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Desolazione e nemmeno il senso di una proposizione strategica, di area romagnola

     Giugno 28, 2017   No Comments

Il senso di una buona proposizione, valida, utile, di prospettiva. Per la nostra realtà locale e il nostro territorio. Nell’ambito imprescindibile nel quale valutare ed operare le nostre possibilità di efficace fronteggiamento della difficile attuale situazione e di rilancio e sviluppo economico e sociale. L’ambito romagnolo, di area vasta. Il senso di una proposizione alla quale ricondurre e cercare di ricondurre l’impegno e l’azione delle Istituzioni locali, delle forze economiche e sociali. In grado di rappresentare e costituire un ambito, un ambiente favorevoli e stimolanti per l’intraprendenza imprenditoriale, professionale e lavorativa. Per l’intraprendenza e l’innovazione. Il senso di una proposizione, di contenuti, di scelte, di coerenti impegni, di scansioni operative, di coordinazione di ruoli, di funzioni e di azioni. Di risorse ed energie, pubbliche e private. Dov’è il senso di una simile proposizione? Dove il confronto fra proposizioni e posizioni che abbiano una simile caratura? Dove, in chi, in quali forze, riscontrare una visione di prospettiva che sia un indirizzo strategico, di cui traspare il senso di una validità, di una qualità, di una concretezza non solo meritevoli di attenzione, ma anche capaci di suscitare motivazione, impegno e responsabilità? Dove, in chi, in quali forze? Sarebbe giusto attenderselo dalla politica. Specie alla vigilia di importanti consultazioni elettorali per il rinnovo di importanti amministrazioni locali. L’area romagnola di riferimento, fra quest’anno e il prossimo, sarà interessata da rinnovi politico-istituzionali rilevanti e decisivi. Rinnovo di sindaci e consigli comunali a Cesena e a Forlì, fra pochi mesi. Il prossimo anno elezioni regionali e rinnovo amministrativo a Ravenna. Poi anche Rimini. In un quadro che vede il superamento delle provincie così come erano. Dove si è avviata l’unica Asl di area vasta romagna. Il panorama politico è desolante. Non solo questa questione non è posta al centro della politica. Ma la politica non se la pone neppure. Singoli apporti, spunti rimarchevoli, semmai muovono da ambiti economici e sociali, da sensibilità culturali. Ma in modo sparso, episodico. Estranea completamente la politica, quindi le istituzioni, quindi l’iniziativa di promozione e di raccordo che sarebbe essenziale e che spetta e deve spettare alla politica. Un vuoto desolante. E quel che è peggio è che non si intravvede né in chi già calca la piazza, né in chi la vorrebbe calcare, alcuna “speranza” di rilievo e capace di saper generare e improntare una politica all’altezza delle esigenze. Né c’è chi si pone su una lunghezza di analisi e di approfondimento che cerchi di capire lo stato in cui ci troviamo, e come in questo determinare le condizioni minime perché si possa affrontare il tema di un quadro di azioni programmatiche di sviluppo romagnolo e locale. Non si coglie il senso né di una analisi approfondita, né di una proposizione. È solo un profluvio di chiacchiere, di battute ad effetto, di slogan, di annunci, di affermazioni critiche, positive o negative che siano, con cui si imbellettano le varie posizioni elettorali e propagandistiche. Per non dire dello scontro a spessa intermittenza e quasi continuativo fra tifoserie avverse. In contesa ideologica e moralistico-politica. Infantilismo: “io sono meglio di te (più alto o più basso, più bello o più brutto e avanti così)”. Narcisi a go go. E cacicchi. Peraltro stiamo parlando di una realtà, l’area romagnola, che è riferimento riconoscibile e riconosciuto, ove affrontare – per affrontare al meglio – le questioni rilevanti. Dalla sanità, alla logistica; dalla cultura, all’Università; dalle infrastrutture, al sistema fieristico, e altro ancora. Realtà romagnola caratterizzata da forte campanilismo. Anche la forte politicizzazione che ha contraddistinto quest’area ha spesso risentito di questa separatezza campanilistica. Ma è anche stata spesso capace di mitigarla, di superarla. L’esistenza di partiti forti, e di forte insediamento, era anche coordinazione politica. I partiti riuscivano a darsi politiche di area, regionali, che favorivano coesione, unitarietà, convergenza di politiche locali. Oggi questi partiti, con la forza e la capacità che avevano, non ci sono più. Alcuni letteralmente scomparsi. Altri ridotti a lumicini. Perfino il partito massimamente di potere in questa realtà, in regione e nei vari Enti locali, il Pci, non c’è più. C’è un’altra cosa; che