dati, che vanno discussi e ovviamente interpretati, sono univoci.
Alle Europee, il Pd di Matteo Renzi ottiene il 56,54 % dei voti validi, nello stesso istante, il PD di Paolo Lucchi si ferma al 48,32 %. Insieme alle quattro liste di appoggio la sinistra arriva al 55,29 % dei voti e Paolo Lucchi al 54,79 %. Con i soli voti del suo partito, il Sindaco non sarebbe stato rieletto e si sarebbe andati al ballottaggio. Su questa differenza pari a 8,22 % e sul numero dei votanti, che passa dal 84,21 % del 2013 al 72,24 % del 2014, con una diminuzione del 11,97 % in un anno, si devono fare alcune considerazioni: pacate e al di fuori dei mal di pancia e dei trionfalismi che sempre accompagnano i risultati elettorali.
Su Cesena, ad esempio, la defezione ai seggi, di ulteriori 7051 elettori in un anno (quasi tre potenziali presenze in Consiglio Comunale) dovrebbe fare riflettere tutti, vincitori e sconfitti.
In quanto al risultato ottenuto dal PD di Renzi, esso è stato unanimemente giudicato oltre le previsioni, e come tale considerato storico da tutti i commentatori. E riteniamo giusto sottolineare in particolare che esso è scaturito dalla voglia del Paese di uscire dalla palude in cui è stato costretto dalla politica; voglia di sperare, di ripartire, di recuperare perfino l’iniziale idea di Europa. Realizzerà Renzi quel che ha promesso? Penso di no. Basterebbe anche solo il cinquanta per cento di quanto annunciato, e nelle condizioni in cui ci troviamo sarebbe da considerare un successo!
Abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo e più del quaranta per cento degli italiani ha risposto all’appello. Ora occorre intelligenza, aprirsi anche alle idee degli altri, con spirito laico e democratico. Grandi numeri, in passato, li hanno avuti anche De Gasperi, Fanfani, Moro e loro hanno cercato un allargamento della base di consenso. Berlinguer, all’apice del successo per il PCI, cercò la politica delle larghe intese.
Renzi, sembra a volte, ispirarsi più a Putin che a queste figure della politica italiana. E anche Lucchi non è da meno e non disdegna l’esercizio muscolare nei confronti di alleati, che potrebbero anche diventare ex alleati. Mi sembra che nelle condizioni attuali non possano nascere future collaborazioni con liste di ispirazione civica o ambientalista. Dopo l’asso prende tutto sarà difficile che si verifichi una situazione politica a Cesena che vada oltre il monocolore PD.
L’effetto Renzi c’è stato e ha fatto da scudo e rammendo a numerose falle del partito, sia al nord che al sud . Già ai ballottaggi di Perugia e Livorno il popolo del PD si è già sentito più in libera uscita e il segretario-leader ha richiamato tutti al fatto che non esistono rendite di posizione.
Oggi tutti sono renziani ed è ovvio che quelli della prima ora, che finirono in minoranza perché condividevano il pensiero del Sindaco di Firenze, si sentano oggi sovrastati dai neofiti last minute. Tornando alla nostra città, bisogna dire che il PD di Lucchi ha avuto una ulteriore grande Fortuna (nel senso che Macchiavelli attribuiva a questa parola), data dal fatto che dall’ altra parte non c’era nulla, e quel poco non era evidentemente credibile, perché frutto di grande improvvisazione e di marcata approssimazione. In questo caso gli elettori hanno premiato il collaudato e consolidato governo locale e hanno evidentemente scelto la continuità, sebbene si siano manifestate tante e diverse perplessità (ad esempio sui temi del territorio, delle infrastrutture e della cultura) in diverse liste, che però non hanno conquistato alcun consigliere comunale.
Sul fronte dei moderati ( che sono stati tutto fuorché moderati) si sono impiegati sei mesi per trovare un candidato sindaco, che non avesse il veto degli altri, ai più sconosciuto.
Si sa che alle elezioni amministrative si raccoglie il frutto di cinque anni di lavoro, che in questo caso non c’è stato neppure da parte del partito di Grillo, ampiamente al di sotto delle percentuali nazionali.
Anche il tentativo di Di Placido, forse tardivo nei tempi, di sostenere un effetto rinnovamento di stampo renziano, si è infranto contro le pregiudiziali che il partito da cui proviene ha posto sul tavolo. Io ritengo che da oggi sarà più difficile per tutti ricreare spazi politici per discutere i problemi della Città, che sono tanti e che, francamente, in questa campagna elettorale non sono stati individuati bene, come pure le priorità e le urgenze più marcate da affrontare.
C’è posto per tutti e visto che il “Manovratore”rimarrà per altri cinque anni dovremo aiutarlo per il bene della Città.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:04 am
  •   In The Categories Of : Politica Locale

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