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Arroganza di potere. Borghesia batti un colpo

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Franco Pedrelli

“La società era quella che era, immutabile, nelle sue strutture gerarchiche di classe; il popolo doveva accettare la sua condizione, sottomettersi benevolmente all’autorità e vivere in armonia con i suoi padroni, ai quali era affidato il compito di educarlo moralmente e di sollevarlo dalla miseria con opere di carità e di assistenza” (Emilio Gentile, Le origini dell’Italia contemporanea).
Siamo agli inizi del ‘900, quella appena riportata era la visione del cattolicesimo conservatore, restio ad accettare i profondi cambiamenti che l’industrializzazione stava apportando alla società italiana, in termini di accresciuta consapevolezza sociale, autonomia economica, presenza politica. Visione dominante del cattolicesimo di allora, sebbene piccole élites ne iniziavano a contrastare efficacemente i presupposti, creando i futuri modelli, dai quali scaturiranno poi leader, statisti e formule vincenti di governo.
Le recenti amministrative sembrano aver riportato a Cesena le lancette del tempo a quello scorcio di inizio ‘900, dove il gruppo di potere dominante, non oso parlare di partito per rispetto nei suoi confronti, è nuovamente riuscito a proporsi come portatore delle èlites del cambiamento, per poi riaffermarsi subito dopo quale paternalistico continuatore di sé stesso: il popolo deve accettare la sua condizione, sottomettersi benevolmente all’autorità e vivere in armonia con i suoi padroni. E’ l’arroganza antica di chi pretende di sapere cosa sia bene per gli altri, di come gestirlo sia nei modi che nelle quantità. Un’arte sapientemente curata e migliorata nei decenni di potere, “scavidando” con non minor cura i vincoli legislativi, siano essi di bilancio, sia di trasparenza, anzi facendo in modo che questi diventino magari fattori di encomio.
Poco male se il mercato subisce incursioni quotidiane da parte del settore pubblico, che la semplificazione amministrativa sia appannaggio più di formule che di sostanza, che un nuovo modello di welfare sia già una necessità incontestabile, che lo sviluppo economico e sociale imponga di uscire da desueti riti e formalismi di facciata. Il mantra rimane che occorre “sottomettersi benevolmente all’autorità e vivere in armonia con i suoi padroni”.
L’azione del governo locale di oggi lascia da parte le formule scientifiche del passato, le attenzioni, opera direttamente senza timori, forte di un potere di investitura diretta, che travalica il significato stesso del voto, tanto è questa azione paragonabile a quella del Principe. Dispotica a tratti, personalistica sempre, umorale e vendicativa ancor più. Ecco che il panorama degli incarichi si popola di personaggi, la cui principale caratteristica è l’appartenenza incondizionata al Principe, al suo volere, persi per strada i criteri di selezione per competenza e titoli, qualità che non sempre insistono nei gruppi di potere, specie se ridotti. Tuttavia anche un Principe ha necessità di raccogliere consenso, per questo la sua azione è sempre tesa al mantenimento delle “opere di carità e di assistenza”, specie in momenti di grande crisi come quelli attuali, creando in continuazione occasioni, siano esse cooperative di servizi, sociali, partecipate e via discorrendo.
In tutto questo contesto rimane però assente un settore non trascurabile, quello che grazie al suo contributo permette il sostentamento della gestione sociale, il mondo dell’impresa, con associata la finanza. Lo stesso a cui compete il primario compito di redistribuzione del reddito tramite la forma lavoro, vero e insostituibile strumento della realizzazione democratica. Dove sono gli imprenditori allora, siano essi singoli o in associazione? Sinora sembra abbia prevalso tra di essi la scelta di “vivere in armonia con i suoi padroni”, ovvero di accontentarsi di qualche opportunità, anziché costruire un comune e forte sistema di rilancio, grazie al quale dare futuro alla società di tutti e non di pochi.
A parte qualche timido segnale di qualche associazione di imprenditori, il resto è sperduto nel mare del conformismo, quello stesso venuto molto utile quando di trattava di fare affari tra pubblico e privato, di poca efficacia oggi, quando gli affari si debbono fare guardando oltre i confini, in quell’estero dove la concorrenza non la si combatte con l’appartenenza ma con la competenza, questa valutata non da “amici” ma da veri clienti. Al mondo imprenditoriale il messaggio “batti un colpo se ci sei!”. Sì, perché il grande rischio di oggi è che mentre la Terza Rivoluzione Industriale è in corso, a Cesena stiamo tornando agli albori della prima.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:08 am
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