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ANCORA IN VISTA DEL 2009

     Giugno 27, 2017   No Comments

Ho scritto un articolo per l’ultimo numero de il Popolano, periodico del PRI di Cesena. È riproposto integralmente qui di fianco Affermavo che sarebbe utile per Cesena e per la politica locale che si potesse aprire una stagione di alternanza. Ma attualmente non ne vedo le condizioni. Anche se è un obiettivo che non può non essere caro a chiunque sia davvero democratico. L’alternanza è sembre un bene e fa sempre bene. Magari una alternanza che non si limita a sostituire uno schieramento con un altro semplicemente per cambiare i suonatori lasciando inalterata la musica. Affermavo che necessita soprattutto un cambiamento di spartito musicale.

È questione di cultura di governo di innovazione amministrativa e di rinnovata, moderna e responsabile classe dirigente politica ed istituzionale. Se alternanze non sono nel più vicino orizzonte, almeno si possa operare per qualche sostanziale mutamento di qualità dirigenziale e di cultura di governo. Mi lasciavo andare anche alla speranza che qualche segnale potesse esserci nell’ambito politico locale. Un articolo decisamente innocuo. Rivolto al PRI in particolare che data la situazione che lo riguarda e che lo circonda mi pare stia sottovalutando che le prossime elezioni amministrative sono assai ravvicinate. E non mi pare esso sia particolarmente attrezzato per fronteggiare quella scadenza al meglio, né che si stia attrezzando a procedere a preparativi consistenti.

 

Un quotidiano locale ha ripreso quell’articolo sul Popolano e vi ha fatto un titolo ad effetto richiamando una supposta apertura a sinistra, una disponibilità nuova a possibili accordi a sinistra proposti al PRI da parte mia.

All’interno del PRI mi sono sentito criticare da taluni per avere proposto una apertura che il partito non ha discusso, né ha preso in considerazione e che anzi c’è chi non considera affatto possibile.

Una critica anche del tipo: non possiamo discutere solo di schieramenti. A me?

Non mi da fastidio nulla. Né le interpretazioni a scopo giornalistico, né le critiche di chiunque.

A riguardo di queste ultime di alcuni amici repubblicani mi sono semplicemente fermato alla constatazione che manco avevano letto né l’articolo apparso sul Popolano, né quello che lo riprendeva su un quotidiano. Semplicemente avevano letto il titolo fatto dal quotidiano in questione.

 

Una prima riflessione ho dovuto per forza dedicarla al fatto che neanche quelli che si considerano dirigenti del partito avevano letto l’articolo. Poco male perché non ho la presunzione di dire cose essenziali e meritevoli di diffusa attenzione. Ma se si fanno critiche sarebbe bene saper a cosa si dedicano. Farle e basta e dimostrare di non sapere neppure di cosa si sta parlando non è un gran segnale e nemmeno l’indice che siamo di fronte a responsabilità dirigenziali al meglio espletate. Tant’è!

 

Quel che mi preme invece è riprendere il filo del discorso almeno per me e gli altri due o tre che hanno letto quell’articolo.

Cesena ha bisogno e merita di avere una Amministrazione migliore. Il governo di oggi della nostra città è davvero mediocre in quanto a qualità. Molto forte invece in quanto a presa sul potere e sulle leve del potere amministrativo Una gestione settaria. Democraticamente molto deficitaria.

La classe dirigente delle e nelle istituzioni locali corrisponde a questo spaccato e per niente alle esigenze di una qualità di governo come sarebbe giusto avesse una società ed una economia come la nostra. I Partiti stessi sono poveri di classe dirigente. Tutti, nessuno escluso.

