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Il “Centro Storico” nella Cesena contemporanea

     Novembre 29, 2017   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2017

Il “Centro Storico” nella Cesena contemporanea

di Alessandro Piraccini (Architetto)

Capita a tutti noi di passeggiare per le vie del Centro Storico e mentre godiamo della sua bellezza, ci interroghiamo amareggiati sul perché ormai sia da molti considerato un modello in crisi di attrattività. Certo non tutti i Centri Storici sono in crisi, ma solo quelli che attraverso buone politiche si sono saputi adattare alla contemporaneità sono in grado di fornire risposte qualitative ai propri fruitori.

E’ risaputo che altri luoghi aggregativi sono riusciti ad intercettare sempre più le nostre abitudini. Penso ai centri commerciali e, interrogandomi sul loro sviluppo, non posso non citare il filosofo Marc Auget ed il suo concetto di non luogo, dove milioni di individualità si incrociano senza entrare mai in relazione tra loro spinti soltanto dal desiderio frenetico di consumare.

Ecco, credo che i centri storici debbano rifiutare la competitività con tali modelli perché, misurandosi sullo stesso piano (basso se mi permettete) ne risulterebbero perdenti per ovvi motivi e sui quali non mi dilungherò.

Il centro storico, cuore dell’intero territorio comunale, deve saper puntare sulla sua unicità fatta di bellezza, storia, cultura, relazioni umane e commercio, uniti insieme a formare un mix perfetto. Nell’epoca dell’e-commerce, si deve ritornare a vivere la città anche solo per il semplice gusto di perdersi tra le sue vie o di consumare un caffè nei suoi locali. Se si vuole percorrere questa direzione è necessario offrire un fitto programma di eventi, coerenti e coordinati tra loro, che richiamino durante i vari periodi dell’anno numerosi visitatori. E’ perciò indispensabile ribadire l’urgenza di affidarsi ad una figura professionale che gestisca ed innalzi la qualità delle manifestazioni proposte. Detto questo, penso che Cesena possa e debba fare di più sullo sviluppo delle politiche culturali, dove gli eventi che vengono proposti risultano essere, a mio avviso, poco frequentati oppure mal pubblicizzati. Sviluppare più ampi calendari culturali qualitativi, coinvolgendo le diverse e qualificate realtà presenti sul territorio, permetterebbe non solo di promuovere l’attrattività del Centro Storico, ma creerebbe un circolo virtuoso in cui anche le attività commerciali ne trarrebbero il giusto beneficio. L’esempio comprovante della tesi sopra esposta è la stessa città di Forlì che, grazie al recupero del Complesso San Domenico, è riuscita in pochi anni ad aumentare sensibilmente il numero di fruitori, ponendo così le basi per una reale rigenerazione socio-economica. Eccola la parola chiave: rigenerazione, la quale dovrebbe essere inscindibilmente legata al nostro patrimonio edilizio storico e sinergicamente associata a politiche culturali più coraggiose. Chiaramente i processi rigenerativi potranno essere applicati con maggior facilità agli edifici di natura pubblica, infatti eliminando le spese di gestione diretta l’amministrazione potrà cederli a canoni simbolici ad attori che garantiranno sia progetti gestionali qualitativi che il recupero delle strutture, anche grazie all’incentivo di contributi finanziari europei.

Alla luce di questo, mi vengono immediatamente alla mente alcuni luoghi, che silenziosamente attendono risposte urgenti: il centro culturale San Biagio, Palazzo Guidi, Ex Roverella e Palazzo Oir. Non a caso sono situati tutti nei pressi di Piazza della Libertà. Questa parte di città, vessata negli ultimi anni da un cantiere lungo e logorante, merita di essere riconsiderata e riportata alla dignità che le compete.

Ora, non tutti questi spazi potranno divenire gallerie espositive, se è questo che vi state chiedendo. Sarebbe interessante, però, poter fare un distinguo (anche se non so quanto scientificamente corretto) tra contenitori culturali, e cioè dove si crea cultura, e musei, dove la si mostra; questo per capire che entrambe sono condizione essenziale l’una dell’altra. I contenitori garantiscono agli attori culturali del territorio di poter operare in autonomia e nelle migliori condizioni per svolgere le proprie attività in maniera sostenibile; funzionano come attivatori promuovendo l’emergere di nuovi progetti imprenditoriali, la formazione di nuove professionalità e garantiscono continui contenuti da poter mostrare. I musei, invece, agiscono come attrattori di flussi turistici, di decisioni di investimento e di copertura mediatica; tutte risorse preziose nei moderni processi di sviluppo locale.

A conclusione del ragionamento fin qui esposto, vorrei lanciare alcune suggestioni, sulle quali sarebbe quantomeno affascinante spendere qualche riflessione. Il complesso del San Biagio potrebbe tornare ad essere un grande contenitore culturale, moderno ed all’avanguardia, riconsegnando nuova linfa all’identità ed allo spirito che lo avevano generato all’inizio degli anni ottanta? Possiamo immaginarlo come fabbrica culturale creativa che generi energia utile anche a qualificare il borgo più affascinante del Centro Città: la Val D’oca?

Mentre il Palazzo Oir potrebbe diventare la sede di una grande galleria espositiva temporanea? Immagino un museo di concezione moderna, affiancato da servizi commerciali nei quali sia piacevole spendere tempo da qualsiasi frequentatore ed in qualsiasi momento della giornata. Immagino un edificio che possa diventare simbolo di una nuova stagione culturale, grazie alla capacità di attirare mostre itineranti internazionali in grado di generare un alto impatto di visitatori. Tutto ciò, credo, darebbe sostanza anche alla nuova piazza delle Libertà la quale troverebbe, in un insolito processo inverso, la sua ragion d’essere.

Le riflessioni espresse non hanno nè l’intenzione nè tanto meno la presunzione di dare risposte esaustive a tematiche complesse ma pongono l’intento di stimolare un dibattito serio e costruttivo, nel quale l’Amministrazione Comunale possa coinvolgere la città, i portatori di interesse e gli ordini professionali a garanzia di trasformazioni urbane ponderate e qualitative, che inneschino un reale miglioramento sociale ed economico.

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