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UNA SCUOLA DI QUALITA’: MENO PROTESTE E PIU’ PROPOSTE

     giugno 26, 2017   No Comments

di Paolo Montesi – Antonio Pugliese

La scuola italiana è in tragico ritardo rispetto al mondo che corre e la situazione peggiora ogni anno.

Sforna milioni di asini, con debiti formativi clamorosi. Sconta un’emergenza meridionale agghiacciante ed è completamente arroccata su se stessa, immobile, vittima del lassismo suicida della classe politica.

L’istruzione dovrebbe essere la chiave per accrescere la competitività e l’innovazione del Paese e invece produce già dalle scuole medie tremende carenze nelle conoscenze scientifiche, matematiche e linguistiche.

Tutti i governi che si sono alternati negli ultimi decenni hanno posto nel programma di legislatura la mitica “Riforma della Scuola”. L’obiettivo è sempre stato diligentemente svolto cancellando le innovazioni introdotte dal precedente Ministro dell’Istruzione. Ogni volta si è ricominciato da capo. Maria Stella Gelmini, invece, si è presentata in punta di piedi, annunciando che la scuola avrebbe dovuto cambiare, ma non essere stravolta. Ha accettato coraggiosamente le restrizioni imposte al bilancio del proprio ministero, affrontando le conseguenze di una scelta impopolare.

Precisiamo, per noi giovani repubblicani ovviamente i tagli alla scuola pubblica in presenza di nuovi contributi a quella privata sono un “non senso”. Come ci sembra sbagliato tagliare fondi all’Università e poi assegnare 500 milioni di euro ogni anno a Roma per ripianare i buchi di bilancio.

I dati, invece, fotografano una scuola italiana che “COSTA TANTO E INSEGNA POCO” (gli indicatori internazionali PISA e PIRLS rivelano gravi deficit di apprendimento nella scuola secondaria e in generale soprattutto al Sud).

Una scuola che spende il 97% del bilancio per pagare il personale docente e non docente, avendo in cambio risultati didattici mediocri deve essere assolutamente CAMBIATA.

L’analisi se si parte dal corpo docente è sconfortante: professori anziani e demotivati, che lavorano un numero di ore inferiore e con retribuzioni più basse rispetto alla media Ocse, una progressione retributiva molto modesta e lenta, e un’assente prospettiva di carriera (tutti i docenti di ruolo sono inquadrati in un unico livello e si progredisce secondo il solo criterio di anzianità).

Per contrasto, inferiori alla media Ocse risultano la spesa in conto capitale (gli investimenti sul patrimonio edilizio scolastico) e l’altra spesa corrente (trasporti, mense e altri servizi agli studenti).

Questo è l’assunto che guida il giudizio dei Giovani Repubblicani, quindi non possiamo che essere distanti da tutti quelli che in questi giorni scendono in piazza per CONSERVARE lo status quo, portandosi dietro bambini e ragazzini inconsapevoli, per urlare critiche e insulti al Ministro dell’Istruzione. Siamo contro chi in questi mesi ha deliberatamente fatto DISINFORMAZIONE.

Come ha scritto Luca Ricolfi: “i numeri spaventa-famiglie agitati da sinistra e sindacati sono semplicemente falsi. Non è vero che il bilancio della scuola subirà tagli per 8 miliardi: il taglio del prossimo anno sarà inferiore a 0,5 miliardi (1% del budget), i tagli netti previsti per il triennio 2009-2011 sono pari a 3,6 miliardi spalmati su tre anni. Non è vero che saranno licenziati gli insegnanti: la riduzione del numero di cattedre avverrà limitando le nuove assunzioni (“turnover”), la cifra di 87 mila insegnati in meno si raggiungerà nel 2012 e include nel calcolo le riduzioni già pianificate dal governo Prodi. Non è vero che, nelle scuole elementari, sparirà il tempo pieno e tutti i bambini dovranno tornare a casa alle 12,30: l’introduzione del maestro unico, con conseguente soppressione delle ore di compresenza, libererà un numero di ore più che sufficiente ad aumentare le ore di tempo pieno eventualmente richieste dalle famiglie”.

Abbiamo spulciato punto per punto il decreto scuola, i dati dell’Invalsi, il documento per la razionalizzazione della spesa pubblica e il Piano programmatico, per scansare il campo dalle opinioni faziose. Vorremmo capire davvero se dietro al decreto Gelmini esiste un progetto educativo!

I principi guida e l’analisi delle criticità che ispirano il decreto scuola Gelmini sono perfettamente condivisibili.

Una scuola che prende atto dei propri limiti didattici e organizzativi (così come ci aveva già provato la Moratti e Fioroni), e avvia una razionalizzazione della rete, riducendo l’abnorme numero degli insegnanti e del personale Ata (per le medie europee ci sarebbero 250.000 insegnanti in soprannumero) e la presenza degli istituti sul territorio va nella direzione di una riforma seria.

Se si è sollevato tutto il polverone solo per risparmiare soldi alla svelta, colpendo indiscriminatamente chi lavora bene allo stesso modo di chi lavora e spende male le risorse pubbliche, senza avere un progetto educativo in mente, si rivelerà l’ennesimo colpo duro al settore più strategico per il progresso dell’Italia. In questo caso saremo i primi a protestare!

Se, al contrario, il decreto è il primo passo di un percorso che intenda liberare risorse da impiegare per migliorare la disastrosa condizione dell’edilizia scolastica, per creare nuovi incentivi per la carriera degli insegnanti, nuove modalità di selezione dei docenti, incrementare l’autonomia degli istituti, migliorare la programmazione tra diversi livelli di governo, sistematizzare il ricorso alla valutazione trasparente e pubblica dei docenti e degli istituti, per procedere all’abolizione del valore legale del titolo di studio, allora i Giovani Repubblicani considerano, il decreto scuola della Gelmini, un passo in avanti per la scuola italiana.

Paolo Montesi

Antonio Pugliese

Giovani Repubblicani Romagna

 

  •   Published On : 1 anno ago on giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : giugno 26, 2017 @ 9:08 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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