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Un cittadino per la città – Il centenario di Oddo Biasini (1917-2017)

     novembre 29, 2017   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2017

Un cittadino per la città – Il centenario di Oddo Biasini (1917-2017)

la Redazione

Il convegno a  ricordo del centenario della nascita di Oddo Biasini, tenuto  nell’Aula Magna della Malatestiana il 13 maggio 2017, ha avuto una larga presenza di cittadini. Organizzato da Paese nuovo ha avuto il patrocinio della presidenza della Repubblica, con  il messaggio del presidente Mattarella  e del presidente emerito Napolitano che hanno testimoniato  come vivo sia il ricordo delle istituzioni per il parlamentare cesenate. Il patrocinio del Ministero dei beni culturali ha dimostrato  la considerazione di  quel ministero e  il saluto di Luigi Berlinguer,  già ministro della pubblica istruzione,  ha sottolineato l’impegno che Oddo Biasini ha profuso nel campo della scuola. Lo ha ricordato anche Sandro Gozi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio   sottolineando come il suo rapporto con Oddo Biasini sia stato fondamentale per la sua formazione  politica e culturale.  La partecipazione del comune  si è espressa con l’intervento di apertura  del sindaco  Paolo Lucchi che ne  ha ricordato l’attività a Cesena  fin dall’ indomani della liberazione e ha annunciato l’impegno “a ricordarlo con una scuola che porti il suo nome  nel paese  di S. Giorgio, il paese in cui Egli è nato e  cresciuto”.  Gli interventi dei relatori hanno  delineato, ognuno in un ambito diverso, aspetti della personalità  e della attività di una persona partecipe della vita culturale e politica cittadina come consigliere comunale, insegnante e preside e poi della politica nazionale come parlamentare, sottosegretario e ministro. Il convegno era infatti tutto in quel titolo pensato da Denis Ugolini :“Un cittadino per la città, Un repubblicano per la repubblica”  . E vi erano fra i partecipanti  persone  che in quegli ambiti  lo hanno incontrato o di Lui  hanno sentito parlare. Daremo conto in estrema sintesi  degli  interventi dei relatori ognuno dei quali ha colto un aspetto della vita politica e culturale di Oddo.

Della personalità di Oddo Roberto Balzani, professore   ordinario di storia contemporanea all’ Università di Bologna,  ha dato una interpretazione originale.  Biasini – ha detto- non fa parte di quegli uomini  che sono ricordati solo perché hanno  rivestito una carica  politica. E quindi “… non appartiene a un partito ma ad una civiltà”, quella della militanza civile. La sua vita prepolitica e poi politica  può essere letta in ogni momento sotto questo unico profilo. Passa, come per gli studenti suoi  coetanei,  attraverso i luoghi comuni del fascismo di cui  scrive nei suoi diari. La guerra gli rivela il recinto in cui il fascismo aveva rinchiuso la cultura e la scelta è quella della Resistenza. Nasce qui  l’incontro con i repubblicani  che avevano resistito al fascismo, da Macrelli a Manuzzi . Poi diviene segretario del  CLN nel cui ambito egli era il solo a non aveva avuto una esperienza politica prefascista. Nasce la predilezione  per il campo della educazione che scendeva dalla lettura di un Mazzini che il fascismo aveva tradito.  Da qui la  scuola, l’istituzione del Liceo scientifico con la scelta pedagogica che compare anche nello stile dei suoi comizi  che non appartenevano  alla vecchia retorica tribunizia, ma si sforzavano  di aderire al sogno del Maestro di “educare il popolo”. Entrato in parlamento  accentuerà nei sui interventi la scelta  educativa nella triade lamalfiana dell’ Istruzione -Infrastrutture-Politica dei redditi e nell’impegno degli anni ‘70 nella riforma della scuola media e negli anni ottanta con la legge sul recupero dei  monumenti antichi di Roma. Conclusa l’attività politica a 70 anni il suo impegno di cittadino continuò  con il recupero della religione delle lettere, della scrittura del  diario quotidiano in cui seguiva  i fatti della politica  e della scuola . Il suo  è oggi un ricordo diffuso che rimane  nei consigli comunali,   nelle giunte comunali, nelle scuole dove ha insegnato e  che ha diretto, nelle aule parlamentari e nei  ministeri dove ha operato. E nella città che egli ha amato.

