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Centro sinistra dopo le primarie. Si deve davvero voltare pagina

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Sandro Gozi

Il conto alla rovescia è partito. Le elezioni politiche sono alle porte. Voteremo in febbraio. E voteremo con vecchi e nuovi protagonisti che alcuni non si aspettavano e altri davano per scontati. Per la sesta volta rivedremo la candidatura di Berlusconi…Non credo vadano aggiunti dei commenti: un vero record negativo per qualsiasi democrazia occidentale, la distruzione della destra. E per la prima volta potremmo assistere alla candidatura di un “non candidato” come Monti, che ha giustamente deciso di “staccarsi la spina” dopo la decisione del PDL di anticipare la campagna elettorale nella sua nuova versione antieuropea e “antiMonti”. Dal canto suo, il centrosinistra, rafforzato e rinfrescato dalle primarie per il candidato premier, dalla bella sfida tra Bersani e Renzi, dovrebbe fare soprattutto due cose. Dovrebbe – soprattutto Bersani – mantenere l’impegno preso con milioni di elettori e praticare un profondo rinnovamento della politica e di chi la fa. Un rinnovamento basato sulle competenze e non sulle fedeltà. Un rinnovamento basato non (solo) sull’anagrafe ma sui curriculum dei prossimi membri di governo e parlamento; certamente non basato sulle magliette indossate alle ultime primarie. Perché le magliette sbiadiscono presto, si strappano, e poi rimangono solo le (in troppi casi eccessive…) ambizioni personali: a danno dei territori, del PD e del Paese. Il centrosinistra non ha bisogno né di fedeli, né di peones, né di amministratori a fine corsa nella nuova legislatura. L’Italia non può permetterselo: il lavoro che abbiamo davanti sarà durissimo, richiederà competenze, coraggio e professionalità e si snoderà tra Roma e Bruxelles. Quindi in Parlamento pochi schiacciatasti, pochi fedelissimi, e molti esponenti che siano leali e competenti, che conoscano i territori ma che abbiano credibilità e influenza per agire nelle istituzioni. Dovremo poi evitare di parlare del “ritorno della politica” dopo Monti, come se negli ultimi 15 anni ci fosse stata una buona politica…. Tantissimi italiani, soprattuto i più giovani, a destra come a sinistra, tranne che nel lontano 1996, questa meravigliosa politica che dovrebbe tornare non l’hanno mai vista. Hanno visto timidezze, incertezze, imbarazzi, incapacità di comunicare, spocchia, e poi logiche correntizie, una finta superiorità morale, conflitti di interessi, abusi di potere, provincialismo, egoismi, corruzione, nessuna sana praticità e un coraggio inesistente. Dopo il 2 dicembre, possiamo e dobbiamo spazzare via tutto questo. Una nuova sinistra è una sinistra consapevole che per fare giustizia sociale bisogna aiutare i veri esclusi, donne e giovani innanzitutto. E i piccoli e medi imprenditori che non ce la fanno più, con conseguenze drammatiche sull’occupazione e sui territori. Soprattutto, la nuova sinistra è aperta, non chiude le porte a chi ha idee riformiste ma non “ortodosse” in base ai canoni tradizionali della sinistra italiana. Insomma, non insegue il vecchio, non torna indietro ad ogni difficoltà ma ha il coraggio di costruire una nuova proposta politica. E’ su questo, non su inutili etichette tanto vecchie quanto vuote, che dobbiamo confrontarci, soprattutto dopo il grande successo delle primarie del 2 dicembre. Primarie che dovranno servire anche per assicurare un’azione coerente di governo, pretendendo da tutti e in particolare da Sinistra Ecologia e Libertà, un leale rispetto della linea politica che ha prevalso nella competizione. Quindi non si tratta né di rinegoziare il “fiscal compact” né di rinazionalizzare, né di smontare le riforme del mercato del lavoro o delle pensioni. Si tratta piuttosto di rafforzare il piano europeo per la crescita e l’occupazione, di spingere affinchè la spesa per gli investimenti non venga considerata come debito pubblico (battaglia da fare a Bruxelles e che può portarci ad un allentamento assolutamente indispensabile del patto di stabilità per gli enti locali); di risolvere in via definitiva il drammatico errore degli esodati; di puntare con convinzione sull’apprendistato ed estendere progressivamente l’assicurazione sociale ad un numero maggiore di contratti flessibili.

