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Fondazioni bancarie e welfare (da ripensare)

     Giugno 28, 2017   No Comments

Intorno alle fondazioni bancarie sta crescendo l’attenzione. Hanno ruoli rilevanti, talvolta decisivi, sugli istituti di credito di cui sono azionisti. Seppur nelle varie diverse misure, le loro quote di partecipazione, di controllo e talvolta di assoluta preminenza nell’intera base societaria di quegli istituti (il riferimento particolare alle Casse di risparmio, aiuta, perché esemplifica, una più diffusa comprensione)rendono le

fondazioni soggetti di rilevante influenza sul sistema finanziario e il sistema creditizio. È dalle fondazioni che si sono originati incredibili sviluppi del nostro sistema bancario, come anche incredibili “cadute”. Il Monte dei Paschi di Siena rappresenta una vicenda alquanto esplicativa. Sono soggetti di grandi risorse, parte delle quali devono essere impiegate nell’ambito territoriale, in settori che attengono le politiche economiche, sociali, culturali, in sostegno alla ricerca, in supporto all’innovazione, al volontariato, all’assistenza. Hanno e svolgono un ruolo importante nel welfare. Dispongono della resa delle loro quote azionarie negli istituti, ma sono andate vieppiù a diversificare l’impiego del loro patrimonio, di parte di quello, anche in altri ambiti e direzioni. Come fatto cautelativo e di maggiore sicurezza degli impieghi, come fatto di difesa, di sviluppo e di accrescimento del proprio patrimonio.

E per non dover solo dipendere dalle vicissitudine alterne degli istituti di cui hanno quote o controllo. Le fondazioni sono un potente, robusto, ben fornito “salvadanaio finanziario” cui si guarda con sempre più attenzione e intorno al quale è inevitabile avvengano movimenti di varia natura e di grande importanza. Sia che si tratti delle dinamiche del sistema finanziario in generale, sia che riguardi l’ambito del sistema

bancario, dei mutamenti e degli sviluppi al suo interno, delle fusioni fra istituti, dell’acquisizione di altri. Il panorama variegato degli stessi nomi delle banche è andato sempre più mutando nel corso degli ultimi anni. Anche quelle che hanno rimasto il vecchio nome di un tempo, non sono più quelle che erano un tempo. Noi più in piccolo e più da vicino lo possiamo constatare facendo mente locale ad esempio al sistema delle Casse di Risparmio del nostro territorio romagnolo. Dalle riforme che si sono susseguite a proposito delle Casse di risparmio, con le spa bancarie e le fondazioni, sono intervenuti mutamenti significativi. Anche nelle stesse basi sociali delle fondazioni nelle quali hanno fatto grande entrata gli enti territoriali e le organizzazioni economiche e sociali. Un passaggio epocale da ieri a oggi. Da un sistema piuttosto “chiuso”, di nomina governativo-politica dei propri vertici, ad un sistema più aperto e quindi attivamente partecipe nelle individuazioni e designazioni dei propri organismi dirigenti e direttivi. Non una rivoluzione, ma di certo una rilevante riforma, condotta e accompagnata dalle stesse molte “rilevanze” del precedente sistema e di nomina. Non è venuto nessuno da Marte per assecondare questo processo. E questo ha costituito anche non poca garanzia della sua qualità. Gran parte ancora

