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Fondazione CRC: da erogazione a comunità

     Dicembre 26, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2018

Fondazione CRC: da erogazione a comunità

di Stefano Bernacci – Segretario Confartigianato Federimpresa Cesena

Con l’assemblea dei soci del 17 novembre si è aperta una fase nuova nella storia della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena.

Sarà necessaria una rilettura a mente fredda degli avvenimenti e delle cause che hanno portato alla conclusione della centenaria storia della banca locale ed all’avvio della nuova esperienza del Credit Agricole.

In quella fase si ricercheranno mancanze e responsabilità e magari con la logica dei se e dei ma sarà possibile ipotizzare scenari alternativi rispetto a quelli che si sono verificati.

Si tratta di un opportuno e doveroso approfondimento che purtroppo non cambierà l’epilogo.

La Fondazione ha pagato, assieme alle imprese e alle famiglie del cesenate, un prezzo altissimo che ne ha messo a rischio la propria esistenza e soltanto grazie alla solidità acquisita negli anni ed a uno sforzo collettivo di diversi soggetti è riuscita a garantirsi una prospettiva di presenza e ruolo per il futuro.

Certo gli anni in cui grazie alle risorse disponibili è riuscita a partecipare in modo rilevante alle dinamiche di sviluppo socio-economico del territorio sono terminati ma vi è uno spazio da colmare e una visione da assolvere che mantengono attualità e necessità al di là della quantità di risorse a disposizione.

Viviamo una stagione in cui il tessuto sociale anche in un territorio solidale e attivo come il nostro si sta progressivamente sfilacciando.

Le dinamiche demografiche (es invecchiamento della popolazione), l’emergere di nuovi bisogni e fragilità a fronte dell’arretramento dello Stato (contrazione della spesa pubblica)  in un contesto di indebolimento della famiglia richiedono di ripensare alle politiche di welfare locale.

Lo sforzo individuale degli attori sociali (pubblici e privati) ed economici (aziende e imprese sociali) rischia di disperdersi in tanti rivoli se non si tenta di costruire un’azione collettiva all’interno di un progetto di welfare di comunità.

Nel nostro territorio abbiamo un grande capitale sociale fatto di attori, progetti, risorse ed iniziative.

E’ un patrimonio di cui non sempre abbiamo contezza e che rende per noi naturale quelli che da altre parti rappresentano ambiziosi obiettivi da raggiungere.

Nella società della frammentazione degli interessi e dell’individualizzazione del conflitto è necessario uscire dalla “gabbia delle passioni tristi “ (cit. Mauro Magatti) e innescare circoli virtuosi che riequilibrino società ed economia.

La Fondazione ha accumulato nella sua storia un importante patrimonio relazionale.

E’ un luogo in cui i territori, le associazioni, i rappresentanti del mondo della cultura, dell’economia, del sociale, delle professioni e dell’istruzione hanno la possibilità di confrontarsi su idee progetti ed iniziative per lo sviluppo locale.

Nel momento in cui le risorse economiche sono evidentemente diminuite non sono altrettanto venute a meno quelle ideali, progettuali, relazionali che costituiscono il capitale sociale del territorio.

E’ sull’implementazione di questo capitale sociale che si gioca la nuova partita della Fondazione.

Da Fondazione di erogazione a Fondazione di Comunità.

Da Bilancio della Fondazione a Bilancio sociale di territorio.

Una sfida prima di tutto culturale nella quale la valorizzazione delle competenze e l’inclusione faranno la differenza rispetto alla mera attribuzione di risorse che comunque rimarranno nella disponibilità dell’attività istituzionale grazie sopratutto alla volontà di Credit Agricole di essere vicina al territorio e dimostrare la propria capacità di essere al contempo banca internazionale nella qualità e quantità di offerta di servizi alla clientela e banca di territorio protagonista delle dinamiche sociali, culturali ed economiche del cesenate.

Porsi l’obiettivo della definizione di un bilancio sociale di territorio significa partire dalla consapevolezza che è necessaria un’azione di raccordo, di collaborazione e di sintesi fra i diversi attori impegnati su queste tematiche.

E’ quello che si è cominciato a fare con alcune importanti fondazioni del territorio (Romagna Solidale e fondazione Fruttadoro) e che si dovrà continuare a sviluppare con altri soggetti mossi dalle medesime finalità.

Non si tratta di un’azione parallela alla politica delle amministrazioni locali.

In un’ottica di sussidiarietà circolare è fondamentale che tutti gli attori partecipino alla produzione di valori sociali nel rispetto dei propri ruoli delle proprie prerogative ed autonomie.

E’ però necessario superare logiche gerarchiche e rigide demarcazioni funzionali.

L’auspicio è che la politica recuperi un suo antico ruolo simbolico e che favorisca la produzione di valori sociali ricomponendo il binomio “economia e società”

Il compito della fondazione sarà quello di rimodulare in maniera innovativa la presenza nei settori  che costituiscono il senso della propria attività:

  1. Educazione, istruzione e formazione
  2. volontariato, filantropia e beneficienza
  3. Ricerca scientifica e tecnologica
  4. assistenza agli anziani
  5. sviluppo locale ed edilizia popolare
  6. arte attività e beni culturali
  7. salute pubblica medicina preventiva e riabilitativa
  8. attività sportiva

Sui temi sociali c’è grande fermento nella consapevolezza che rappresentano una componente fondamentale per la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo.

Il ruolo delle aziende sul welfare aziendale è crescente e può dare una parziale risposta alla rinuncia della famiglie, anche del territorio, all’accesso a prestazioni socio-assistenziali a causa di motivazioni economiche e di carenza di offerta.

La fondazione può essere stimolo alla creazione di un nuovo patto di comunità locale per aiutare la progettazione delle iniziative, il coordinamento delle azioni e l’ottimizzazione di risorse.

Paradossalmente la debolezza della Fondazione dal punto di vista dell’autonomia finanziaria può trasformarsi in un valore per evitare tensioni sul protagonismo individuale a favore di un’azione collettiva.

Evidentemente il ruolo della fondazione non si attiverà soltanto sui temi sociali.

In ambito culturale ad esempio la realizzazione della nuova Pinacoteca presso l’Ospedale del SS Crocifisso rappresenterà una grande occasione per la valorizzazione del patrimonio artistico.

Così come continuerà l’impegno sul versante dell’educazione attraverso la collaborazione con Serinar e quindi con L’università

Su queste sfide hanno discusso gli organi della Fondazione e l’unanime consenso emerso dalle riflessioni e dagli interventi rappresenta un elemento fondamentale per costruire nei prossimi mesi un’attività coerente con la vision definita.

Abbiamo bisogno di luoghi dove le diversità cercano di trovare una sintesi e dove l’inclusione prevale sull’esclusione per rigenerare il territorio in una moderna visione economica e sociale.

Certo abbiamo la consapevolezza che la fondazione potrà essere uno dei tanti luoghi all’interno dei quali sviluppare questa attività.

Ma se la domanda recondita poteva essere: quale futuro per la Fondazione impoverita nelle risorse a disposizione? la risposta emersa è quella che oggi il nostro territorio ha ancora bisogno di soggetti capaci di dialogare e di progettare azioni condivise.

Questo è quello che è stato fatto in questi anni e questa è la sfida per il futuro su cui vogliamo impegnarci.

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