Cesena non mancherebbe di questa preziosa risorsa dirigenziale. Ve ne è in abbondanza, ma sta circoscritta nelle aziende, nelle professioni, nelle forme sociali di aggregazione. E pare non ambisca minimamente a mischiarsi in una politica le cui espressioni più pubbliche sono quelle urlate, talvolta insultanti, contrapposte da battaglia all’ultimo sangue e alla facile offesa. Chi glielo fa fare di immischiarsi negli affari pubblici rispetto ai quali pure non è insensibile perché comunque con essi, in un modo o nell’altro ci deve spesso fare i conti! I Partiti fanno poco niente per suscitare un coinvolgimento reale e forte di partecipazione e di contributo non semplicemente episodico di queste risorse dirigenziali. Manca al loro interno sensibilità e cultura per muovere in questa direzione. Taluni credono o fingono di credere che il rapporto con la società sia da essi cercato e garantito. Semplicemente ritengono questo quello che invece non è altro che un legame da sistema di potere tipico della cinghia di trasmissione. Certe organizzazioni di categoria infatti – alla fin fine – non sono altro che una organizzazione di interessi gestita al fine di essere interna e utile a quel sistema da cui ha preso le mosse e di cui è parte senza distinzioni degne di rilevanza.

Dovesse qualcuno negare stupidamente questa evidenza la si può subito dimostrare. Altri dirigenti politicopartitici considerano di avere già in se stessi una capacità di rappresentanza generale che ben si guardano dal volere arricchire la vita interna dei loro partiti di ulteriori e qualificati apporti. Taluni perfino se ne guardano bene al fine di non avere intralci alla loro più facile carriera interna di partito e quindi di approdo seppur immeritato ed ingiustificato alle posizioni di responsabilità istituzionale.

 

Ciò di cui Cesena avrebbe bisogno è che un forte moto sussultorio la pervadesse a smuovere questa ossificazione. Che fosse interno ai partiti, spinto da nuove e vere sensibilità politiche supportate da una buona cultura politica. Che fosse spinto da quella classe dirigente che esiste e che è pavida e carente di coraggio e di sensibilità istituzionale che preferisce stare in disparte. Una classe dirigente che è una enorme potenzialità istituzionale inevasa. Tutta dedita al suo “privato”. Quando si rapporta con il potere, che pure critica per non qualità e pessime prove, lo fa solo “sruffianadoselo” a scopi meramente utilitaristici. E non si pensi infatti che sottocoperta non ci sia una grande vivacità di interscambio. C’è, eccome! Sotto coperta. Non sopra.

 

Questo problema, nella situazione data, non si risolve purtroppo con l’alternanza. Non ne vedo le condizioni politiche attualmente. Né vedo nella contrapposizione delle attuali forze, per quel che sono adesso, qualcuna che sia migliore di un’altra per affrontare in questi termini questa questione.

 

Allora, fuori da logiche di precostituita quanto vana contrapposizione e fuori da logiche di mero schematismo di schieramento e di destra e di sinistra, sarebbe bene porre con la forza maggiore possibile questo problema e questo obiettivo. A tutti. Ai Cittadini, ai partiti, alle forze economiche e sociali. Snidare intorno a questo fronte di questioni le sensibilità migliori, più aperte, culturalmente più attrezzate, democraticamente più preoccupate e sincere.

 

Onestamente me ne frega assai di aperture a destra o a sinistra da questo punto di vista.

Guarderei con simpatia chiunque si muovesse in questa direzione. Ci farei strada insieme.

 

E torniamo al PRI. Esso dovrebbe avere al suo interno, di sicuro nella sua storia anche locale, i presupposti e la sensibilità adeguati per sapere quanto sia questo il problema vero della realtà locale e per fare di questo problema il cavallo di battaglia di una azione rinnovatrice.

Il PRI ne ha i presupposti e, nella sua storia, la cultura. Il punto è se se ne sente e se è attrezzato a questo nella nuova situazione in cui si trova da un po’ di tempo. Non mi pare.

Per fare questa battaglia bisogna avere dedicato cura e impegno ad attrezzarsi allo scopo adeguatamente.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 8:48 pm
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