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E adesso?

     Giugno 27, 2017   No Comments

E adesso? Bisognerebbe che Bersani smettesse di biascicare e che Berlusconi non ne sparasse di nuove.

Bisognerebbe che succedesse questo, intanto che riflettono (speriamo) su quel che è avvenuto. Peggio di questa situazione è quasi impossibile pensare cosa possa essere. Anche se, come si dice, al peggio non c’è mai fine. L’ultima biascicata è del tipo “siamo primi anche se non abbiamo vinto”. Roba da pallottoliere senza politica, per non dire senza qualche cos’altro. Bersani dovrà pure comprendere (stupido non è)- e comunque prima o poi, c’è da starne certi, glielo faranno comprendere anche se non vuole i suoi stessi compagni – che i grandi, veri sconfitti di queste elezioni sono lui e la sua parte politica e la sua coalizione. Sconfitta non attenuata, anzi ulteriormente marcata, dall’obbrobrio del premio di maggioranza ( per poche migliaia di voti per giunta) consentito da quella porcata di legge elettorale che proprio il Pd ha voluto mantenere e non cambiare. Berlusconi ha ottenuto di nuovo un grande successo, che può vanificare da solo se si sentisse in libera uscita e continuare a sparare menate. Di sicuro lo potrebbe mettere a frutto per un ulteriore successo più avanti se solo questa sinistra continuerà così come è stata ed è adesso. Perché, comunque, i successi del Berlusca, oltre che per i meriti del capace e spregiudicato comunicatore che è, per  la gran parte gli derivano dall’avere, quali principali avversari della roba come quella sinistra biascicante e poco smacchiante che abbiamo visto. Di fronte a questa politica da strapazzo resa ancor più strapazzata dalle delusioni del montismo politicante, il grillismo ha fatto man bassa. E senza cambiamenti veri ne farà ancora di più. Le variegate incazzature han dove appoggiarsi. Quadro politico allo sbando e Paese ingovernabile. Proprio quello che non ci voleva e che non possiamo minimamente permetterci.

E adesso? Adesso bisognerebbe fare subito quello che si doveva fare e non si è fatto quando si avviò il governo Monti più di un anno fa. Il governo Monti doveva fronteggiare un’emergenza spaventosa economico-finanziaria. Che peraltro ancora continua se non addirittura aggravata. E, intanto, la politica, in Parlamento, doveva mettere mano alle riforme costituzionali e cambiare il sistema elettorale rendendolo con quelle coerente. Comunque doveva cambiare quella porcata di sistema elettorale. Almeno quello. Monti ha fatto poco e anche dei danni. La politica non ha fatto nulla se non rendersi ancora più schifosa di quello che era diventata, creando non solo un fossato, ma un abisso fra essa e grandissima parte di popolo italiano. Bisognerebbe fare qualcosa, almeno qualcosa, di quello che andava fatto e non si è fatto. L’impantanamento nel quale ci stiamo trovando, di per sé, non è certo risolutivo di nulla e neppure foriero di auspici minimi. Si dice: tornare subito al voto. Non oso immaginare che cosa succederebbe. Con ancora questo sistema elettorale? Toccherà a Grillo il premio di maggioranza? O lo raggiungerà Berlusconi? Bersani non ce la farebbe proprio. Si corre ai ripari con Renzi? Lui per primo eviterebbe il tranello e comunque non sarebbe il Renzi a medesimo effetto che invece e sicuramente avrebbe avuto e che invece gli hanno impedito. Per non stare ad immaginare altre cose assai peggiori, tutt’altro che da trascurare se passasse la follia di andare subito al voto. Quindi? Non ci sono né i numeri né la condizione per fare una maggioranza, nemmeno risicata, come quella di cui si parlava prima delle elezioni fra Bersani e Monti. Quindi? Bersani e i suoi, al momento, escludono ogni possibilità se non quella di vedere se è possibile rapportarsi con le truppe grillesche. Un certo tatticismo di stampo vetero e non certo dismesso nel Pd attuale annaspa a trovare rapporti con il grillismo cercando di attenuarne la forza d’urto e magari anche di farne qualche risucchio, impastoiandoli un poco in Parlamento e per la prospettiva elettorale postuma. Già su questo crinale stanno ingegnandosi ed oliando l’ingranaggio del tatticismo ai livelli locali a valere, pensano, sulle prossime amministrative. Di cui già si preoccupano, e ne hanno motivo. Dubito che riesca a manifestarsi una maggioranza parlamentare fra sinistra e grillini per fare le riforme costituzionali che ci vorrebbero e per riformare il sistema elettorale. Per scegliere – avendo occhio che non si tratta di una soluzione giornaliera, ma istituzionale fondamentale e a valere per sette anni – il nuovo Capo dello Stato. Non mi pare questo sia un versante praticabile e tale da infondere particolari attese. Tutto in un calderone nel quale sono intervenuti mutamenti profondi. Cambiamenti anche auspicati. E ve ne saranno sicuramente di molto buoni. Ma da qui a dire che siamo in presenza complessivamente di una classe dirigente adeguata ed attrezzata, ce ne vuole eccome! Anzi, quasi tutti gli osservatori hanno compito non difficile a constatare che tutto volge al peggio piuttosto che al meglio, a questo riguardo. In questa situazione chi dirà che sarebbe meglio prendere atto che siamo allo sconquasso e che sarebbe bene che un rigurgito di serietà e di responsabilità intervenisse anche fra chi se ne è dette e date di ogni tipo in questa brutta campagna elettorale; chi dirà questo e si appellerà alle forze politiche meno improvvisate e possibili di maggiore buon senso, segnerà sicuramente qualche punto a proprio favore, manifesterà più seria attenzione al Paese e alla gravità della situazione nella quale si trova. È qualcosa di cui dovrebbe avere consapevolezza soprattutto chi ha numeri maggiori in Parlamento. Bersani in primo luogo non dovrebbe lasciare che altri gli portino via questa possibilità. Pd e Pdl, loro sicuramente, dovrebbero affrontare questo nodo e vedere se riescono a scioglierlo seppur per poco tempo e poche cose: elezione del Presidente della Repubblica, fronteggiamento  degli effetti quotidiani dell’emergenza, riforma del sistema elettorale (meglio sarebbe riforma costituzionale e conseguente adeguamento del sistema elettorale; ma che non sembri chiedere troppo).  Se non così diversamente sarà dubbio venirne fuori in qualche modo un poco apprezzabile. Non sarrebbe neppure male a questo punto chiedere a Napolitano di lasciarsi mantenere al Quirinale per ancora qualche mese, il tempo di fare quelle altre due tre cosette strettamente necessarie prima di ritornare a votare con un sistema elettorale democratico serio e non porcata. Poi si torna alla dialettica politica. Non sarà alta politica, ma meglio di quello che c’è non dovrebbe essere difficile. Chissà!

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:39 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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