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Il futuro possibile del territorio cesenate

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Giampiero Teodorani

Mi sembra che da tempo e troppo spesso i dibattiti sulla qualità della Pubblica Amministrazione dalle nostre parti si concludano con l’affermazione che le cose non vanno poi male e viviamo in una zona che è fra le migliori del Paese, anzi d’Europa!
Si giura sulle eccellenze che abbiamo e la capacità di governo molto elevata delle nostre amministrazioni. Si citano le graduatorie del Sole 24 Ore e quando quelle sul PIL ci vedono arretrare di qualche posizione, si esalta il valore del BIL (Benessere Interno Lordo) come vero indicatore del benessere (lo usa anche Sarkozy!). Qui la Provincia di Forlì-Cesena è al primo posto!
Di contro si sostiene che tutto va male e le minoranze, molto divise, non riescono a esprimere una piattaforma di governo credibile presso l’elettorato e costituire una alternativa al quadro attuale. Forse neppure a migliorare la bontà delle scelte.
Quasi sempre la qualità del governo dipende anche dalla qualità dell’opposizione e su questa regola non scritta, ma facilmente dimostrabile, passiamo da una elezione all’altra, senza che il dibattito politico si elevi di livello. Ma allora cosa bisogna fare? Credo vada subito eliminato il pessimismo e l’ottimismo come metodi di analisi, per dare spazio ai problemi della gente e come ha recentemente proposto la fondazione Radici della Sinistra, studiarli.
Verso la fine di novembre dello scorso anno, senza troppa partecipazione è stato presentato alla Città uno studio elaborato dal CENSIS dal tema “Il futuro possibile del territorio cesenate”. Si tratta di un documento che, per serietà e impegno, definirei d’altri tempi, perché rigoroso.
Uno studio a “tutto tondo” della realtà territoriale cesenate, senza slogan propagandistici e con messaggi chiari, per chi li vuole capire. Emergono luci e ombre dello sviluppo socio-economico e delle scelte fatte in materia urbanistica e soprattutto delle tendenze in atto nella società locale, con opportuni confronti con il livello provinciale e regionale.
Sarei l’ultimo degli uomini se, a questo punto, mi mettessi a fare l’elenco delle luci o quello delle ombre per sostenere tesi partitiche che francamente non mi interessano o, peggio, suggerissi scelte di schieramento che finiscono per riproporre il vecchio dibattito… ammesso che di dibattito si tratti.
Desidero affrontare, con questo intervento, solo (per il momento) due aspetti che lo studio mi suggerisce: una preoccupazione e una conferma.
La preoccupazione è costituita dalla paura che lo studio possa rimanere in un cassetto e venga considerato con fastidio da chi nella Città conta, perché la amministra o rappresenta le associazioni economiche, sociali e sindacali.
Nel finale il documento di sintesi si preoccupa della creazione degli strumenti di partecipazione per la creazione di “..un pensiero collettivo sulla città e sul suo territorio di riferimento..”, per realizzare un luogo stabile di analisi, interpretazione e previsione sul futuro di Cesena.
Si propone la creazione di un forum che “sappia proporsi come soggetto di interlocuzione con i decisori politici e con le forze economiche della città e del comprensorio”(sic!). Seguono le modalità organizzative che spaziano, dal fornire un supporto reale ai processi di concertazione locale, alla partecipazione alle analisi e alla progettualità altrui. Con una visione “allargata all’area di afferenza potenziale” della Città e fra l’altro a incoraggiare i media locali a partecipare alle visioni di sviluppo, veicolandole alla comunità locale, contribuendo ad aumentare la fiducia nelle decisioni che verranno assunte.
La “sfida”che la Fondazione Radici della Sinistra ha lanciato va raccolta, a cominciare da quelle forze più attente e sensibili al bene e al futuro della comunità cesenate.
Il secondo aspetto, di cui da tempo mi occupo, è costituito da alcune argomentazioni che lo studio propone sulla Provincia Bipolare.
Un trattino, fra le parole Forlì e Cesena, che servì solo per negare l’ente intermedio al cesenate, dopo l’abolizione dei comprensori che le forze politiche cesenati non seppero o non vollero condurre in porto.
Emerge dallo studio “La Provincia dovrebbe caratterizzarsi in senso autenticamente bipolare,garantendo ad entrambi i comprensori la massima partecipazione alle opportunità in essere, soprattutto infrastrutturale”.
Il pensiero va alla condizione in cui versa il Tribunale, per quanto riguarda il cesenate e alla difficoltà per i Vigili del Fuoco a garantire il servizio, dal mare al crinale appenninico o ai finanziamenti che lo Stato destina agli enti nel capoluogo e non certo alle città che seguono “il trattino”. Si tenga, inoltre, presente che da quando si decise che l’ente intermedio, fra comuni e regioni, è la provincia, ne sono state create altre sedici.
Alla fine della attuazione del programma berlusconiano, sulla loro abolizione, ne avremo altre dieci (e sono prudente!). Il fatto che, da oltre vent’anni, abbiamo il presidente della Provincia espresso dal territorio cesenate gratifica francamente solo quelli che hanno ricoperto tale carica.
Il comprensorio cesenate che per estensione territoriale e numero di abitanti è più ampio di quello forlivese deve porsi come ente intermedio di programmazione territoriale, socioeconomica ed ambientale di riferimento per i comuni che, se da un lato riescono a essere canali di partecipazione e rappresentanza delle popolazioni, dall’altro non hanno struttura e dimensione sufficiente per affrontare le nuove sfide.
Proseguendo nell’esame del documento elaborato dal CENSIS emerge che “al momento attuale, il territorio forlivese si mostra più coeso al suo interno e il cesenate, che avrebbe dalla sua, completezza geografica e vocazionale (dalla collina al mare, dall’agricoltura al turismo) presenta notevoli slabbrature; il basso Rubicone tende, storicamente, a riferirsi a Rimini. Comuni come Savignano, S.Mauro e Gatteo rimangono chiusi in se stessi; Cesena e Cesenatico non sviluppano progettualità comune”.
Giunge inoltre un esplicito richiamo al Comune di Cesena, che dovrebbe provare a “rinsaldare il comprensorio”, a ricalibrare un sistema di interdipendenze tra i comuni del comprensorio e le diverse aree del cesenate, per potere beneficiare di scale necessarie per diverse tipologie di progetti, con il rischio di “pesare meno” nello scenario extralocale e regionale, in particolare.
Il compianto amico Prof. Gino Spada, nel corso di un infuocato Consiglio Comunale di Cesena ebbe a dire ad un consigliere dell’allora PCI.: “ricordati che io le vaccinazioni le ho fatte tutte, a te ne manca qualcuna…”.
Dimostriamo che le vaccinazioni le abbiamo fatte tutte!

       

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:16 pm
  •   In The Categories Of : Politica Locale

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