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Cesenati e Grande Guerra: non solo Serra

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Orlando Piraccini

Per un po’ avevo chiesto in giro, avevoteso l’orecchio per cogliere qualche segnale proveniente dall’interno dellaneopolifunzionale Malatestiana. Pensavo infatti che nell’anno del centenario serrianoe dell’inizio della prima guerra mondiale, anche per la memoria di GinoBarbieri “qualcosa” fosse in cantiere.  Forseche, come Renato Serra mirabile artista fu della parola, lui non è stato delsegno e del colore artista di straordinario valore (e come Serra combattente, ecome Serra scomparso giovane al fronte)?

Son sincero, adesso che sul Barbieri scrivo(e siamo a fine maggio) questa noterella: sarò felice se mi diranno, quando larivista sarà uscita, che mi ero sbagliato; che Cesena non s’era (certo)dimenticata di uno dei suoi artisti maggiori, di Serra al pari degno d’essercelebrato in questa tornata commemorativa della Grande Guerra (o della GrandeTragedia).

Qui dunque, senza troppo soffermarmi sullagrandezza dell’arte sua, che si suppone ai più nota specialmente come incisore,su Gino Barbieri vorrei riportare un paio di argomenti tra quelli trattati nelrecente convegno di “ArteLibro” al Palazzo dei Notai di Bologna, entro quelSalone del Podestà che proprio con l’aiuto del giovane talentuoso Gino erastato decorato all’inizio del secolo dal grande Adolfo De Carolis.

Il patrimonio cittadino. La primaannotazione riguarda la titolarità di Cesena come detentrice del principale“corpus” di memorie e opere del celebre artista. E’ di proprietà comunale il poderosonucleo di artistiche carte che, grazie alle segnalazioni dei compianti RenatoTurci e Cino Pedrelli, attorno alla metà degli anni ’70, riuscii a ritrovare“smarrite” tra i fondi librari della Biblioteca Malatestiana. Erano in pessimostato conservativo circa 160 carte tra disegni, incisioni e xilografie, oltre alastre e legni originali incisi: stavano insieme le opere facenti parte dellaraccolta civica fin dagli anni ’20 e i il ‘fondo’ donato alla città nel 1954dalla sorella del pittore, Dina (Adelaide) Barbieri, vedova Faivre, residentein Francia. Quel patrimonio ritrovato, debitamente censito, lo si vollemostrare a Cesena (l’esposizione fu allestita nel ’78, sotto il titolo Gino Barbieri tra liberty e avanguardie,la curai assieme al non dimenticato Romano Pieri), ma venne subito dopo d’urgenza“risanato” grazie ad un intervento dell’Istituto regionale per i beni culturali(disinfezioni, puliture, cartonature per i singoli fogli, il tutto dentro una“scatola” fabbricata ad arte) e quindi “alloggiato” presso la nascentePinacoteca Comunale all’interno del San Biagio: finalmente riunito aglisplendidi dipinti del Barbieri già della raccolta civica.

E’ bene ricordare (valutazioni a parte- ma potrei confessare fondati timori – sulla trascuratezza riservata oggi al patrimonioartistico comunale) che nel “Fondo Barbieri” sono inserite anche le tavolexilografiche che rimandano direttamente alla Grande Guerra, vissuta in direttadall’artista sulla costa e sull’altopiano veneti. C’è compresa anche la celebrecartella I soldati d’Italia, chetanto giovò alla chiara fama del loro giovane autore, già peraltro conquistatasul campo dell’arte fin dagli anni fiorentini.

Ecco perché – sottolineata pure lapresenza a Cesena di un altro cospicuo nucleo di opere presso la Cassa di Risparmio- del “nostro” Barbieri si dovrebbe già tanto parlare (e mostrare) in questo 2015pur saturo di commemorazioni (ma forse qualcun dirà che si vuol attendere il2017, per un più “degno” centenario della morte dell’artista-combattente?).

Memorie e risarcimenti. Non so, spero:che la figura d’un cesenate “doc” qual è stato Cino Pedrelli venga giustamenteevidenziata durante quest’anno serriano. Tanto lui ha fatto per il Renatoletterato; ma pure sul Gino pittore quanti indizi ha svelato, dopo che nelvuoto era precipitata la sua memoria, tramontato il tempo degli “osanna” diregime all’eroico artista combattente? Sono da ricordare gli scavi dellostudioso cesenate sulla famiglia e la nascita (26 novembre dell’anno 1885) diGino (all’anagrafe Luigi Giovanni), sulle dimore cittadine della famigliaBarbieri, sul nascente talento del giovane pittore quand’era studenteall’Istituto Magistrale di Forlimpopoli, sulle tendenze politiche “visibilmenteindirizzate in senso repubblicano”. Non sappiamo forse grazie a Pedrelli che fuin viale Mazzoni la casa dove nacque Gino Barbieri, nel palazzotto cheanticamente fu sede universitaria? E che bella la storia narrata dallo stessosulla “casa blu” in cima al Monte Sterlino, edificio popolare, macaratteristico, dove per un po’ il giovane abitò con la famiglia: osservataproprio da Renato Serra tra gli scorci cesenati del suo Esame di coscienza di un letterato («…E quella casa là di fronte,improvvisa come uno squillo: la facciata con l’intonaco crepato, e lefinestrine buie; una pennellata d’oltremare, così crudo, così fresco»), edescritta da Manlio Dazzi, ottimo bibliotecario della Malatestiana, comeambientazione del suo romanzo Citta.Giorni di contumacia.

