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A proposito di riforme e di primarie

     Giugno 28, 2017   No Comments

Nella prima metà degli anni ottanta (almeno tre decenni fa), a Firenze, un convegno nazionale del Pri. Segretario nazionale, Giovanni Spadolini. Sessioni di lavoro, fra le quali anche una dedicata alle riforme istituzionali e del sistema elettorale. Avviato nel paese il dibattito sulla grande riforma. Eravamo, come siamo, in pieno sistema parlamentare. Sistema elettorale proporzionale. Prima repubblica. I temi: la governabilità (a fronte delle molte crisi di governo); la prospettiva di una alternanza democratica (a fronte di un forte processo di occidentalizzazione avviatosi, finalmente, seppur con lento e controverso procedere all’interno del Pci); un sistema elettorale maggioritario (tale da corrispondere ed anche favorire con la prospettiva di una più stabile governabilità, la rappresentanza democratica e la prospettiva di una democrazia compiuta). Modelli di raffronto, nel ricco dibattit lo statunitense (molto meno, per ovvie ragioni), l’inglese e soprattutto il francese. In particolare il maggioritario fondato sui collegi uninominali. Centrale all’attenzione, quindi, il sistema elettorale, trascurando (da parte di molti) la connessione che quello dovrebbe avere con una forma di governo (in Francia è il semipresidenzialismo) diversa da quella, ancora attuale, prevista dalla nostra Costituzione. Fortemente integrato e contemporaneo a questo dibattito sulle riforme elettorali, era quello sulla debordante invadenza partitocratica e delle segreterie (ristrette oligarchie) di partito sulle istituzioni, aspetto non secondario della più ampia “questione morale” montante nella vita politica e nella crescente critica attenzione e riprovazione dell’opinione pubblica. Uno dei modestissimi contributi che, personalmente, cercai di portare, in quel nostro convegno, si incentrava sulla questione della rappresentanza attraverso il sistema elettorale maggioritario fondato sui collegi uninominali. Ritenevo il sistema maggioritario una possibilità, per una maggiore governabilità. Possibile ed anche auspicabile il contendere elettorale dei candidati nei collegi uninominali. Purchè si salvaguardassero le condizioni della migliore rappresentatività democratica. La questione che ritenevo centrale era questa: chi decide i candidati nei collegi uninominali? I partiti decidono i candidati. Certo, i partiti allora avevano meccanismi di selezione e di decisione interna particolari, partecipati, competitivi. Ce ne fossero oggi, meccanismi di quel tipo! Ma c’era anche e montante la crescente “deviazione” di eccesso partitocratico. Delle ristrette oligarchie e delle segreterie partitiche che “invadevano” anche quei meccanismi interni. Pertanto era inevitabile la considerazione che i candidati nei collegi uninominali sarebbero stati “nominati” e a quel punto il loro risultato era dipendente dai voti che il partito, soprattutto, riusciva a prendere, più quelli che il candidato singolo era in grado personalmente di guadagnare. Comunque, fondamentalmente era questione di “nominati” (anche se di gran lunga assai meno “nominati” e catapultati dei “nominati” odierni). In primo luogo da doversi rapportare a chi li aveva candidati. Ulteriore accrescimento partitocratico e del potere oligarchico delle segreterie di partito. Chiamala la migliore rappresentanza! Pertanto l’opinione e la proposizione che sostenevo riguardavano la messa a punto di regole per l’attivazione e la realizzazione di “primarie” per la scelta dei candidati nei collegi uninominali. Una legge elettorale che prevedesse il maggioritario con collegi uninominali. Una legge che regolasse l’espletamento di doverose primarie, che le forze politiche avrebbero dovuto effettuare ai fini della scelta dei candidati da proporre e presentare alle elezioni. Un’opinione che dura. Il 1985 era anno di elezioni amministrative, anche a Cesena. Avevo la responsabilità della segreteria politica del pri cesenate. Non fu facile, ma riuscimmo a fare approvare e a realizzare delle “primarie” per la formazione della lista per le elezioni del Consiglio comunale. Quaranta erano, allora, i componenti del Consiglio comunale di Cesena. Le liste dei candidati proposte dai partiti erano di egual numero. Noi decidemmo che trenta dei quaranta candidati della lista del Pri sarebbero stati scelti dalle primarie fra gli iscritti e i simpatizzanti. Ne fissammo la data e in quel giorno, nelle nostre sezioni e circoli erano attivi seggi elettorali. Si votava scegliendo non oltre un definito numero all’interno di una corposa lista di candidati preformatasi attraverso indicazioni, proposte o auto proposte di candidatura. I primi trenta più votati sarebbero stati automaticamente presentati nella lista del Pri per le comunali. Gli altri dieci, per completare quella lista di quaranta, li avrebbe indicati la direzione del partito attingendo da indipendenti e non iscritti o manifesti simpatizzanti del Pri. Una iniziativa che ebbe successo data la notevole partecipazione ed affluenza. Semplice parlarne oggi. Allora molte furono le resistenze in certa parte del gruppo dirigente del partito. Che pure si superarono. Una forte motivazione e un forte consenso nella base del partito ebbero la meglio. I timori erano di coloro che, per quanto si sentissero gruppo dirigente e si sentissero tali, magari, più di altri, tuttavia temevano un impatto con la libera scelta degli iscritti. Timore fondato soprattutto per alcuni (non mancano mai) che su una certa supposta, propria, sopravalutazione, fondavano una presunzione di rappresentatività che non avevano e non potevano, obiettivamente, avere. Questi fatti (che non sono “racconti”) sono ritornati spesso dalla memoria. Quando si diceva, a Cesena, che si stava introducendo per la prima volta l’innovazione “rivoluzionaria” delle primarie in preparazione di elezioni amministrative. E nei giorni attuali, soprattutto e ancor più spesso, in quanto sollecitati dalle ipotesi sul nuovo sistema elettorale nazionale di cui si discute che prevede liste bloccate (anche se con pochi nomi). Perchè no, allora? Anche per queste ipotizzate mini liste bloccate? Purchè definite e scelte attraverso primarie. E per queste ultime sarebbe serio che vi fosse una regolamentazione legislativa. Per tutti, vincolante. Non improvvisazioni e “volontarismi”, se e quando se ne avesse voglia o convenienza. Una digressione, così, tanto per contare gli anni trascorsi in attesa di soluzioni (che in certa vulgata fanno perfino “nuovismo”) che neppure ancora ci sono.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:04 am
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