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Forti cambiamenti per le banche del territorio

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Paolo Morelli

Niente sarà più come prima: il panorama bancario e finanziario romagnolo sta cambiando con una velocità straordinaria, soprattutto se la paragoniamo a qualche anno fa, quando per sostituire un paio di persone nel consiglio d’amministrazione di una banca, grande o piccola che fosse, occorreva tessere accordi e trovare accomodamenti che richiedevano anni di trattative.
Il minimo comune denominatore del cambiamento sarà la perdita del localismo, bello o brutto che sia, della conoscenza diretta fra Banca e cliente, piccolo è bello non va più di moda da un po’, ma forse si esagera andando dall’altra parte.
Quali sono le cause di questa tendenza che rischia di cancellare un secolo abbondante di storia delle banche romagnole?
In primo luogo c’è la crisi economica iniziata nel 2008, con particolare riguardo al settore immobiliare che in Romagna ha una valenza maggiore che da altre parti perché agli insediamenti produttivi e residenziali si sommano quelli turistici. La ripresa vagheggiata dai leader di governo che si sono succeduti negli ultimi anni è ancora un miraggio, e nessuno è in grado di dire se e quando il miraggio si concretizzerà. Anche i proclami del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha sempre meno frecce all’arco del suo irriducibile ottimismo, hanno un tono sempre meno convincente e s’ingrossano le file di chilo vede avviato sul viale del tramonto.
L’altro elemento che sta forzando il cambiamento è la spinta della Banca Centrale Europea che viene accentuata dalla Banca d’Italia che fissa parametri patrimoniali più alti per le banche italiane rispetto a quelle di analoghe dimensioni di altri paesi europei.
Infine c’è l’entrata in vigore anche in Italia dall’inizio del 2016 del ‘Bail in’,cioè salvataggio interno delle banche in crisi, che non cambia molto la situazione, come hanno dimostrato i ‘salvataggi’ della Banca Popolaredell’Etruria, di Banca Marche e delle Casse di Risparmio di Ferrara e Chieti eancor prima di Banca Romagna Cooperativa, ma influenza fortemente l’opinionepubblica.
Tuttiquesti elementi inducono i risparmiatori a pensare che gli istituti di creditoche danno maggiori garanzie di solidità siano quelli di maggiori dimensioni, enessuno (o quasi) considera che la Banca d’Italia è un istituto di dirittopubblico, ma il capitale è detenuto prevalentemente da soggetti privati: inparticolare Intesa Sanpaolo ha il 30,3% e Unicredit il 22,1% delle azioni,anche se non hanno la maggioranza assoluta dei diritti di voto.
Comesi riverbera la situazione generale sul panorama romagnolo?
Inquesti mesi stanno andando in scena forti cambiamenti sia per le Casse diRisparmio che per le Banche di Credito Cooperativo. Il primo colpo, nel luglioscorso, è stato il fallimento (si dovrebbe dire liquidazione coattaamministrativa, ma non si notano differenze) di Banca Romagna Cooperativa, natanel 2008 con manovre politiche dalla fusione delle Bcc Romagna Centro eMacerone e scoppiata sotto il peso di scriteriate operazioni clientelari, tantoche contro amministratori e direttori c’è una causa da 62 milioni di euro per idanni causati dalla cattiva gestione. Il “botto” è costato 16 milioni dicapitale sociale che gli ottomila soci hanno visto svanire come neve al sole euna consistente quota degli stipendi per i 150 dipendenti che hanno salvato ilposto di lavoro traslocando armi e bagagli sotto le insegne di Banca Sviluppo.
Nelcredito cooperativo ci sono altri movimenti, causati essenzialmente da bilancitraballanti: Banca di Cesena e Bcc Gatteo hanno dato vita al CreditoCooperativo Romagnolo che ha ambizioni di ulteriore crescita, mentre in rivieraè nata RiminiBanca dalla fusione delle Bcc di Rimini e Valmarecchia. Prossimaaggregazione annunciata, quella tra Bcc Romagna Est e Bcc Sala di Cesenatico. Esul cielo si staglia l’incognita di Banca Sviluppo che nel giro di un anno odue dovrebbe suddividere tra le Bcc romagnole gli sportelli ex Brc.
Ilmondo del credito cooperativo, localistico per eccellenza per le ridottedimensioni e il fortissimo radicamento delle banche, dovrà fare i conti con unariforma che creerà una holding nazionale alla quale le nostre Bcc sarannocostrette ad aderire e che avrà potere di vigilanza.
Inagitazione, sotto il peso delle sofferenze causate dalla crisi immobiliare, perle quali la Banca d’Italia chiede accantonamenti sempre maggiori, anche ilmondo delle Casse di Risparmio. In prima fila c’è la Carisp Cesena che hadovuto cambiare in anticipo tutto il consiglio d’amministrazione. Al verticeper la prima volta c’è una donna, Catia Tomasetti, avvocato che si è gettata atesta bassa in questo impegno nonostante i grattacapi non le manchino essendopresidente dell’Acea, società che gestisce i servizi pubblici del Comune diRoma. Anche la direzione di Carisp sarà rinnovata, ma il problema piùimpellente è trovare un investitore che immetta rapidamente almeno 60milioni di euro attraverso un aumento di capitale. Gli oltre 12mila azionistisono preoccupati perché hanno capito che il valore dell’azione è destinato acalare bruscamente, ma si consolano per il fatto che ciò dovrebbe far riaprireil mercato, oggi totalmente bloccato. La Fondazione segue le manovre conapprensione perché non ha le risorse necessarie per partecipare all’aumento dicapitale e nel giro di quattro anni deve diminuire la partecipazione nellaCarisp dal 48% al 20% circa.
ARimini i problemi sono analoghi: bisogna fare rapidamente un aumento dicapitale probabilmente più cospicuo che a Cesena e la Fondazione, poco insintonia con la banca, deve rinnovare i propri vertici.
Anchea Ravenna l’orizzonte non è limpido: i conti della Cassa e del gruppo che viruota attorno sembrano a posto, ma i crack di alcuni giganti del settoreimmobiliare e le difficoltà del settore portuale si faranno sentire in unprossimo futuro e Antonio Patuelli, al vertice dell’Associazione BancariaItaliana oltre che della Cassa ravennate, non può dormire tranquillo.
Conqueste premesse e col senno di poi, si può dire che la scelta fatta anni fadalla Fondazione di Forlì che cedette a Intesa Sanpaolo il controllo dellaCassa dei Risparmi fu vincente perché portò in città risorse che hannoconsentito di fare operazioni, soprattutto sul piano culturale, che fanno beneal territorio.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 12:48 pm
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