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Il risiko bancario accelera sempre più

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Paolo Morelli

C’eranouna volta le banche sempre uguali a se stesse, con le insegne che diventavanofamigliari, le sedi che facevano parte del panorama e servivano per dareinformazioni stradali, e il personale che conosceva a fondo consistenza,problemi e prospettive dei clienti, fossero singoli, famiglie o imprese. Daparecchi anni nel settore bancario è in corso un’evoluzione che ne ha giàcambiato i connotati e nel prossimo futuro lo trasfigurerà.

Cosaci sarà alla fine di questo processo nessuno lo può dire di preciso, ancheperché probabilmente l’evoluzione non si fermerà mai, alimentata da se stessa edalla necessità di tenere il passo con una globabilizzazione che in campofinanziario è particolarmente veloce.

LaRomagna non fa eccezione, ovviamente. Rispetto ad alcuni anni fa il panoramadelle insegne bancarie lungo le nostre strade è cambiato, e ancora più cambierànel giro di pochi anni: alla fase di forte espansione degli anni Novanta e deiprimi anni Duemila, quando le filiali delle banche spuntavano come funghi dopola pioggia lungo le strade più trafficate, la crisi finanziaria ed economicascoppiata nel 2007 ha contrapposto un clima di austerità che ha costrettoconsigli d’amministrazione e direttori generali a tornare sui propri passiappesantendo i bilanci con i costi della chiusura degli sportelli dopo averligravati di quelli delle aperture.

LeBanche Popolari sono diventate un monocolore: la Popolare dell’Emilia Romagna,nata al momento dell’incorporazione della Popolare di Cesena, conquistata conun’offerta alla quale non si poteva dire no, ha assorbito anche la Popolare diRavenna e ora si prepara alla trasformazione in società per azioni (in realtàla società è già quotata) con la nuova insegna BPER Banca.

LeCasse di Risparmio si sono mosse in ordine sparso: la Fondazione checontrollava quella di Forlì, che si differenzia anche nel nome chiamandosi ‘deiRisparmi’, ha colto al momento opportuno l’offerta di Intesa Sanpaolo e haceduto la maggioranza delle azioni incamerando una notevole quantità di euroche hanno consentito interventi di grande respiro a beneficio della città e delterritorio. Le recenti proteste dei piccoli azionisti, penalizzati da unmercato asfittico, confermano che ogni medaglia ha il suo rovescio.
Delle altre Casse romagnole, quella di Ravenna è la più in salute grazie aun’accorta politica di alleanze e acquisizioni guidata da Antonio Patuelli,costantemente in cabina di regia a Ravenna e ora anche al verticedell’Associazione Bancaria Italiana.

ACesena e Rimini le Fondazioni hanno il problema di cedere quote cospicue delleazioni delle banche cittadine per fare in modo di non avere più del 33 percento del loro patrimonio investito nello stesso asset. Il protocollo siglatopochissimi mesi fa dall’Acri, l’Associazione nazionale delle Casse di Risparmioe delle Fondazioni, dà cinque anni di tempo, e non è detto che se qualcunoarriverà col fiatone in vista del traguardo non ottenga un altro po’ di tempo.

Qualchesettimana fa con un’intervista al Resto del Carlino, dopo la sua conferma allapresidenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, Bruno Piraccini hadelineato la strategia per i prossimi anni che vede la Fondazione affiancatadalla banca d’affari Rothschild nel ruolo di advisor per il reperimento e laselezione di partner finanziari disposti a investire cospicue risorse nellosviluppo di una banca che negli ultimi anni ha scontato, con fortiaccantonamenti straordinari, le difficoltà delle imprese che operano nelsettore edilizio di restituire i finanziamenti ricevuti, ma che avrebbe ormaisuperato la fase più difficoltosa. Le banche di rilievo nazionale che hannomostrato interesse a mettere un piede in Romagna sono diverse, e tra queste c’èanche il Credit Agricole, già presente nella nostra regione con la Cassa di Risparmiodi Parma, ma si cerca anche un partner interessato alla rete delle filialiCarisp per distribuire prodotti finanziari o assicurativi.

ARimini la Cassa di Risparmio, ritornata a una gestione ordinaria dopo ilcommissariamento della Banca d’Italia conseguente ai problematici rapporti conSan Marino, sta riprendendo quota, ma deve risolvere diversi problemi, tra iquali la negoziazione dei titoli, tuttora bloccata. Su questo fronte a Cesenac’è movimento, ma le offerte di vendita superano le richieste di acquisto; laquotazione del titolo, che cinque anni fa aveva superato i 19 euro, nelleultime settimane è stabile a 17,30 euro.

Dicerto c’è che l’antico progetto di creare una grande Cassa di Risparmio diRomagna, anticipatore di una tendenza che ora si va affermando in vari settori,non si concretizzerà: le Fondazioni di origine bancaria non hanno inteseparticolarmente brillanti: le piattaforme sulle quali si muovono sono l’Irst,l’Istituto romagnolo per la ricerca e la cura dei tumori, e l’Università, maanche qui ognuna tende a fare per conto proprio.

Piùeffervescente è il panorama del Credito Cooperativo, che vede in Romagna unaforte concentrazione degli istituti bancari nati spesso “all’ombra delcampanile”. Ci sono diversi progetti di aggregazione che stanno andando avanti,ma il nodo da sciogliere è Banca Romagna Cooperativa: dopo che i due consiglidi amministrazione che hanno retto la banca dal 2008, quando nacque dallafusione tra Romagna Centro e Macerone, sono stati pesantemente sanzionati dallaBanca d’Italia insieme ai sindaci revisori e ai dirigenti (ma tutti hanno fattoricorso) e sono stati chiamati in causa da un’azione di responsabilità promossadai commissari straordinari Claudio Giombini e Franco Zambon per 64 milioni dieuro complessivi, c’è stato il salvataggio che il movimento del CreditoCooperativo realizza attraverso Banca Sviluppo, controllata dall’Iccrea,l’istituto centrale delle Bcc. La strada è tutta in salita, con i socidestinati a vedere svanire il capitale sociale e i dipendenti che devonoingoiare bocconi assai amari, mentre i depositi sono stati messi al sicuroanche per somme superiori al limite istituzionale di centomila euro;probabilmente quella di Banca Sviluppo sarà una soluzione temporanea in attesache nelle province di Forlì-Cesena e Rimini si facciano forti aggregazioni comegià accaduto per il Credito Cooperativo Ravennate e Imolese. Nel Cesenate è giàin fase avanzata il progetto di fusione tra Banca di Cesena e Bcc Gatteo e ilpasso successivo potrebbe essere l’aggregazione con la Banca di Forlì, mentrele Bcc di Sala e Sarsina vorrebbero mantenere la loro autonomia. Nel Rimineseerano state avviate due aggregazioni tra Bcc: Romagna Est con la Marecchiese, eBanca di Rimini con la Valmarecchia, ma la prima sembra destinata al naufragio.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:15 am
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