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I Sette peccati capitali

     Maggio 15, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 1 – aprile – maggio 2018

I Sette peccati capitali

di Alessandro De Nicola – Presidente Adam Smith Society

Al di là del comprensibile entusiasmo dei vincitori e dell’amarezza dei vinti, non v’è dubbio che per l’Italia si apra un periodo di incertezza politica.

Tuttavia, nonostante il fiorire di ricette miracolose per far rinascere il Belpaese, propugnate soprattutto dai partiti che hanno vinto queste elezioni, i nostri problemi non cambieranno grazie all’esito delle urne.

Il macigno del debito pubblico; le tasse e la spesa troppo alte; la qualità della spesa stessa, sovente improduttiva; l’eccesso di burocrazia con conseguente cattivo funzionamento della nostra pubblica amministrazione, del sistema giudiziario nonché della scuola; il divario Nord-Sud, dovuto soprattutto a una cattiva gestione delle risorse nella parte meridionale del paese; la corruzione e l’illegalità diffusa anche sotto forma di evasione fiscale; la bassa produttività delle nostre imprese rispetto ai concorrenti (a parte i miracoli di quelle esportatrici) in un contesto dove liberalizzazioni e privatizzazioni ancora stentano a decollare ed infine il crollo demografico, che viene a malapena compensato da una immigrazione assai male governata.

Forse si potrebbe partire proprio da qui. Su alcuni punti, tipo la riforma Fornero delle pensioni, i partiti vittoriosi in cabina elettorale sono troppo lontani da approcci o soluzioni ragionevoli: se non li hanno capiti o accettati finora, difficile lo facciano adesso.

Su altri problemi di lungo periodo, invece, le soluzioni potrebbero essere più condivise, proprio perché gli obiettivi sono i medesimi per tutti.

Prendiamo il calo demografico. Non c’è nulla di male a che la popolazione di un paese rimanga stabile, ma al tasso attuale di riproduzione in Italia, 1,35 figli per donna, in pochi anni ci saranno milioni di abitanti in meno. E, tralasciando le differenze sulle politiche dell’immigrazione, tutti sono d’accordo che bisognerebbe incoraggiare le famiglie ad avere più pargoli. Come? Non con le politiche degli ultimi governi, fatte di interventi estemporanei, a colori di Arlecchino e di cui nessuno si è accorto, riducendosi così ad elargizioni a pioggia. Se si guardano gli esempi virtuosi, come la Svezia, si notano investimenti duraturi, sia in infrastrutture (asili nido) sia in benefici economici (detassazioni o sussidi) ai neo genitori, che comportano però uno spostamento di enfasi del bilancio pubblico riorientandolo verso i giovani.

Sulla burocrazia il centro destra tentò qualcosa con la riforma Brunetta, i grillini vogliono istituire il Ministero per la Meritocrazia (dal che si capisce che Harry Potter e il Suo Ministero della Magia sono saggi di scienza politica fondamentali per i 5  stelle) e il PD ha cercato di migliorare (malamente) le cose con la riforma Madia. Mobilità del personale, riconoscimento del merito non solo per i dirigenti ma per tutti gli impiegati, diminuzione ed accorpamento degli adempimenti (un ‘impresa di 50 dipendenti in un anno ha una media di 89 scadenze fiscali!), miglioramento della qualità legislativa e introduzione di “clausole-tramonto” (dopo tot anni la legge viene abrogata automaticamente). Naturalmente la cure migliori sarebbero liberalizzazioni e concorrenza, ma già le misure precedenti costituirebbero un bel passo in avanti.

Giustizia. Responsabilizzazione e criteri di merito per magistrati e cancellieri, introduzione di semplici principi di disbrigo delle pratiche (first in – first out) e decisione dei casi uno per volta e non molti contemporaneamente (il che provoca ritardi), ulteriore restringimento del ricorso alla Corte di Cassazione. Senza prendere troppo sul serio anatemi e lamenti di Davigo, si può già fare parecchio.

Molti di questi spunti si trovano nel nuovo libro dell’ex-commissario alla spesa pubblica ed ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale Carlo Cottarelli, “I sette peccati capitali dell’economia italiana”. Tutti dicono, più o meno sinceramente, di volersi ispirare al suo piano di spending review: magari una rapida lettura del suo testo potrebbe dar loro qualche altra idea.

Provino i partiti, se ci riescono, a confrontarsi sull’orizzonte degli statisti, il medio-lungo periodo. Se non arrivano ad avere programmi concreti e condivisi su questo è difficile che concilino 80 euro, reddito di cittadinanza e flat tax. Pantalone è ancora più immaginario di Voldemort.

  •   Published On : 2 anni ago on Maggio 15, 2018
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  •   Last Updated : Maggio 15, 2018 @ 1:18 pm
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