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Elezioni Regionali

     Giugno 27, 2017   No Comments

E siamo alla domenica e al lunedì elettorali. Andare a votare? Per chi votare?

Delusione e malcontento sono diffusi. La possibilità che molto ampia, più che nel passato recente, sia l’astensione è tutt’altro che una semplice ipotesi. La vicina Francia, nelle sue recenti elezioni regionali, ha registrato un vero e proprio fenomeno astensionistico. L’Italia non è la Francia, ma un fenomeno simile anche se in proporzioni differenti non è certo da escludere. Diversi i motivi di insoddisfazione. Si vota per i nuovi rappresentanti nei consigli regionali e per i nuovi governanti delle Regioni. Tuttavia i problemi sui quali si è potuto concentrare l’attenzione non sono stati quelli relativi ai territori e alle società regionali. Se non in scarsa misura, ed in secondaria se non ancor più remota posizione. Siamo ancora attorcigliati intorno a questioni gossipare, al rapporto deteriorato fra magistratura e altre istituzioni, in primis quella esecutiva del Governo. Il centro della scena è sempre lo stesso. Va avanti così da molti anni, oramai. Ed è il prodotto del merito di alcuni che della contrapposizione si giovano ampiamente, e del demerito di tanti altri che nella contrapposizione si lasciano risucchiare senza venirne a capo di nulla, neppure dei propri interessi più propriamente di parte ed elettorali. Tutto continua a ruotare intorno a Berlusconi. Partigiani di Berlusconi o nemici acerrimi di Berlusconi. È sempre una sorta di referendum contro o a favore. Tutto questo ha spaccato e diviso notevolmente il paese. Ma non tutti amano questa spaccatura che peraltro rende anche parecchio inconcludente l’azione politica, parlamentare e di governo. Mentre di problemi ve ne sono tanti ed anche gravi. Una delle ragioni che promuove l’astensionismo sta qui. Questa spaccatura e questo scontro, poi, sono indice ed evidenziatore di un’altra realtà. Una molto povera, se non addirittura pessima classe politica. Assai disincentivante più che incentivante le motivazioni dell’interesse e della partecipazione politica. E, quindi, anche elettorale. Siamo perfino alle drammatiche rappresentazioni di un rischio democratico, alla denuncia di paventati sovvertimenti democratici. Di tentativi espliciti in tal senso. Ed ovviamente tutto ruota sempre intorno a Berlusconi. Non credo al rischio sovvertimento. Penso invece che sia in corsa accelerata l’indebolimento spaventoso delle funzioni istituzionali. Che la politica stia perdendo spessore e capacità di tenuta; che la connessione civile ed istituzionale dell’Italia si stia sempre più sfilacciando. E questa vastità drammatica della condizione italiana non è cosa che si racchiude nella sola centrifuga berlusconiana. La politica, con la P maiuscola, che si indirizza alle questioni di governo, con forte senso delle istituzioni, è semplicemente sostituita dalla politica, con la p minuscola (eccome! minuscola), che si sposa con la mera preoccupazione del potere, per conquistarlo o per mantenerlo al fine di una sola mera gestione tutt’altro che incline a privilegiare gli interessi più generali del paese. E questo non è solo il problema che si nota da una parte. È problema di tutte le parti. Sicuramente di quelle oggi di maggiore evidenza e più caciarone. Solo un mese fa sembrava che la sinistra dopo le problematiche pugliesi, quelle del Lazio, quelle bolognesi, fosse in una condizione di grossa problematicità. Poi sono sbucate le questioni mosse da alcune Procure, verso la Protezione Civile e avanti fino a Trani su fatti peraltro che molti commentatori già reputano pronti a sgonfiarsi a partire quasi subito dal giorno dopo le elezioni. Le divisioni all’interno del PDL; il sopravvento poltico della Lega al Nord e non solo. Oggi la sensazione non è più la stessa di un mese fa. Al punto che Berlusconi ricarica tutto in chiave di scelta fra lui e il resto del mondo. Con intanto il PD che non ha risolto i suoi problemi, e sono molti, non ultimo quello di non avere una politica chiara e di essere molto a rimorchio di Di