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Dalle parole ai fatti

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Walter Sacchetti

Il tempo delle elezioni è passato, le amministrazioni ormai si sono stabilizzate nei loro Organi elettivi e le nuove Giunte sono ormai costituite e pienamente operative.

Sono passati 100 gg dalle elezioni e i sindaci e le giunte hanno avuto modo di rendersi conto e di toccare con mano le varie problematiche, presenti sul territorio da loro amministrato.  A Cesena si è verificato un ampio cambio amministrativo con il nuovo Sindaco e Giunta. I molti problemi che prima erano conosciuti, ora sono tutti i giorni tangibili a chi amministra, ed è quindi alla loro soluzione che occorre cominciare ad operare.

La crisi che attanaglia il paese, che si dice stia terminando, e che si sente anche nel territorio Cesena, pone gravi problemi dal punto di vista sociale, soprattutto per le classi più povere che vivono di lavoro dipendente.  Esiste infatti per diversi il rischio della disoccupazione o della cassa integrazione.

Se si esclude il settore agroalimentare di trasformazione (che nel nostro territorio è una attività molto importante), tutti gli altri settori dell?industria, commercio, agricoltura, stanno risentendo della crisi, che non si sa quanto potrà durare, e con quale impatto sul tessuto economico e sociale.

E? importante che la Pubblica Amministrazione concentri i suoi sforzi, anche economici, per proteggere o almeno alleviare il forte impatto sociale che la crisi può avere sulle classi più deboli.

Un altro sforzo e un grosso impegno che la Pubblica Amministrazione deve compiere, che può aiutare la ripresa, deve andare nella direzione della semplificazione e nella sburocratizzazione del processo amministrativo e autorizzativo.

Un settore che ha avvertito e risente tutt?ora di questo grosso impasse è il settore edilizia, con tutte le sue autorizzazioni e permessi, che lo soffocano.

Credo che un grosso sforzo debba essere fatto , vista l?importanza che il settore riveste come volano per tutta l?economia. Dobbiamo avere la consapevolezza che da questa crisi uscirà un nuovo modo di fare edilizia, un modo di costruire diverso. Anche un?edilizia che dovrà essere rivolta ad altri utilizzatori finali diversi. Occorrerà infatti dare un grosso impulso all?edilizia sociale e per l?affitto concordato.

Nel frattempo, negli ultimi mesi, sono entrate in vigore nuove leggi e nuove norme a livello energetico e costruttivo, che cambiano radicalmente il modo di progettare e costruire (normative sul risparmio energetico e sui metodi costruttivi del c.a.). Si spera sempre che questo serva per qualificare di più il settore e di specializzare chi vi opera.

Di solito si dice che una crisi nell?edilizia, pur con tutte le sue negatività, serva almeno a ripulire o a risanare il settore. L?esperienza delle crisi del 1962 e del 1980/82, ci porta ad affermare che questo non è mai avvenuto.

Il settore nei momenti di euforia o boom viene ?battuto? dai più improbabili operatori, provenienti da settori diversi, senza competenza specifica, che decidono d? associarsi e intraprendere una operazione immobiliare, una sera al bar tra una maraffone e l?altro, abbagliati dai guadagni ipoteticamente stratosferici.

L?affacciarsi di questi operatori ha portato ad un incremento dei costi delle aree e dei prezzi finali degli immobili, con una qualità a volte dubbia.

Occorre inoltre considerare chi ha comprato da loro immobili, che devono durare nel tempo, si troveranno purtroppo che, in caso di qualche problema (difetti di costruzione), non troveranno nessuno che risponderà ad eventuali vizi, perché nel frattempo, finita l?operazione, la società sarà stata probabilmente liquidata. A chi si deve rivolgere l?acquirente che ha riscontrato vizi nella sua abitazione?

Per fare valere i suoi diritti, lo aspetta sicuramente un iter giudiziario difficile, tumultuoso ed incerto.

Qualsiasi attività ha bisogno di una crescita costante, non a strappi.

Infatti l?edilizia avrebbe bisogno di crescita costante, nei valori e nei volumi, sia per chi vi opera, sia per chi vi investe. Invece è sempre avvenuto il contrario.

Anche la Pubblica Amministrazione (Comune, Provincia, Regione), deve fare la sua parte. Prima delle elezioni tutti gli eleggibili convenivano nella necessità di semplificare le procedure, di renderle più chiare, di accorciare cioè l?iter di approvazione dei progetti e degli interventi. Non si possono aspettare anni per vederli approvati. Il ritardo di tempo purtroppo, soprattutto in questo settore, ha costi altissimi.

Gli amministratori devono tenere fede a questo impegno, adesso che è passato il periodo di ?Luna di Miele? del dopo elezioni.

Nel frattempo, nel mese di luglio, altri provvedimenti sopra accennati, sono stati approvati: il tanto atteso Piano Casa , e un aggiornamento della Normativa Urbanistica Regionale. Per quanto riguarda il Piano Casa, a mio avviso vale il detto ?la montagna partorirà un topolino?, perché a mio parere ben poco potrà contribuire al rilancio del settore edilizio.

I casi di applicabilità sono talmente selettivi e adattabili a situazioni che o non esistono o sono rarissime. Forse questa è stata una scelta giusta per evitare un inaccettabile assalto o uno stravolgimento del territorio.

Per quanto riguarda l?aggiornamento della Normativa Urbanistica Regionale, occorre fare alcune considerazioni.

Non si capisce perché non è stata fatta una riscrittura completa, ma è stato usato il metodo del sostitutore per punti, per parole, per commi o terminologie, che rende difficilmente comprensibile e mentalmente onerosa la sua rilettura e interpretazione. Per quanto riguarda lo snellimento esistono, in questo aggiornamento della legge, alcuni punti che vanno in questa direzione.

Ma credo che sia troppo poco. Viene lasciata ancora troppa discrezionalità e aleatorietà agli operatori della Pubblica Amministrazione. Le norme approvate danno loro ancora la possibilità di ritardare in modo pretestuoso, un iter amministrativo.

Occorre una forte volontà ideale e politica nella direzione della semplificazione e della velocizzazione degli iter burocratici..

Anche le categorie economiche con le loro rappresentanti del settore ( ANCE, API, Cooperative etc?) e gli ordini professionisti ingegneri/architetti/ geometri, devono fare la loro parte; dare il loro contributo.

Ci sono tecnici che si lamentano di avere ?consumato? ormai le scale degli uffici comunali (ed è vero!!) per istruire e completare una pratica, con a volte ?bastonature? morali e professionali anche da parte dei loro clienti. Poi quando si vede che c?è una variante a Cesena che viene approvata e in cui si inizia a costruire in 8/10 mesi, allora lo scoramento è massimo.

Presi singolarmente è perfettamente inutile che questi si piangano addosso, si lamentino e le loro Associazioni ed Ordini non facciano nulla.

Un ampio dibattito deve essere sollecitato ed iniziato subito, da tutti gli operatori. Devono sollecitare gli amministratori ad affrontare il problema.

Però mi sembra che l?amministrazione sia consapevole di questa situazione, che a parole voglia porvi rimedio.

Nel mio precedente articolo pubblicato su questo giornale, ho illustrato quelli che a mio parere potrebbero essere i punti critici su cui ragionare e le eventuali soluzioni che si potrebbero trovare.

Vediamo se qualcosa sarà fatto nel prossimo futuro
* Imprenditore

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:13 am
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