degli assetti delle banche e delle fondazioni, delle loro organizzazioni (es: Abi, Acri), si avvale di quelle “rilevanze”. E da quel che si vede e sembra, in gran parte è stato ed è tutt’altro che un male. Per quanto non siano mancati esempi anche clamorosi di segno decisamente negativo e frustranti sul piano economico, finanziario ed anche sociale, come per esempio il caso senese di Mps. Le caratteristiche di quella più antica e grande banca, il modo come la si è presieduta, le invadenze che l’hanno caratterizzata, almeno siano un parametro che aiuta a non lasciare che siano imboccate analoghe strade, ancora e altrove. Un’attenzione che merita di essere prestata. Anche quelle impostazioni ed invadenze non sono un bagaglio che viene da Marte. Sono in atto e si stanno esplorando ulteriori mutamenti nel sistema: fusioni, inglobamenti, acquisizioni. Sono in atto e molti saranno i processi di ulteriore diversificazione degli impieghi e degli investimenti da parte delle fondazioni . Fondazioni oggi anche sul piede di guerra (almeno di una certa contrapposizione) con il Governo e i provvedimenti che sta proponendo in fatto di tassazione. Per le fondazioni ne deriverebbe un ammontare di costo non secondario che ovviamente comporta la riduzione cospicua di quella parte di risorse che le fondazioni devono immettere sul territorio per le politiche sociali che dicevamo sopra. Questo allerta non solo le fondazioni in quanto tali (meno risorse da elargire) e coloro che di quelle elargizioni hanno beneficiato e beneficiano nel territorio (in particolare quanti si occupano e sono soggetti attivi del welfare). Allerta anche gli enti locali, i comuni. In specie in un momento prolungato come l’attuale di difficoltà finanziaria e di scarse risorse di spesa i comuni non disdegnerebbero affatto di potersi avvalere, oggi a maggior ragione ed esigenza, delle risorse delle fondazioni per il territorio, anche in chiave integrativa di molte loro azioni, in campo sociale ed economico. Non manca anche una qualche apprensione nelle fondazioni, in alcune in particolare, in relazione al proposito (non ancora divenuto atto e prescrizione formale) di fare in modo che esse non debbano avere più del trenta per cento di quota azionaria delle banche di riferimento. Per talune significherebbe di dover in modo assai consistente obbligarsi ad una diversificazione che non hanno intrapreso e/o in animo di fare. È il quadro di una situazione complessa, in dinamico fermento, ovviamente di straordinaria importanza ed influenza. Che merita molta attenzione. Anche per le nostre realtà. E sotto diversi punti di vista. Lungo l’asse di una riflessione sulle banche. Ad esempio in relazione al volere o meno che prevalgano o no specifiche di “banca del territorio”. Lungo l’asse, non certo avulso dal primo, di come conformare l’azione d’istituto delle fondazioni in campo sociale e territoriale. Con le risorse che si hanno.

Che possono anche calare per la tassazione che si diceva. Che non sono molte per via della condizione più generale finanziaria ed economica, che non consente dividendi di particolare entità da parte delle banche partecipate. E se le risorse di una fondazione sono solo quei dividendi è doveroso riflettere circa l’utilizzo, che deve essere il più efficace possibile, di quelle scarse risorse.

Da qualche tempo, avvedutamente, l’associazione delle fondazioni (Acri), mutuando da questo quadro di situazioni, ha assunto un documento che indirizza il modo e le scelte dell’intervento delle fondazioni sul territorio con particolare riferimento ai bisogni sociali e al welfare. Un documento già in sé coerente con l’esigenza che da tempo si pone e sempre più sta maturando di dover rivedere, ripensare, riorganizzare almeno buona parte del nostro welfare. Rispetto al quale bisogna che anche gli interventi finanziari e progettuali delle fondazioni siano selezionati, mirati, “produttivi” ed efficaci.

Non erogazioni, ma interventi mirati. Non solo elargizioni, ma attive azioni e impegni finalizzati. Non spot, ma di proiezione. Misurabili nell’efficacia e nella resa di obiettivo.

Da misurarsi nel risultato e nella valenza del risultato. Diversamente da non farsi o anche da interrompersi. Perché non si spanda, ma si spenda bene. Un terreno importante di riflessione che deve impegnare le fondazioni ed avere particolare riscontro da parte delle loro azioni future. Oggi ad agire con forza nella realtà locale sono soprattutto organismi quali i Comuni, le Asl, gli istituti di credito, le fondazioni. Sol che si guardi con attiva attenzione ai problemi che ci circondano è impossibile non prestare attenzione a quel che muovono questi organismi.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 12:09 pm
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