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Adeguare la politica contro la crisi. Per il rilancio economico romagnolo

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Luca Panzavolta

La crisi economica che da oltre un quinquennio condiziona la vita delle imprese e delle famiglie non accenna ad attenuarsi anzi, probabilmente, stiamo avviandoci a conoscerne la fase pi¨´ acuta. Questa ¨¨ la mia convinzione, nonostante alcuni indicatori e statistiche possano far pensare ad un rallentamento della crisi; la sensazione ¨¨ che purtroppo cos¨¬ non sia, e comunque, per il mestiere che faccio, mi limito qui a rappresentare quella che ¨¨ la condizione nel settore della distribuzione commerciale che, per sua natura, ¨¨ lo specchio di quanto succede nell¡¯economia del paese.

La GDO italiana (ipermercati e supermercati) al 30 giugno dell¡¯anno in corso perde l¡¯1,4% sul fatturato a rete corrente, cio¨¨ comprensivo delle nuove aperture/chiusure. La flessione ¨¨ pi¨´ marcata sulle strutture di grandi dimensioni, in particolare gli ipermercati maggiori di 5.000 mq, nonch¨¦ nei supermercati di piccole dimensioni; a livello territoriale i trend negativi si accentuano nelle regioni del Centro©Sud Italia ma negli ultimi mesi la flessione ¨¨ presente, seppur in maniera pi¨´ contenuta, anche nelle zone del Nord.

I prezzi medi registrano un aumento attorno al 1% nel 2013 e questo ci fa capire come la flessione delle vendite a volume sia pi¨´ marcata. Si registra un trend a volumi calante dagli ultimi mesi del 2011. Analizzando il dato a rete omogenea (senza il contributo delle nuove aperture) il trend risulta ancora pi¨´ pesante: ©3,1% e anche in questo caso la flessione registrata sugli ipermercati ¨¨ maggiore di quella dei supermercati. E¡¯ il settimo anno consecutivo che la GDO chiude in negativo il dato di fatturato a rete omogenea, ed ¨¨ il terzo degli ultimi quattro anni in cui il settore chiuder¨¤ in negativo anche in valore assoluto, cio¨¨ a rete corrente.

I reparti pi¨´ in difficolt¨¤: l¡¯area extralimentare (©8,4% a progressivo ma reduce da due anni di perdite ancora pi¨´ rilevanti) a cui si affiancano da molti mesi le perdite rilevanti dei generi per la cura della casa e della persona. Si riducono anche gli acquisti di prodotti di carne, ortofrutta e gastronomia. Si privilegiano i prodotti di base (farina, uova, latte Uht¡­.) rispetto ai prodotti servizio (insalate pronte, latte fresco, pronti a cuocere¡­..), i prodotti meno ¡°nobili¡± (carni bianche) rispetto a quelli pi¨´ nobili (carni rosse). Si rileva un continuo downgrading del basket della spesa.

Si registra anche un forte incremento della marca commerciale (¨¨ la marca del distributore) rispetto a quella dell¡¯industria: in Italia si ¨¨ arrivati quasi al 19% di quota rispetto al 13% del 2007 (sei punti percentuali in sei anni); nei paesi europei commercialmente pi¨´ evoluti la quota ¨¨ superiore al 30%. La marca industriale (le grandi aziende Barilla, Parmalat, Danone, Ferrero, Nestl¨¨, Procter, Oreal, etc) registra trend negativi sia a valore sia a volume nonostante l¡¯ aumento di intensit¨¤ promozionale: il consumatore orienta i suoi acquisti

sempre pi¨´ verso la marca commerciale dove trova un rapporto qualit¨¤/prezzo pi¨´ conveniente. Cos¨¬ pure si assiste ad un forte incremento della pressione promozionale: siamo al 27% di media contro il 23% di quattro anni fa.

In sintesi si pu¨° dire che cambiano le abitudini dei consumatori: aumenta la frequenza di spesa, si riduce il valore dello scontrino medio, si privilegiano i supermercati rispetto agli ipermercati, si contraggono gli acquisti nelle piccole superettes, mentre continua la forte crescita delle vendite dei discount e degli specialisti casa; in definitiva si pu¨° dire che ricerca spasmodica del risparmio ¨¨ ormai diventata la bussola dei consumatori.

Dalle brevi note sopra esposte emerge, com¡¯¨¨ evidente, un quadro che conferma la fase di fortissima difficolt¨¤ in cui si dibattono le famiglie; perfino la spesa alimentare oggigiorno diviene un lusso per molti!

Se questa ¨¨ la situazione occorre chiedersi se la reazione del paese, e della sua classe dirigente in particolare, sia adeguata al momento che stiamo attraversando; bisogna allora dire che il quadro che emerge ¨¨ del tutto sconfortante. La classe politica italiana appare francamente inadeguata ad affrontare le sfide che l¡¯attuale fase storica propone: gravata da un debito pubblico monstre, figlio delle politiche scellerate di numerosi governi degli ultimi trenta anni e con un carico fiscale che soffoca quella parte di cittadini ed imprese onesta nei confronti dello Stato, l¡¯Italia non riesce a ripartire, incerta com¡¯¨¨ fra un centrodestra che ha a cuore

unicamente le sorti di un anziano pregiudicato e una sinistra che si dilania sulle scelte dei regolamenti congressuali prima ancora di quella sulla leadership che la dovrebbe guidare.

