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Condanne della Magistratura. Si tace. Son cambiati i tempi? O cosa..?

     Giugno 27, 2017   No Comments

Due condanne per l’ex Presidente della Provincia Piero Gallina.

Ci troviamo di fronte a reati commessi. Non sono di quelli da far gridare un coro altisonante di sprezzante condanna morale. Pur avendo commesso i reati imputatigli la persona interessata non può essere considerata con giudizi negativi siffatti né può essere presentata in una luce esecrabile che non gli è propria.

Sgombrato quindi il campo da considerazioni e coinvolgimenti strettamente personali, si pongono invece considerazioni di ordine politico.

Queste non possono essere trascurate ed evase semplicisticamente.

Soprattutto certe forze politiche – su simili faccende – hanno il dovere di essere chiare e di assumere atteggiamenti e scelte che siano un’indicazione chiara di come la pensano e di come intendano la coerenza dei loro comportamenti allor quando sentenze precise della Magistratura giudicante coinvolgono pubblici amministratori e riguardano l’esercizio delle loro funzioni.

In primo luogo è necessario che di fronte alle sentenze dei tribunali non vi siano due pesi e due misure con i quali si giudicano i reati ed i rei.

Capita spesso che soprattutto da sinistra ci sia un giudizio differenziato a seconda che la sentenza di un tribunale e l’indagine della Magistratura riguardi un amministratore ed un politico della propria parte e del proprio schieramento o di un’altra parte e dello schieramento avverso.

Occorre, invece, un modo uguale di atteggiarsi.

Si difende la magistratura e si rispettano le sentenze dei tribunali?

Deve valere in ugual misura per tutti. Non solo per alcuni.

Una sentenza di colpevolezza può essere giudicata arbitrariamente nel merito dal fronte politico?

Può la politica decidere quali sono le sentenze gravi e quelle no?

Se è così ognuno arriverà a dire che è grave solo la sentenza che riguarda gli avversari e non i propri adepti?

Se si sostituisce la politica nel giudizio di gravità o meno di un reato allora sarebbe bene fare due cose. Uno, cambiare le leggi che implicano certi reati. Due, definire quali sono i reati che una volta sentenziati richiedano scelte politiche conseguenti e quelli no.

A certuni andrebbe ricordato che gridavano alla colpevolezza, prescindendo perfino dal tipo di reato che veniva indagato, anche solo di fronte ad un semplice avviso di garanzia. Quegli stessi chiedevano a chi era destinatario di un avviso di garanzia di fare un passo indietro, di retrocedere e dimettersi da incarichi pubblici in nome dell’opportunità di salvaguardare la questione morale e per l’interessato di meglio difendersi senza coinvolgere nelle imputazioni che lo riguardavano la responsabilità pubblica che ricopriva.

Molti hanno anche abusato ignobilmente degli avvisi di garanzia per dare addosso ad altri. Molti hanno ancor più ignobilmente cercato in ogni modo di fare arrivare ad altri un avviso di garanzia che ne comportasse la distruzione dell’immagine e dell’azione politica.

Tanto bastava un avviso di garanzia che se ne è fatto perfino un uso politico da parte di molti mascalzoni.

E’ probabile che sia anche capitato che taluni di quelli siano fra coloro che poi, magari, si sono trovati sentenziati di reato e non solo indagati o solo avvisati.

Come si dice: spesso chi di spada ferisce, di spada perisce. Però molte volte non è vero e dipende dalla parte politica in cui ti trovi e che hai servito.

Erano quelle categorie variegate di cosiddetti “giustizialisti” che ancora se ne trovano.

Noi ritenevamo e riteniamo che fino a prova contraria si è innocenti. Garantismo ieri e garantismo oggi. Senza distinzione di colore politico. Diverso è trovarsi di fronte a sentenze emanate. E’ vero che sono tre i livelli in cui si compie la giustizia in Italia. Occorre attendere l’ultimo ma l’opportunità politica è cosa che va posta su un altro piano e anche prima.

Davanti ad un avviso di garanzia si può e si deve poter aspettare. Diverso è davanti ad una sentenza. Magari perfino di secondo grado.

Va anche ricordato che a Cesena tempo addietro taluni si incaricarono di voler vestire i panni di strani moralizzatori. Fu fatto dimettere da assessore comunale il socialista Giorgio Bettini che era stato Presidente della Provincia. Sulla base di voci furono mosse azioni che non poterono sortire alcunchè. Però fu fatto dimettere e compromessa la sua immagine. Non molti, continuando a tenere atteggiamenti uguali di fronte a medesime questioni, non si associarono agli pseudo moralizzatori.

Il silenzio più assordante, su queste problematiche, da un po’ di tempo a questa parte, è quello del PD. Il partito di maggior peso nella nostra realtà (quello che incarna il sistema di potere vigente nel territorio). Quello che ha le responsabilità massime nei vertici amministrativi ed istituzionali locali. Quel partito che dicono sia il fatto nuovo ed innovativo della politica italiana. Quello che difende l’operato della Magistratura, che ne difende l’indipendenza. Quello che vuole bandire il malcostume politico. Quel partito nel quale sono gli ex PCI ed ex DS in gran numero e con palese egemonia. Dove sono pure gli ex DC ed ex Margherita. Dove ci sono altri che sono solo ex.

Quello dove stanno molti di coloro che “per un avviso di garanzia” chiedevano subito una dimissione. Il silenzio di quel partito è assordante.

Qualcuno potrebbe anche ritenere che non chiedono o non chiederanno mai un conseguente e corretto atto a qualcuno di loro che fosse interessato da sentenze di condanna in relazione a funzioni svolte come amministratore. Perché?

Perché quelli che operano nella Pubblica Amministrazione operano per loro e se qualcosa hanno commesso che non dovevano l’hanno comunque fatto per loro? Quindi non si allontana chi ti aiuta?

Insomma, non paga in alcun modo e mai chi è al servizio e servile di chi comanda? Chi comanda non può permettersi in alcun modo di chiedere dimissioni di chi è stato al suo servizio? Sarebbe come dire che anche se marginalmente esso stesso verrebbe schierato dalla parte della reità sollevata dalla Magistratura?

Chi vuole dare l’idea di avere il monopolio della superiorità morale non può consentire che qualcuno dei suoi appaia un estraneo a quella.

Silenzio assordante. Ma denso di problemi. E’ questo l’esempio e l’”educazione civile e               politica” che vuole trasmettere il PD?

Se sei al suo servizio fai sempre bene anche quando commetti cose che non si dovrebbe? Le colpe le hanno solo quelli che non sono servi del sistema imperante?

Il PD sta forse coniugando una nuova questione morale il cui parametro di giudizio è il servilismo anziché la legalità e la correttezza?

E’ questo il nuovo partito? E’ questa l’innovazione politica tanto conclamata?

Sarebbe meglio che facesse sentire la sua voce.

Quella seria a cui poter fare riferimento. L’ipocrisia già la conosciamo. E in questa c’è anche il silenzio assordante di questi tempi. E ancor più sarebbe meglio che sapesse muovere e tenere comportamenti necessari e conseguenti. Allora sì sarebbe un partito al quale guardare con interesse. Meriterebbe di essere guardato con interesse.

Per il momento è solo uno scarto: fra ciò che si vede e non si sente e quello che dice di essere. Queste riflessioni ci stanno eccome. Tutto tace, invece. La stampa, la politica, il sindacato, le forze economiche e sociali, i vari movimenti di varia natura. Zitti. Meglio non esporsi. Noi attendiamo gli atti resi doverosi dalla situazione. Non è questione di colori politici. È questione di Politica.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 8:59 pm
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