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Il centrosinistra dopo le primarie

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Federico Bracci*

Svegliarsi il mattino dopo la notte del ballottaggio delle primarie del centrosinistra non è stato facile, devo ammetterlo.

Chi come me ha creduto con convinzione nel progetto politico di forte rinnovamento messo in campo da Matteo Renzi e lo ha sostenuto con entusiasmo, sicuramente avrà provato una strana sensazione nel realizzare, dal giorno dopo, che i candidati che si sfideranno alle prossime elezioni politiche in primavera saranno Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi; uno strano brivido nel pensare all’ ennesima campagna elettorale a suon di “comunisti” e “ghe pensi mi”.

Per chi poi come me fa parte della generazione dei ventenni, quella che ha visto sempre e solo questa tipologia di candidati nell’arco di una vita, la cosa diventa frustrante.

Sembra l’ennesimo colpo di coda di una classe politica che, nonostante la pesante eredità che ha lasciato al paese, pretende di avere ancora e sempre i riflettori puntati su di sé.

Attenzione, ha ragione chi dice che non bisogna fare del qualunquismo: è indubbiamente vero che Silvio Berlusconi e le sue politiche hanno dominato la scena nell’ultimo ventennio più di quanto abbiano potuto fare due brevi governi di centrosinistra; ma a mio modo di vedere è altrettanto inconfutabile che se questo è stato possibile è perché ci sono delle responsabilità ben precise da parte di chi non è mai riuscito a proporsi come alternativa convincente e credibile agli occhi degli italiani.

Anche a sinistra quindi ha prevalso la teoria del cosiddetto “usato sicuro” (aggettivo quantomeno singolare) e non ci sarà spazio per alcuna novità o segnale di rottura col passato.

La stessa foto che esce dalle primarie, quella che immortala un ritrovato e ostentato feeling tra Bersani e Vendola, non può non riportare le menti ad periodo lontano in cui i due leaders militavano nello stesso partito; non che questa cosa sia un fatto in sé e per sé negativo, ma è sicuramente la conferma di una sinistra che, contro la sua natura, pensa di poter giocare la partita tutta in difesa, con lo sguardo e le spalle volte al passato, che si illude di poter esclusivamente conservare quando invece il suo compito è da sempre quello di disegnare un orizzonte e di parlare di futuro.

Per esempio riguardo al tema del lavoro, che tutti riconoscono di centrale importanza, la proposta di Matteo Renzi è stata chiara: flexsecurity sul modello danese con revisione e semplificazione dell’attuale codice del lavoro (passare a soli 59 articoli comprensibili e traducibili in inglese) per dare allo stesso tempo più certezza ad un diritto che è sempre più giurisprudenziale, e più diritti alle tante figure lavorative che oggi non sono minimamente considerate nelle norme giuridiche del secolo scorso.

Proposta che guarda al mondo dell’oggi e di domani; del resto come si può pensare di andare avanti in uno scenario che solo negli ultimi quattro anni è cambiato in maniera impressionante, con regole giuridiche che si rifanno ad un’epoca in cui la maggior parte dei “nuovi precari” non era ancora nata?e come pensare di poter proseguire con norme discrezionalmente interpretabili nelle maniere più disparate e che non si riescono a tradurre neanche dall’italiano all’italiano?

Non mi è parsa altrettanto chiara invece la proposta di Pier Luigi Bersani; sicuramente perché non deve essere facile conciliare i pensieri completamente opposti, tra chi lo sostiene, di Fassina e Letta o,sul versante degli alleati, quelli contrastanti di Vendola e Casini.

Cito non a caso il leader UDC, perché sebbene i sondaggi diano il centrosinistra avanti ad un Pdl completamente allo sbaraglio, stando alle intenzioni di modifica della legge elettorale sul premio di maggioranza, una coalizione guidata da Bersani e composta dai partiti che hanno partecipato alle primarie non avrebbe i numeri per governare il paese e si creerebbe una situazione di stallo ( Monti bis?).

Proprio per questo motivo il segretario PD ha da tempo intrapreso un assiduo corteggiamento a Pier Ferdinando Casini, sperando di poter creare la famosa “coalizione di tutte le forze moderate e progressiste contro il populismo berlusconiano” sull’antico modello di dalemiana memoria, che non saranno i cinquemila partiti dell’Unione del 2006 ma a livello di confusione di idee e di programmi poco ci manca (il Monti bis è sempre dietro l’angolo).

So che magari in un momento del genere qualcuno potrebbe pretendere da me parole più miti e un po’ più di propaganda per il mio schieramento da elettore del centrosinistra, ma prima di tutto sono un cittadino italiano seriamente preoccupato per la situazione nella quale ci troviamo, e mi innervosiscono parecchio i soliti vecchi ritornelli che non ci hanno portato fin ora da nessuna parte.

E dico queste cose come monito, perché vorrei che i dirigenti che si apprestano a guidare il centrosinistra anche in questa tornata elettorale (l’ennesima) non commettano ancora gli stessi drammatici errori.

Ma perché guardare a Casini quando bisognerebbe seriamente pensare di rubare voti al primo e più grande partito italiano che è quello dell’astensione?

Ma perché non essere noi i primi ad imbracciare con coraggio e convinzione la bandiera del taglio dei costi della politica e della sburocratizzazione di questo paese dove una persona fa in tempo a farsi crescere i capelli bianchi prima di veder realizzato un proprio progetto?

