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Cambiare politica

     Giugno 27, 2017   No Comments

Appena prima di andare in stampa. La lettura di alcuni autorevoli interventi sui maggiori giornali nazionali ci conferma l’avvedutezza e la bontà di molte nostre argomentazioni sulle quali insistiamo da tempo. Non ultimo anche in questo numero. Se un po’ alla volta, anche se sempre troppo lentamente, esse prendono piede ed autorevole diffusione è comunque un buon segno. Chissà!
C’è una politica molto povera. La credibilità dei partiti è ai minimi termini. La classe politica risalta per pochezza. Vale anche per la cultura politica. Non si può essere contenti. Men che meno c’è da gioire. Questo stato comporta l’indebolimento della nostra democrazia, non il suo rafforzamento.
Per il quale, invece, è fondamentale che vi sia un vero rilancio della capacità politica di riacquistare fiducia e credibilità. Ma occorre un profondo rinnovamento. Culturale e di classe dirigente. Siamo nel bel mezzo di una fase eccezionale, per difficoltà, ma anche per opportunità. Sempre che si sappiano cogliere e ben indirizzare. Questa insoddisfacente seconda repubblica va condotta al suo epilogo. Purtroppo dobbiamo attenderci almeno l’avvio del rinnovamento da parte di coloro che portano la responsabilità dello stato attuale. Ma la situazione è tale che anche essi devono essere indotti a darsi una mossa. Se poi di destassero finalmente anche molti cittadini e le parti più vive della società ne sarebbe favorito il processo evolutivo. C’è quindi motivo di essere scettici, ma soprattutto non vogliamo dismettere di sperare. Dopo il governo Monti è impensabile – e sarebbe colpevole – il semplice ritorno alle situazioni politiche precedenti. Il bipolarismo incentrato sul berlusconismo e sull’antiberlusconismo, se ancora del tutto non è arrivato, va condotto al suo definitivo capolinea. Al nostro paese necessita la riforma costituzionale ed il riassetto funzionale delle istituzioni. Un più adeguato e democratico sistema elettorale. Non possiamo affrontare il tempo presente e quelli prossimi, così complessi e difficili, avendo una politica che è capace solo di scontrarsi e di non offrire appropriate soluzioni. Il sistema politico non può restare lo stesso di questi anni. “I partiti sono vuoti a pardere. I partiti sanno solo fare danni. Ecco perché non servono più. Questi finti apparati sono diventati i servi del governo composto dai tecnici. Il Pdl si è mangiato la leadership. Il Pd è terreno di scorrerie. L’Udc farnetica.” Un recente articolo di Giuliano Ferrara. Un bel quadretto, non c’è che dire! “E’ la sopravvivenza di partiti morti che rende vivace la protesta e legittima l’insopportazione della politica come oggi appare”. “ Viva i partiti – dice Giuliano Ferrara – se i partiti sono cose che costano poco, invadono poco lo spazio pubblico, e agiscono come collettori di altre forze vive (della società) a favore di una leadership e di un programma, di idee modeste ma credibili.” Per Ferrara fallirono i tentativi di tornare a una nuova mappa partitica, dai governi D’Alema alla Bicamerale. Sono fallite le due ipotesi di riforma dei partiti: Berlusconi doveva strutturare un cartello elettorale un partito leggerissimo; Veltroni aveva promesso una vocazione maggioritaria del Pd. Nella contrapposizione di cui solo sono stati capaci, questi due partiti si tenevano in vita insieme. Quando il paese ha bisogno d’altro invece di solo acerrimo e contrapposto conflitto essi non possono più autoalimentarsi vicendevolmente. Oltre al fatto come scrive Angelo Panebianco che “Partito democratico e popolo della libertà non hanno raggiunto, e forse mai raggiungeranno, la fase del consolidamento, quella che…arriva a condividere una identità e si impegna con determinazione a difenderla”. Essi al loro interno non hanno una comune identità. Il Pdl è messo male. “Raramente i partiti carismatici sopravvivono al declino plitico dei loro fondatori”. Il Pd è pure messo male. “Quel partito nacque da una quasi fusione fra partiti preesistenti. Che non fu una fusione vera e propria (come anche dimostra la vicenda del tesoriere della Margherita). Ds e Margherita furono ben attenti a non mettere in comune le cose importanti. Ne è derivata una struttura fragile e solcata da mille divisioni e diffidenze, frutto di differenti storie e differenti identità che non sono mai riuscite ad amalgamarsi per davvero”. In Italia un rinnovamento politico richiede anche che si superi la regola che invece continua imperterrita e che nel Pd trova maggiore conferma: “ si cambiano le sigle, si scompongono e ricompongono i cartelli elettorali, al fine di assicurare ai dirigenti (sempre i soliti) la permanenza”. Che per il bene del paese e per sperare in un rilancio della politica occorra andare oltre queste maggiori formazioni politiche così come sono adesso, lo si deriva dal guardare i tentativi assurdi che fanno per tirare la giacchetta al governo Monti. Il Pdl che vuole farlo apparire come continuatore del suo programma. Il Pd che, come vorebbe Veltroni, ritiene che “Monti stia realizzando…il riformismo del primo governo Prodi.” Invece di tirare la giacca di Monti farebbero bene a destra come a sinistra a riflettere che Monti è il risultato del fallimento del centrodestra di affrontare la crisi e della incapacità del pd di proporre una alternativa credibile. Il Pdl sta perdendo pezzi al suo interno. Sta sfarinandosi alquanto fra tesseramenti falsi e preparativi di fuga. A sinistra, nel Pd è più che altro come dice Massimo Salvadori: “il Pd sta offrendo scarsa prova di essere in condizione di presentare una leadership incisiva per quel che concerne vuoi il programma vuoi le caratteristiche del suo gruppo dirigente, diviso nelle varie correnti.” “Il Pd è recentemente cresciuto più per i vizi e i difetti del berlusconismo che per virtù propria”. “ Quasi ogni volta che il Pd deve pronunciare dei sì in tema di alleanze di governo, candidatura alla premiership, politiche economiche e sociali, diritti civili, questioni etiche, laicità,ecco emergere le difficoltà legate alla sua origine. L’essere nato da un amalgama di componenti che, non approdato a una positiva dialettica pluralistica, provoca contrasti non risolti, veti e controveti, la mancanza di strategie condivise, alimenta minacce di nuovi scollamenti.” Sarebbe bene porsi in modo attivo dentro questa fase della vicenda politica italiana. Per non restare a guardare se per caso ne deriverà qualche auspicabile rinnovamento. Ma per cercare di essere in qualche modo partecipi del tentativo e per concorrere ad indirizzarlo. Sarebbe bene che la cultura laica, liberale e democratica non restasse ai margini del dibattito attuale. Mancherebbe un’essenziale risorsa per imprimere rinnovamento alla cultura politica.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:37 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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