pure proviene da lì. Il Pd è in gran parte ex Pci, ma è impossibile non ravvisarne le profonde differenze. La forza politica, la forza di raccordo che erano del Pci, non sono certo dell’attuale Pd. Che non si presenta come il capolavoro di una contaminazione politica foriera di una più avanzata e valida cultura politica. È più evidente il collage, la fusione a freddo di tronconi ex partitici. Oggi vive anche un non irrilevante rimescolamento interno. Ma c’è anche molta divisione, separatezza localistica e non solo; personalismi accentuati; logiche correntizie e gruppettare, non prive di rese dei conti fra e al loro interno. Nel contesto di un non lieve depauperamento di classe dirigente politica. Del Pci, di quello della nostra realtà, si può dire quel che si vuole, ma non si può dire che non avesse classe dirigente. Era forte cemento una ideologia, oggi in avanzato sfracellamento. Ciò che è ancora cementificatore è il “sistema di potere” ex Pci e che oggi si manifesta attraverso il Pd. E oggi quel “sistema”, con la sconnessione ideologica, è crudamente stretto – si identifica – nel precipuo interesse del “potere” che lo distingue, lo conserva, lo accresce. Ed è qui che si è andata sempre più innestando e pervadendo la politica, di preoccupazioni e di interessi quasi meramente “gestionali”. Non ravvisare il detrimento della cultura di governo delle nostre istituzioni locali, significa occultare la realtà. Non fare una analisi approfondita. Stare solo sulla difensiva. Ciò non vuol dire che nella sinistra – in questa regione e nelle nostre realtà locali – non muova, con anche intensità e tormentato disordine, un dibattito di rinnovamento, che pure pone fra i suoi obiettivi anche quello di stemperare (o anche recidere) il condizionamento stretto di quel “sistema”. Una moderna cultura di governo deve essere l’approdo di una evoluzione politica che si disancora dalle mere e preminenti preoccupazioni gestionali del potere. Queste ultime sono mallevadrici di arroganza, di permalosi personalismi, di chiusura autoreferenziale, di parzialità. Qual è il raccordo politico oggi, fra le realtà romagnole in grado di favorire una politica di area vasta che ci vorrebbe? Per stare alle forze politiche più accreditate: quale raccordo fra Lucchi Sindaco di Cesena (che si ricandida per un secondo mandato) e il nuovo candidato Sindaco di Forlì per il Pd, Drei? Non c’è stato raccordo in questi cinque anni fra Lucchi e Balzani. C’è adesso, ci sarà dopo? Vasco Errani non sarà più alla guida della Regione il prossimo anno. Chi ci sarà? Faranno le primarie? Il “renzismo” si manifesterà, e come? A Ravenna chi sarà il prossimo Sindaco al posto dell’attuale? Se raccordo dovrà essere sarà tutto da definirsi ex novo con interlocutori nuovi, tranne Lucchi, se sarà ancora Sindaco. Qualcuno ha visto che ci sia una posizione romagnola del Pd della quale sono segmenti coerenti le linee dei programmi locali per queste elezioni? E se perfino il Pd (ex Pci) non è in grado di avere una politica di area, figuriamoci il resto. Il centrodestra delle varie realtà? Per favore! I grillini di ogni dove? Non scherziamo! Gli sparuti civili localistici? Ma dai! Chi, quali? Se l’”ambito Romagna” avesse la forza che dovrebbe avere, la preparazione della campagna elettorale avrebbe dovuto darne in qualche modo riscontro. L’imbellettamento che si fa con questa questione (seppur talvolta menzionata da tutti), compreso il Pd che si ricandida ovunque ad avere il potere locale, è trasparente nella sua vacuità di sostanza. Senza contenuti, né il senso di una proposizione. Solo ubriacatura di annunci. Siamo in una pochezza di dialettica politica che mette spavento. Ovvio che, in tanta pochezza, il “sistema” faccia almeno esso i suoi conti e le sue azioni. Per il resto, poco. Insomma: il quadro delle opzioni in campo, per queste elezioni, ma lo temiamo anche per quelle del prossimo anno, è assai deludente. All’osso è così: una parte cerca di conservarsi al potere (con un grosso sacco di liste elettorali, per far numero vincente); dall’altra parte c’è chi si propone solo di sostituirsi, ma più ancora semplicemente di esserci. Trovare una qualche prospettiva che sia di forte motivazione al voto è quasi arduo. Non, ovviamente, per i soldatini delle appartenenze e per i “tifosi”. Pur in tanta desolazione politica, per non dire di classe politica dirigente, tuttavia il senso del dovere del voto ci sprona a ricercare, anche se con un lanternino, qualcosa che ci indirizzi. (continua)
L.M.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:04 am
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