In questa situazione nessuno si sofferma a riflettere su quello che sta avvenendo e che ¨¨ un vero e proprio scippo generazionale: un¡¯intera generazione ¨¨ infatti oggi condannata alla marginalit¨¤ sul piano sociale e lo sar¨¤ ancora di pi¨´ in futuro, stanti i nuovi meccanismi pensionistici e quella che sar¨¤ l¡¯evoluzione del sistema sanitario nazionale.

Di cosa avrebbe bisogno il nostro paese? Di seriet¨¤. Un Governo serio, che svolgesse una lotta senza quartiere all¡¯evasione fiscale, destinando le risorse recuperate alla riduzione del carico fiscale e al sostegno delle imprese e, con esse, del lavoro. Una societ¨¤ civile che rinunci a seguire il demagogo populista di turno e che smettendo di credere alle promesse fallaci, vere e proprie favole, sostenga lo sforzo di chi crede veramente in questo paese e sia disposta a mettersi in gioco con esso e non a sfruttarlo per i propri interessi di parte o, peggio, personali.

Un¡¯economia che punti sull¡¯innovazione, sui nuovi saperi, sulle risorse storiche, artistiche, culturali e gastronomiche del nostro paese, che non hanno pari al mondo. Una burocrazia pubblica degna di questo nome, che sia effettivamente al servizio della societ¨¤, snella ed efficiente. Pochi ingredienti ¨C quindi © che produrrebbero una ricetta di sicuro successo per il nostro paese; dubito per¨° che l¡¯attuale classe politica ed i cittadini italiani di cui essa ¨¨ purtroppo specchio fedele ci consentiranno, ahim¨¨, di cucinare tale menu.

Venendo al piano locale va pur detto che i dati e gli indicatori disponibili, cos¨¬ come l¡¯esperienza e la conoscenza diretta, ci dicono che gli effetti della crisi su questo piano sono meno drammatici di quanto non lo siano a livello nazionale; il che non significa che anche qui non siano avvertiti, ed anche in modo pesante.

E¡¯ anche chiaro che dalla crisi usciremo, localmente, se dalla crisi sapr¨¤ uscire l¡¯intero Paese, e tuttavia possiamo dare ormai per certo che dalla crisi tutti usciremo diversi da come ci siamo entrati, perch¨¦ questa ¨¨ una crisi globale, che mette in discussione ogni certezza che tale poteva essere considerata anni fa ma che oggi non lo ¨¨ ormai pi¨´.

E allora occorre per ciascuno ripensare il proprio modo di vivere e lo stesso sforzo devono fare le istituzioni, e per tutti occorre rispondere alle sfide che i temi della modernit¨¤ e della globalit¨¤ ci propongono.

Sul piano locale non si pu¨° non rilevare come a queste sfide non si possa rispondere se non in un ambito di area vasta, che per noi romagnoli ¨¨, naturalmente e logicamente, la Romagna (e non parlo di Regione Romagna). Il futuro appartiene ai territori che sapranno fare sistema; di fronte ad uno Stato debole e ad una Regione, la nostra, che ha perso quel ruolo trainante, di riferimento, rappresentato negli ultimi trenta anni, occorre che la Romagna, le sue forze politiche economiche e sociali facciano sistema. L¡¯ASL unica, la Provincia unica, le infrastrutture viarie, la programmazione e la difesa del territorio sono gli ambiti in cui

esercitare al meglio le funzioni di tale sistema di area vasta. Se sapremo fare questo potremo replicare quanto successo tra gli anni ¡¯50 e gli anni ¡¯80 quando, partendo da un PIL a livello di quello della Calabria, la Romagna seppe elevarsi sino alla parte alta della classifica nazionale.

Oggi abbiamo l¡¯opportunit¨¤ di emulare quelle classi politiche ed imprenditoriali realizzando una ¡°seconda fase¡± romagnola che ci porti ai vertici europei, quanto meno nel combinato disposto dei parametri economici e di quelli sociali.

Riorganizzazione dell¡¯esistente, semplificazione burocratica, innovazione nel campo economico, facilitazione dell¡¯accesso al credito e sostegno pubblico per le imprese che nascono e per quelle esistenti che investono sullo sviluppo e sull¡¯occupazione, messa a sistema dei servizi all¡¯imprenditoria, formazione, questi gli assi su cui fondare la nuova fase di sviluppo della Romagna. In tutto questo il sistema della rappresentanza va profondamente rivisto, puntando alla sua semplificazione tramite un forte processo aggregativo; la Prima Repubblica ¨¨ finita da un pezzo!

Da ultimo una considerazione che potrebbe apparire campanilista ma che a me pare solo oggettiva: in tale nuova fase storica Cesena e il suo comprensorio hanno l¡¯opportunit¨¤ di sfruttare una baricentricit¨¤ naturale, geografica oltrech¨¦ viaria, che pu¨° consentire di svolgere un ruolo politico ed economico sulla scena romagnola come mai in passato; se perderemo un¡¯occasione come questa sar¨¤ solo colpa nostra.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:34 pm
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