Piertro, un altro che della contrapposizione frontale e violenta vive e vegeta assai bene. Diversamente potrebbe mai pensarsi che fossero possibili i risultati elettorali che ha conseguito fino ad oggi? L’UDC rischia di trovarsi stritolata nel contendere a due, al quale si vuole impostata l’ultima recrudescente infiammata della campagna elettorale. Non è difficile comprendere che a ben guardare sono maggiori i pesi sul piatto della bilancia dell’astensione che sul resto. Constatazione che certo non è priva di amarezza, ma anche piuttosto realistica. Insomma siamo allo scontro fra la “curva sud” e la “curva nord”. Decisamente poco entusiasmante e motivante. Pefino i calcoli previsionali risentono di questo. Adesso siamo al conteggio preventivo, per il quale si vince se si hanno tot governatori o tot altro. Risultato di una contesa nella quale le quetioni delle regioni che dovranno essere affrontate da quei governatori sono state completamente estranee alla attenzione. È come nella nostra regione. Chi temeva di vincere male adesso lo teme di meno. E ben gli va che si vada al voto in questo modo senza che ci si sia addentrati nello specifico della propria governabilità di questi anni e dei programmi per la futura. Chi pensava di perdere bene, anch’esso, adesso, lo pensa meno. Il fatto innanzi a noi è questo: non sappiamo quale sia la strategia dei futuri anni, la prospettiva verso la quale ci vorranno incamminare. Da una parte preme tenere saldo un traballante sistema di potere. Dall’altra dietro la denuncia di un sistema che andrebbe cambiato si svolgono le lotte interne per conquistare un seggio in consiglio regionale. Confesso che la tentazione di esprimere la mia personale e motivata insoddisfazione non andando a votare – segnalando, anche in questo modo, per quel che mi riguarda, la inadeguatezza di questo sistema politico, per non parlare di chi lo riempie – è grande e spesso mi si è presentata. Ma non mi riesce di marinare le urne. Sarà l’educazione ricevuta, sarà che considero comunque l’esercizio elettorale un dovere che deve essere compiuto anche per avere più e forte voce per esprimere le proprie opinioni ed anche le proprie insoddisfazioni, sarà per il forte senso delle istituzioni che mi pervade; sarà per tutto questo ed altro ancora che andrò comunque a votare. Valutando le proposte, quelle che siamo riusciti almeno ad ascoltare; soppesando le carature dei candidati sia a governatore sia quelli di lista per l’Assemblea regionale. Continuando ad adottare un parametro che mi sembra appropriato e sul quale mi soffermo da mesi. L’esigenza di porre la questione di un necessario imprescindibile nuovo assetto di governance della nostra sanità regionale; del sistema fondato sulle attuali coordinazioni di area vasta; dei processi di scelta e di decisione dei responsabili di governo della sanità. Troppi, sulla sanità, vedono solo gli effetti a valle, e pochi si occupano davvero delle principali cause a monte.

L’esigenza di accelerare processi di infrastrutturazione importanti ed oggi già ben incanalati da decisioni di governo (via Emilia-bis, nel più ampio progetto della Civitavecchia-Mestre ). L’esigenza di sfoltire con colpi di cesoia – non semplici spuntature – l’aggrovigliata, dispersiva, costosa matassa della burocratizzazione in particolare in materia urbanistica ed edilizia. Mi rendo conto che devo assumere una certa duttilità in questo raffronto. Diversamente troverei ulteriori ragioni di delusione. Difficile incrociare una rispondenza adeguata. Ma per il meno peggio si può ancora avere una speranza di incontrarlo. Almeno un poco. Magari differenziando le scelte.

C’è davvero bisogno di cambiare il sistema politica questa classe politica; di riformare molto il sistema istituzionale. Almeno che se ne capisse l’esigenza! In Francia a qualcuno è venuto a mente che bisogna intendere una volontà di cambiare indicata dall’elettorato. Per il nostro Paese? Vedremo dopo lunedì.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:28 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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