E perché lasciare tutto questo terreno a Grillo che intanto continua a sottrarci consenso?

Perché non intraprendere una campagna elettorale fatta come si deve, iniziando a dire cose chiare e semplici anziché i soliti discorsi fumosi sui massimi sistemi e i sempreverdi “tavoli programmatici di discussione e confronto” che rimandano in eterno le decisioni?magari continuando a pensare, viste le nostre brillanti e numerose vittorie del passato, di non curare per niente come comunichiamo quello che abbiamo da dire, perché la comunicazione è cosa da berlusconiani.

Di fronte a questa situazione in cui versa da tempo il nostro schieramento e la politica italiana, Matteo Renzi è riuscito senza dubbio a dare una scossa.

Con la presentazione della sua proposta a settembre e con la sfida delle primarie, il Partito Democratico ha aumentato in maniera esponenziale la percentuale dei suoi consensi ( c’è qualcuno che pensa che un simile risultato sarebbe stato possibile senza la sua presenza alle primarie? )

Nei tanti banchetti che anche nel cesenate sono stati organizzati a sostegno della sua candidatura, si poteva toccare con mano l’entusiasmo delle tante persone che si avvicinavano per prendere un volantino, per chiedere informazioni o per condividere con noi il loro pensiero: tutte persone riacquistate alla politica e sottratte all’astensione e a Grillo, tanti (ma davvero tanti) delusi di quella che è stata sino ad ora l’esperienza del PD, tanti giovani che si sono avvicinati per la prima volta alla politica e perché no, anche qualche persona che in precedenza aveva votato altrove.

Su questo punto vorrei fare una precisazione viste le innumerevoli polemiche che sono state ad arte create, e visto che forse qualcuno non ha colto la straordinarietà della cosa.

In un paese che per 20 anni si è diviso tra berlusconiani e antiberlusconiani finalmente è arrivato qualcuno che ha saputo andare oltre e parlare a tutte le persone di contenuti veri, riscendo ad UNIRE (parola nuova nel lessico politico italiano).

Il portare nuovi elettori alla causa del centrosinistra è secondo me non un fatto da denigrare, ma una conquista sensazionale; vuol dire che quelle persone stanno venendo da te e ti stanno dando ragione, un gol in trasferta insomma!

Gol in trasferta che oltretutto vale doppio, perché è stato realizzato senza imbarcarsi in casa il Mastella o il Casini di turno, ma lo si è fatto rimanendo se stessi: il centrosinistra riformista.

Tutto ciò inoltre è estremamente importante se si pensa di voler finalmente vincere (magari anche bene) e convincere alle elezioni, perché è ora davvero di rottamare una certa idea di sinistra “dura e pura” che vuole continuare a rimanere minoranza in eterno in questo paese.

Non voglio soffermarmi invece sulle polemiche riguardo quelle che sono state le terribili regole delle primarie che da subito abbiamo denunciato come limitative della partecipazione (si pensi al voto negato per la prima volta ai sedicenni e diciasettenni).

Mi limito a dire che credo non dimenticherò mai il volto delle tante persone che, anche a Cesena, il giorno del ballottaggio volevano poter votare e sono state allontanate dai seggi perché le loro “giustificazioni” sulla mancata registrazione non erano considerate sufficientemente idonee, nemmeno se si trattava di persone anziane con tanto di gesso al braccio.

Un unicum nella storia, un punto bassissimo per la politica respingere delle persone a cui si andrà poi a chiedere il voto a marzo (e stiam parlando di migliaia di persone in tutta Italia).

Con le regole di tutte le altre primarie il risultato sarebbe stato lo stesso? Matteo Renzi non ha minimamente toccato la questione e si è assunto in toto la responsabilità della sconfitta, senza lasciar spazio alla benché minima polemica e dimostrando uno stile politico che in questo paese sembrava perduto.

Nell’arco di pochi mesi è riuscito a compiere un qualcosa di straordinario, a creare un terremoto che ha sconvolto la politica italiana, che non potrà più essere la stessa.

Ha riacceso la passione in tanti di noi, dimostrando un coraggio notevole ed ha saputo parlare concretamente di cambiamento come nessun altro, facendo riscoprire il valore profondo della parola “speranza”.

Dietro a questo progetto ci sono un’energia ed un entusiasmo tali, da renderlo non paragonabile ad alcun altro movimento in questo momento; una forza propositiva enorme che non si ferma solo alla rabbia e allo sdegno per la situazione attuale, ma che risponde e progetta.

Alla domanda su quale sarà il futuro del centrosinistra non ho dubbi su come rispondere: Matteo Renzi; se non sarà nell’imminente, sarà comunque a breve e porterà finalmente la sinistra italiana a pieno titolo nel terzo millennio.

Aggiungo che siccome il suo progetto politico è vincente nel paese, lui sarà in grado di rappresentare al meglio anche il futuro dell’Italia.

Non può che essere così.

Intanto nel cesenate, godiamoci la soddisfazione di aver vinto, noi piccolo manipolo di volontari, in 11 comuni su 15 al primo turno sbaragliando la concorrenza.
*Coordinatore Comitato “Cesena per Matteo Renzi”

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:24 pm
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