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Il patto per il territorio

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Giuliano Zignani

Inizierò questo mio breve intervento con una massima di un noto economista: “La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile”. Infatti anno dopo anno dal 2008 ad oggi sentiamo parlare di ripresa imminente, ripresina, uscita dal tunnel e via dicendo. L’unica previsione che ritengo veritiera è quella razionale del Sindacato che sostiene che le retribuzioni e le pensioni dei lavoratori e ancor più l’occupazione risultano, non tanto ferme al palo, ma piuttosto prossime ad un “de profundis”. E proprio quello che una volta Ungaretti disse per i soldati oggi qui lo riaffermo per l’occupazione “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Niente di più vero se si prendono in considerazione i numeri “da statistica” della nostra economia o della borsa. Infatti se da un lato vediamo, in un dato periodo, la borsa crescere e chiudere con trend positivi, dall’altro vediamo che occupazione, redditi e pensioni, rimangono al mimino storico. Se al contrario, sempre in un dato giorno, la borsa risente di una affermazione di questo o quel politico andando a picco e facendo impennare lo “spread” ecco che occupazione, pensioni e retribuzioni comunque non decollano, ma, il politico di turno, ci erudisce sui sacrifici che dovremo intraprendere per far si che la borsa torni a crescere. E così proprio come i soldati, sia che si perda una battaglia sia che la si vinca, occupazione e retribuzioni vengono immolate nell’altare del sacrificio per il “Bene della Patria”. E così, mese dopo mese, economisti, burocrati, politici e chi più ne ha più ne metta hanno legittimato, con questo semplice e kafkiano meccanismo, i nostri sacrifici e l’impossibilità di far crescere, oltre che tasse e balzelli a carico dei cittadini, anche le loro retribuzioni e le loro pensioni, su cui peraltro si basa tutta l’economia del nostro Paese e la tenuta del nostro sistema produttivo. Basti pensare che anche se i dati Istat sul fatturato industriale mostrano qualche timido segnale di ripresa, sul fronte dell’occupazione non si intravedono passi avanti. Anzi. La disoccupazione in Italia ha raggiunto nel 2013 il 12,2% e continuerà ad aumentare al 12,7% nel 2015 e nel 2016. Inoltre che rispetto al 2007, quando il tasso era al 6,1%, nel nostro Paese la percentuale dei senza lavoro è raddoppiata nel 2013. E’ indubbio poi che la grande emergenza del mercato del lavoro riguarda le persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni che hanno subito più degli altri, Esodati esclusi, l’effetto della crisi. Oltre a ciò assistiamo anche alla deriva del dumping contrattuale perpetrato da aziende che in vari contesti abbandonano contratti nazionali sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative per approdare alla sottoscrizione di Contratti Nazionali di comodo con Sindacati, altrettanto di comodo, che rappresentano, forse, solo la firma che appongono sugli accordi. Oppure, assistiamo a grandi aziende che abbandonano le loro Associazioni di Categoria al solo fine di rinegoziarsi un contratto su misura per peggiorare le condizioni lavorative dei lavoratori. Ne è un esempio l’uscita di Federdistribuzione dalla Confcommercio, che con questa manovra spera, forse, di ridefinire il proprio contratto di riferimento. In questo contesto nazionale, sia esso economico o imprenditoriale, è indubbio che la politica a livello decentrato o locale ha ben poche responsabilità, soprattutto se si pensa come i Comuni e le Regioni siano soggetti a vincoli imposti dal Governo centrale a sua volta “commissariato” da una Europa figlia di logiche strettamente “bilancistiche” e ben poco politiche e di prospettiva. Tuttavia e paradossalmente proprio per questi motivi e proprio per il fatto che le disponibilità di bilancio degli Amministratori locali sono piuttosto strette, diviene fondamentale agire su investimenti partecipazione e innovazione. Su questa scia mi sono mosso quando, qualche tempo fa, ho lanciato la proposta di un “Progetto per il Territorio Romagnolo” o di un “Patto per la Crescita” più volte rilanciato sui quotidiani cesenati. Un tema questo che mi sta molto a cuore, e nel quale credo che Cesena e la sua Amministrazione debbano giocare un ruolo da regista, e non da semplice “comparsa”, avendo Cesena una politica e un amministrazione ben radicate, che più volte, per ora solo a parole, si è detta disponibile a dare gambe a questo progetto, e avendo nel suo territorio, tra le altre imprese nazionali, o meglio multinazionali, come Technogym, il cui “Patron”, ha da sempre parlato e portato avanti l’idea di una “Valle del Benessere” che ritengo possa diventare oltre che strumento di “wellness”, quale filosofia di vita, anche volano di sviluppo e migliori condizioni di lavoro e di occupazione. Purtroppo però oggi, tanto la politica quanto l’imprenditoria, e non me ne vogliano i miei interlocutori locali essendo il mio ragionamento di ampio respiro, sono più propensi al lancio di “spot”, siano essi elettorali o volti all’incrementare le vendite di un prodotto, piuttosto che densi di contenuti e di vera voglia di cambiamento. E questo credo sia il vero male che ammorba il nostro Paese, ovvero una politica e partiti che hanno perso quella tensione morale che portava un uomo a fare politica per cambiare un Paese e un imprenditore ad essere tale per creare e ridistribuire ricchezza, e che oggi ci restituisce una politica e un imprenditoria che, tolta qualche rara eccezione, pare più attenta all’immagine che al contenuto. Per parte mia non posso che augurarmi che i miei interlocutori a livello locale si sveglino dal loro torpore e cerchino con le loro forze, che so essere tante, di lavorare e portare avanti, credendoci veramente, a quell’indispensabile e ora assente “Patto per la Crescita” che potrebbe permettere di garantire anche alla Romagna o a parte di essa un vero, nuovo e concreto “Progetto per il Territorio”

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:01 am
  •   In The Categories Of : Politica Locale

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