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Cultura: cos’è stato sbagliato?

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Ines Briganti

Sonoappena tornata dall’inaugurazione della mostra “Boldini, lo spettacolodella modernità” aperta a Forlì presso il Museo San Domenico, una mostrache potrebbe benissimo stare in una capitale europea. E io mi sento un po’ comeil Visconte Dimezzato: la mia metà d’origine forlivese gongola dicompiacimento, ma l’altra metà, di adozione cesenate, trasuda amarezza e ancheun po’ di invidia. So bene che questi eventi, e gli altri precedenti, sono resipossibili dalle tante risorse che nella cultura investe la Fondazione Cassa deiRisparmi di Forlì, investimento per altro che dà grande ritorno alla città. Alloraperò mi chiedo: come mai la Fondazione di Cesena non fece, a suo tempo, unascelta altrettanto lungimirante? Per rimanere con lo sguardo al passato, nonper nostalgia, ma per capire e spiegare il presente e contribuire a proporre ilfuturo -questo è il metodo che mi ha insegnato la Storia, dal quale mai midiscosterò – è onesto riconoscere che cosa è stato sbagliato nelle scelteculturali degli ultimi decenni nella nostra città. Non si vogliono muovereaccuse né dare giudizi ma semplicemente si vuole comprendere come certeopzioni, apparentemente efficaci, risultano poi affrettate e non opportune inquanto condizionano irreversibilmente i futuri progetti. Tre esempi: fuun’operazione straordinaria quella fatta sul recupero del complesso conventualedel San Biagio per trasformarlo in un centro di cultura, operazione elogiata einvidiata da molte amministrazioni locali per l’enorme potenzialità che illuogo rappresentava. Il San Biagio era nato per diventare Museo dell’Immagine,ovvero luogo di conservazione e fruizione di materiale audio, video,fotografico, legato alla produzione cinematografica nella sua totalità. Sonostate poi consolidate alcune specificità fino ad acquisire ruolo di elaboratoretecnico e di coordinamento di attività, eventi, rassegne nazionali edinternazionali legati al mondo del cinema. Un forte limite è stato però quellodi insediarvi anche delle abitazioni, la cui presenza spesso ne ha ostacolatoun più ampio e adeguato uso. Senza la presenza di insediamenti abitativi ilCentro Cinema avrebbe potuto ospitare molte attività culturali che gliavrebbero consentito di diventare un luogo di produzione culturale polivalente.Si sarebbe potuto, ad esempio, dare risposte positive anche alle richieste dispazi avanzate dalle tante associazioni culturali presenti sul territorio.Analogo fu, a mio avviso, l’errore commesso allorquando si destinò una partedel complesso Sant’Agostino pure ad abitazioni. Il Sant’Agostino avrebbe potutoessere, tanto per capirci, lo spazio equivalente del San Domenico di Forlì,ovvero il Museo Civico della Città, nonché luogo di esposizione di grandimostre. Avrebbe potuto e dovuto essere il progetto ambizioso con cui inserireCesena nel circuito dei grandi spazi espositivi nazionali con il coinvolgimentodi operatori pubblici e privati, nonché di risorse europee. Insomma, così comesi amava sognare, quello sarebbe stato “il grande luogo della artifigurative”. Infine, l’altro grave errore, di cui mi assumo tutta laresponsabilità, è stato quello di aver consentito l’insediamento del settoreUrbanistica negli spazi del ridotto del Teatro Bonci: una ferita inferta a quelluogo che non mi sono mai perdonata. Anziché cedere alla richiesta della giuntadi cui facevo parte, avrei dovuto incatenarmi davanti alla porta del teatro perimpedirne l’impropria occupazione. Non per cercare giustificazione, mal’impegno era che quel settore sarebbe rimasto per pochissimo tempo; purtroppo,come ben sappiamo, nulla c’è in Italia di più stabile del provvisorio. Facendoun piccolo sforzo di fantasia proviamo ad immaginare che cosa avrebbe potutoessere Cesena se il centro storico, piccolo ma armonico, raccolto, quasiintimo, fosse stato organizzato sull’impostazione culturale che era statadisegnata, rispondente a quattro poli di eccellenza: il polo del libro,rappresentato dalla Biblioteca Malatestiana (che il mondo ha riconosciuto suamemoria); il polo culturale polisemico, con il complesso del San Biagio e lasua eccellenza acquisita nel tempo; il polo della musica e del teatro,rappresentati dal Conservatorio, dal Corelli, dal Bonci; il polo museale edelle arti figurative identificato nel Sant’Agostino ristrutturato. Pur con lelimitazioni di cui sopra le amministrazioni locali che si sono succedute hannoinvestito molto nella cultura e nell’università; quello che è mancatosoprattutto negli ultimi anni, a mio avviso, è stata l’ organicità degliinterventi. E’ mancata una visione dello sviluppo culturale proiettata neltempo: c’è stato un proliferare di spazi e di attività la cui gestione è statalasciata spesso alla spontaneità, talvolta allo spontaneismo. In un contestogià di per sé a rischio frammentazione il corpusculturale della città risulta ulteriormente indebolito dal rinnovatoaffidamento a ERT della gestione del teatro Bonci, privandolo di quello che,insieme alla Biblioteca Malatestiana, costituisce un patrimonio unico nelcontesto regionale e nazionale e non solo. Su quello che sta succedendo oraalla cultura non so dire, o meglio: ho già altrove ampiamente espresso tutte lemie perplessità sulla organizzazione-gestione della Biblioteca Malatestiana esul “travaso” del San Biagio. Mi sembra di aver capito che sarà ilnuovo Dirigente ad organizzare il sistema cultura; aspetto fiduciosa anche se,purtroppo, decisioni importanti e condizionanti sono già state prese.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 10:10 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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