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BUROCRAZIA LENTA E ONEROSA

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Walter Sacchetti

Sono circa 2 mesi che, fra i provvedimenti che il Governo deve varare per il rilancio dell’economia, si parla del cosidetto “Piano Casa”.

Fin dal primo momento, questo provvedimento, ha scatenato varie polemiche su diversi punti, che ritengo folcloristici e propagandistici, ma soprattutto perché scavalcava le competenze regionali. Su un solo punto, quello relativo alle semplificazioni delle procedure per l’ottenimento delle autorizzazioni a costruire, è stato riscontrato un consenso pressoché unanime, condiviso da istituzioni, enti, associazioni e cittadini.

Infatti ogni privato cittadino o impresa che ha avuto o abbia tuttora in corso una pratica per ottenere un’approvazione in un piano edilizio urbanistico o un’autorizzazione a costruire, ha potuto provare sulla propria pelle quanto tempo e quanto lungo sia l’iter burocratico cui deve sottoporsi, con la conseguente perdita di tempo, per non parlare poi dell’odiosa richiesta di fidejussioni che il privato cittadino deve sopportare .

E’ forte infatti il malcontento da parte di cittadini ed imprese e adesso che siamo prossimi alle elezioni, i vari candidati nel corso degli incontri , hanno potuto rilevare quanto questo malcontento sia forte e diffuso.

Sicuramente ogni candidato ha promesso di porvi rimedio: vedremo cosa succederà.

Occorrono infatti 2/3 mesi per approvare una semplice DIA, 10/12 mesi per ottenere un permesso di costruire per una semplice abitazione o 3-4 anni per vedersi autorizzare un piano di recupero o un’area di trasformazione per insediamenti abitativi e, ancora più grave, per insediamenti produttivi.

Questo è ciò che avviene a Cesena (non molto dissimile da altri Comuni vicini), ma il consolarsi con “ il mal comune mezzo gaudio” è semplice cinismo o masochismo.

Basti pensare che attualmente a Cesena, ha iniziato solo da poco a dispiegare i suoi “effetti” il PRG 2000, impostato e iniziato nell’anno 2000; il che vuol dire che ci sono voluti ben 8/9 anni per approvarlo definitivamente!

Un piano che accanto ad alcuni punti lungimiranti (aree di perequazione per gli insediamenti abitativi (ERP) e produttivi) accosta scelte per le aree produttive vecchie e inadeguate.

Non sono state infatti previste aree per la logistica; cosa estremamente grave considerando che Cesena è una dei più importanti svincoli per la viabilità (A14-E45) e che Cesena vantava in passato il più vasto parco autotrasportuale d’Italia. Da anni però è in grave crisi e perde in questo modo , dalla mancanza di insediamenti di logistica, nuovi motivi di lavoro.

Per non parlare poi delle opportunità lavorative che poteva offrire agli studenti di informatica.

La gestione dei centri di logistica e la tracciabilità dei prodotti nei loro spostamenti, potevano creare opportunità agli studenti di informatica e possibilità di collaborazione fra università ed industria.

Vi sono poi norme di attuazione rigide, che si sono dimostrate di difficile attuazione, quando calate nel proprio contesto di applicazione.

Si deve poi aggiungere una scarsa flessibilità da parte dei tecnici comunali, per norme da essi stessi create, ed una mancata chiarezza delle stesse. E’ preoccupante, se vera, l’affermazione fatta da parte di alcuni tecnici comunali nel corso di un incontro con tecnici progettisti, che hanno affermato, che con l’attuale strutturapossono approvare al massimo 4/5 progetti all’anno. I progetti presentati attualmente sono circa 40/42. Quindi c’è qualcuno che dovrà aspettare 8/10 anni!!

Vi sono molti progetti che sono stati bloccati per richieste pretestuose e costosissime da parte di Hera.

Tanti sono gli enti (Regione, Provincia, Asl, Arpa, Hera , Telecom. Consorzio bonifica, Autorità di Bacino, Soprintendenza Archeologica, Certificazioni VIA, VAS etc. etc.), che concorrono nelle fasi all’esame ed all’approvazione di un piano . Per non parlare dei tempi delle famose “conferenze di servizio”, nate per abbreviare i tempi, e che invece sono dei palliativi, che impiegano mesi per prendere una decisione definitiva.

Ora poi si sono aggiunte le norme europee sugli appalti per le esecuzioni delle opere di urbanizzazione a scomputo, le quali non potranno più essere eseguite direttamente e la loro gestione pubblica e le relative conseguenze porteranno ancora un ulteriore allungamento dei tempi.

Le soluzioni che mi sento di proporre sono le seguenti:

1)- Potenziamento e riorganizzazione degli uffici comunali – Coordinamento fra gli uffici ed univocità di interpretazione delle norme

– Eliminazione delle interpretazioni personali

– Forte imput dirigenziale e politico, sugli obiettivi, sempre però nel rispetto delle Leggi

– Procedure certe

– Revisione della normativa regionale che recepisca semplificazioni

– Collaborazione fra uffici tecnici comunali e provinciali

2) Ricorso alle procedure superDia per la gestione delle autorizzazioni più complesse, però con idee chiare e certe sul percorso amministrativo, coordinazione e unificazione delle competenze della parte urbanistica ed edilizia.

3) Partecipazione diretta dei vari enti competenti (Hera, Arpa, ASL, Enel, Telecom, etc..) con una conferenza di servizio permanente, con distacco presso gli uffici comunali di loro tecnici per 2/3 giorni alla settimana, per il controllo e la gestione dei progetti nel loro iter, unitamente ai tecnici comunali.

4) Tempi massimi per l’approvazione (6 mesi per concessioni, 1 anno per l’approvazione relativa alle aree di trasformazione), quindi uso del silenzio assenso. Scaduto tale termine, possibilità di presentare autocertificazioni dei tecnici progettisti , prevedendo inasprimento delle sanzioni in caso di dichiarazioni mendaci.

5) Eliminazione della pretesa di fidejussione da presentarsi solo per iniziare la procedura di approvazione del piano, infatti in questa 1° fase il Comune non deve essere garantito di nulla, non si deve tutelare di nulla.

6) Eliminazione della fidejussione richiesta ai privati per il rispetto dei requisiti energetici nel caso in cui si usufruisca del bonus previsto in questo caso. Vi immaginate un privato cittadino, un pensionato o un operaio che non sa cosa sia una fidejussione e recandosi in banca per ottenerla, gli viene richiesta una garanzia personale o ipotecaria o addirittura di vincolare una somma che gli servirà per costruire la casa?! Il Comune si deve assumere l’onere di controllare eventuali abusi, non scaricare sui cittadini la propria incapacità.

Questo intervento è un contributo per affrontare problematiche che sicuramente chi sarà chiamato ad amministrare la città non potrà certo eludere, anche per contribuire a risollevare un’edilizia ormai in crisi profonda. Il bene di un settore trainante come l’edilizia è il bene di una città: lavoratori, famiglie e dei cittadini in genere.

 

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:07 pm
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