A Pedrelli si deve poi la scrupolosaconsultazione di un inedito epistolario pisano comprendente anche le lettere ecartoline postali inviate da Barbieri all’amico cesenate Ugo Magnani a partiredall’anno 1900 e fino a pochi giorni prima della morte, nel novembre del ’17 («Mitrovo sulle montagne del confine in prossimità dell’altipiano dei 7 comuni…»).E scrive spesso ricordando la “sua” Cesena. Scrive a proposito dei suoiconcittadini che hanno “tanto cuore puro”, scrive del suo dolore per la mortedi Renato Serra («…ho pianto quando ho appreso la morte di un confratello divalore figlio della mia stessa terra»).

Scrive Barbieri anche sulla propriacondizione di artista, su Firenze diventata di fatto la sua città d’adozione.Quella città che tanto gli stava offrendo in notorietà, ma non (e se ne lamentaassai) sostenibili qualità di vita, anche se la protezione del celebre DeCarolis valeva a procurargli buoni successi ai concorsi accademici, qualchecommissione di ritratti e specialmente proposte di collaborazione in campoeditoriale; talune prestigiose come per la rivista L’Eroica e per le copertine di libri pubblicati da Angelo FortunatoFormiggini. E scrive, ancor prima di arrivare al fronte, della sua sinceraadesione alla guerra, che fu certo di matrice risorgimentale all’inizio e poiforse più motivata dal pensiero interventista e nazionalista che fu diD’Annunzio, verso il quale Barbieri ha dimostrato (ritraendolo anche) più d’unsemplice segno d’ammirazione.

In una lettera, fra le tante scritteall’amico Magnani, il soldato volontario Gino Barbieri sostiene con forza che «…ormaisiamo in ballo e bisogna ballare e se Dio vuole speriamo di dare anche unabuona lezione. Io andrò presto sottotenente… e viva l’Italia». In altrecorrispondenze, tra il 1916 e il ’17, più volte si dice poi dispiaciuto delpoco tempo a disposizione per fare arte, mentre la vita militare, a Malamoccospecialmente, sembrerebbe apparirgli d’ordinaria e a tratti perfino meschinaquotidianità. Avrebbe voluto fare il disegnatore al fronte; fare (e riprendere)la guerra “dal vero”. Intercederà proprio D’Annunzio allora, e Barbieri sarà inprima linea con i “Lupi di Toscana”, sull’Isonzo: a incidere legni per le suexilografie di guerra durante le lunghe giornate di trincea. E a combattere finoal sacrificio della vita.

E’ noto che dopo la tragica, eroicamorte del tenente cesenate, in uno scontro notturno col nemico a Monte Zomo diGallio, sull’Altopiano di Asiago, tra il 16 e 17 novembre del 1917, il “caso”dell’artista-soldato Gino Barbieri, è stato notevolmente propagandato, fino adessere elevato a mito dalla retorica fascista. Mentre Cesena (con due mostrealla Biblioteca Malatestiana, nel 1922 e nel ’37) provava a ricordarlopiuttosto per il valore d’artista che come «il pittore delle trincee», l’«eroe della Romagna guerriera», cantato di sovente suigiornali del ventennio. Qualcuno urlò scrivendo sulle colonne del “CorrierePadano” (anno 1937) che «l’Italia, madre di poeti e d’artisti, di romantici edi eroi ha Gino Barbieri fra i primi giovani della Romagna che cadderovolontari nella grande guerra».

Andrebbero dunque rivisti oggi quei Soldati d’Italia dell’artistacombattente, pubblicati dall’editore veneziano Fabbris, e presentati per laprima volta alla mostra fiorentina del ’17 (Esposizionedel Soldato) di Palazzo Davanzati: figure dolenti dentro trincee di fango,negli accampamenti improvvisati, nelle interminabili veglie, intenti aspidocchiarsi. Non c’è azione di guerra nei disegni e nelle xilografie diguerra di Gino Barbieri. Ci sono Eroi veri nella loro dura quotidianità, nellapiù trepida attesa d’una tragedia sempre imminente.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 12:13 pm
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