Un centrosinistra che sappia affrontare i grandi temi di società con coraggio e in sintonia con il comune sentire della maggioranza degli italiani.

Dobbiamo veramente voltare pagina: sulla libertà di scelta, sui diritti civili, sulle convivenze, ad esempio, gli italiani sono molto più laici, più avanti e più aperti della politica romana, per non parlare di una destra che si vanta di essere becera, come ci ricordano Alfano e Giovanardi appena possono.

Né possiamo gridare al colpo di stato ogni volta che si discute di riforma della giustizia, per venti anni terreno privilegiato di scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani a danno di tutti i cittadini che mettano piede in un tribunale; o delle carceri italiani, da cui invece tutti tranne poche eccezioni si sono tenuti lontani..: per la giustizia ingiusta e inefficiente, per le carceri disumane, per la lentezza dei processi, siamo il più condannato dalle istituzioni internazionali e comunitari dopo la Russia e l’Ucraina….

Dobbiamo avere davvero a cuore l’individuo, e di riflesso i diritti civili: difendere la sfera più intima della persona, compiere delle vere conquiste di civiltà. Ci siamo tanto preoccupati dello spread finanziario: ma lo spread dei diritti tra Italia ed Europa è molto più grave, e ci ha già portato ad un default democratico!

Allo stesso modo possiamo salvare il Paese e l’Europa dall’ossessione per la finanza, spostando l’asse economico su quello che è il nostro traguardo: il futuro e la democrazia, in economia e nella società. Dobbiamo riformare il modello economico dominante in senso progressista, con una scelta netta per una nuova politica della conoscenza, una politica “predistributiva”, che punti su una scuola migliore, su una formazione professionale più efficace, su una ricerca più al servizio dello sviluppo e del rapporto con l’impresa. Dobbiamo riaffermare il primato della politica, la lotta contro le crescenti disparità di reddito e le derive finanziarie dell’economia. Per prevenire i fallimenti del mercato anziché tentare di correggerli dopo. Per diminuire le disparità di reddito che stanno rendendo i poveri sempre più poveri e stanno letteralmente uccidendo il ceto medio.

Dobbiamo lottare in modo duro contro le oligarchie e le corporazioni economiche e contro tutti i conflitti di interesse, avviando un nuovo ciclo di liberalizzazioni economiche e programmando una vendita progressiva di buona parte del patrimonio pubblico. E’ la via maestra per trovare nuove risorse per la crescita e l’occupazione, dato che i livelli di imposizione fiscale hanno raggiunto livelli insopportabili e controproducenti. Non si tratta di salvare il capitalismo – si salva da solo… – né di rifondarlo, ma di collocare al centro il lavoro e la produzione reale.
Dovremo poi rilanciare la politica europea dell’Italia. Pressati dai nuovi populismi e nazionalismi, indeboliti dalla timidezza e dalle incertezze degli europeisti, sinora non abbiamo impedito la frammentazione dell’Europa in tante piccole patrie chiuse e impotenti. Per evitare di finire schiacciati dal populismo, per rilanciare l’Europa, il federalismo democratico è l’unica via percorribile.

Nonostante tutto, quindi, abbiamo la possibilità di essere migliori. Di accompagnare l’Italia e l’Europa fuori da questo momento grigio, da questa melma in cui tutto è indistinto, tutto è incolore. Ciò dipenderà anche da chi ci rappresenterà in parlamento, da chi sarà al governo, dalla coesione delle diverse forze politiche che formeranno la nuova maggioranza. Ma dipenderà soprattuto dalla voglia e dalla forza del centrosinistra di ridare speranza all’Italia.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:24 pm
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