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Il gioco delle tre carte

     Novembre 29, 2017   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2017

Il gioco delle tre carte

di Giampiero Teodorani

La scelta di fare convergere tutte le attività di gestione e di programmazione della cultura a Cesena nell’ambito della Biblioteca Malatestiana sta evidenziando i suoi limiti. D’altra parte, era semplicemente anacronistica l’idea di una città esclusivamente “malatestiano centrica”, dove tutto si deve ricondurre alla stessa struttura organizzativa, con il completo abbandono del centro culturale San Biagio. Un’idea che trova giustificazione solo nel detto “che la scopa nuova spazza meglio della vecchia”.

Rileggendo gli articoli pubblicati da Energie Nuove, negli anni che vanno dal 2011 al 2015, di diversi autori a proposito di cultura e di Biblioteca Malatestiana (scritti che Denis Ugolini volle rilegati in un unico fascicolo in occasione del convegno tenuto a Cesena, a cura della rivista e del circolo Paese Nuovo, per il centenario della morte di Renato Serra) mi viene da constatare che rispetto alla situazione attuale tutto era stato detto, tutto era stato previsto e che certe avvertenze erano state enunciate: forti e chiare. Solo la ben nota caparbietà di chi ci amministra non le ha prese in considerazione.

La pretesa di creare un mega settore per la cultura, unificandone due distinti e con compiti precisi e peculiari, sta procurando evidenti e preoccupanti disagi. Come si fa a pensare che dalla Malatestiana, che di problemi che la riguardano ne ha già tanti, possano partire gli input per seguire, programmare e gestire i musei, le mostre, la didattica, il teatro, il cinema?

Forse così si risparmia qualche migliaio di euro; ma indebolire di fatto l’organico addetto alle più diverse attività culturali, Biblioteca Malatestiana compresa, è un errore gravissimo, con una economia solo teorica, considerata la necessità di fare ricorso all’affidamento di servizi all’esterno della Amministrazione: ad agenzie e società che non sempre dispongono di personale qualificato e tanto meno di competenze tecniche e scientifiche, e che comunque nulla possono garantire rispetto alla carenza di personale, a seguito dei pensionamenti in atto e di quelli imminenti. Fra un paio d’anni, di questo passo, in Malatestiana non ci sarà più chi ne sappia davvero di codici antichi!

L’altra novità gestionale adottata da questa Amministrazione è costituita dal continuo ricorso a bandi rivolti all’associazionismo locale, per la predisposizione di programmi e per la “fornitura” di eventi, di mostre e di prestazioni per la didattica scolastica. La formula per niente magica è questa: il Comune ci mette gli spazi pubblici, galleria d’arte o pescheria che sia, chi vince ci mette tutto. E’ evidente che anche in questo caso, la ragion di stato è palesemente quella del risparmio. Per cui, viva l’associazionismo, sicuramente da incoraggiare e valorizzare, ma senza chiedere loro missioni impossibili. In ogni caso, sulla qualità dei prodotti culturali che si vanno esibendo, è quasi sempre meglio stendere il classico pietoso velo.

Tornando in Malatestiana, un ulteriore aspetto che abbiamo denunciato fin dalle pagine di “Energie Nuove”, è l’utilizzo di spazi, che in passato erano destinati a deposito librario, per la esposizione di elementi di arredo che nulla hanno a che fare con la biblioteca e la sua storia. Ora si va dicendo che i volumi, attualmente depositati in un capannone artigianale (adeguato?) in via Piave, non rientreranno più nella “Casa dei Libri”, ma insieme a quelli della Biblioteca Ghirotti e, sempre si dice, con l’Archivio di Stato costituiranno un ‘unicum’ da trasferire a Torre del Moro in zona artigianale, in un capannone sequestrato alla mafia. Tutto ciò perché negli ambienti del terzo lotto dei lavori all’interno della Malatestiana si prevede di trasferire il Centro Cinema del San Biagio.

E invece, ancora si dice che il Museo Archeologico rimarrà dove è, e sarà anzi ristrutturato (?), evitando così la più ovvia delle operazioni, quella cioè di riconnettere quello spazio straordinario al comparto storico della Malatestiana. Nella nebbia che avvolge queste decisioni, sembrano profilarsi la nuova Pinacoteca (sic!) nei locali dell’ex Archivio di Stato e il Conservatorio Maderna insieme al Corelli (ma non era stato sistemato a Palazzo Nadiani due anni fa?) nella sede universitaria di via Chiaramonti del Mazzini-Marinelli. Insomma una specie di “gioco delle tre carte”: è qui, è qua o è là? Come si sa, alla fine è da nessuna parte.

Ovviamente delle sedi “liberate” e del loro futuro utilizzo nulla si dice. E pensare che quattro anni fa, si istituì una commissione composta da rappresentanti del Comune, della Fondazione CRC, dell’Università e delle Associazioni di Categoria, proprio per dare vita a una pianificazione strategica per la destinazione d’uso dei grandi palazzi storici, in gran parte di proprietà pubblica (Roverella, ex OIR, S. Agostino, S. Biagio, Mazzini -Marinelli), lasciata però cadere nel nulla! Esattamente come il più bel progetto culturale espresso negli ultimi anni, quello della musealizzazione dell’intero complesso del Sant’Agostino.

Che ci sia incapacità ed irrisolutezza dell’attuale Amministrazione nella pianificazione delle nostre strutture museali ben lo dimostra il pavimento musivo romano, che occupa “provvisoriamente” da ben quindici anni gran parte del salone comunale. E davvero, a questo punto, il Museo della Città, sembra distante anni luce.

teodoranixenergie

  •   Published On : 3 anni ago on Novembre 29, 2017
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  •   Last Updated : Novembre 29, 2017 @ 3:04 pm
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