Ad  Adolfo Battaglia,  editorialista de “Il mondo” e di “Panorama”, già sottosegretario agli Esteri e ministro dell’Industria  era stato affidato il tema “Oddo vicino a La Malfa”. La domanda implicita era se l’autorevolezza e il fascino del leader poteva compromettere l’autonomia del pensiero e dell’azione dei suoi collaboratori.  Secondo  Battaglia  non c’è dubbio che Oddo e La Malfa fossero  persone  profondamente diverse. “Oddo aveva una intelligenza politica quieta; cercava di essere unificante; La Malfa con le sue visioni lucidissime riusciva talora a essere divisivo ”. Ma Oddo non è mai stato, nel partito, un esecutore; grande cordialità verso tutti ma grande rigore sulle sue idee. Battaglia ha  citato, dal  suo diario,  alcuni episodi di divergenze fra Oddo e La Malfa nei riguardi della DC ,  nel fine anni settanta. “Si lasciavano  quasi in rottura poi La Malfa giungeva non di rado sulle posizioni di Biasini”. E poi ci sono stati momenti in cui la posizione del partito è stata  espressa proprio da Oddo. Dopo la morte di Moro, che La Malfa aveva immaginato come il migliore presidente della repubblica, la candidatura naturale alla presidenza sembrava quella di La Malfa. Si scontrò con il veto di Bettino Craxi. Ma si può dire che la paziente intelligenza di Oddo  molto influì nell’elezione di Sandro Pertini  del tutto sgradito a Craxi. In quella e  altre occasioni contò molto  il legame di amicizia e di visioni politiche con Zaccagnini. La persistente  considerazione di Pertini per Oddo e il legame con Zaccagnini influirono anche sull’incarico a La Malfa di formare nel 1979 il  governo che non  ebbe un esito positivo, ma anche a incaricare  nel 1981, Giovanni Spadolini  ad assumere la guida del governo. Insomma l’intelligenza politica di Oddo fu in quegli anni particolarmente impegnata.

Uscendo dalle visioni più specificamente politiche il convegno si è poi rivolto alla attività di Oddo Biasini come ministro dei beni culturali e in particolare sulla  legge  92 del 23 marzo 1981, sui monumenti antichi di Roma. Doveva portare il suo contributo Vittorio Emiliani , giornalista e  direttore del Il messaggero negli anni ’80. Una influenza  glielo ha impedito, ma ha inviato  un testo che è stato letto e commentato da Giovanni Poletti docente alla facoltà di architettura della nostra università.   Citiamo alcuni passii dell’intervento di Vittorio Emiliani.  “Se oggi tutto il mondo può ammirare i Fori, gli Archi, le Colonne, i Templi delle civiltà  romana, lo si deve ad alcuni uomini  come il ministro per i Beni Culturali, Oddo Biasini cui si deve la legge speciale per l’archeologia romana: 180 miliardi di lire per un quinquennio. Rifinanziata nel 1986  (era  sottosegretario Giuseppe Galasso del PRI)  per 126 milioni di euro.  La Colonna Antonina era preda della corrosione. Senza i fondi della legge Biasini l’avremmo persa. La Colonna Traiana non  stava   meglio ed  erano compromessi i grandi archi di Costantino e di Settimio Severo. Erano “malati” i Templi di Saturno e di Apollo. Palazzo Altemps venne salvato coi fondi della legge Biasini. Il Palazzo era in condizioni pietose, con acqua nelle fondamenta. Sul museo delle Terme di Diocleziano furono possibili interventi di potenziamento. “Lo scenario più sensazionale rimane quello dei Fori, allora fatiscente spezzettato, pieno di detriti, restituito con fondi della legge Biasini ad un autentico splendore”. Poletti ha citato i alcuni commenti favorevoli per quella  legge di Aldo Rizzo sul Corriere della sera e di Giuseppe Chiarante su l’Unità  sulla capacità di Biasini di dare concretezza agli interventi legislativi.

Anche Andrea Emiliani fondatore dell’Istituto per i beni culturali dell’Emilia-Romagna ha sottolineato la  capacità  decisionale di Oddo Biasini. Ha raccontato come fu acquistato dal Ministero  Palazzo Milzetti a Faenza che è l’esempio più ricco e più integro della  elegante civiltà architettonico – decorativa dell’ età neoclassica.  Era stato costruito dal Conte a Milzetti  nel 1792 su progetto dell’ architetto Giuseppe Pistocchi.  Di proprietario in proprietario era giunto nel ventesimo secolo nelle mani di un privato che lo mise in vendita. Andrea Emiliani racconta che  chiese la ministro ll suo interessamento e “cosa mai vista” si procedette all’acquisto immediato di un gioiello poteva finire in mani private. Così, commenta Emiliani ,si può fare quando poteri di governo e comprensione del valore dei beni culturali si trovano a stare  insieme.

Sull’interesse  di Oddo Biasini in tema di scelte per la scuola ha riferito Ethel Serravalle, già responsabile dell’ ufficio scuola del PRI e sottosegretario alla Pubblica istruzione. Da un lungimirante  Oddo Biasini fu presentata per primo  l’ ipotesi di riforma della scuola media superiore con la riduzione della durata da cinque a quattro anni di cui si discute oggi. L’obiettivo era allineare l’uscita degli adolescenti, dal nostro sistema scolastico a quello degli altri paesi europei. Un ‘altro suggerimento fu quello di istituire scuole speciali di perfezionamento tecnologico, cui potessero accedere i diplomati della scuola secondaria superiore in alternativa ai tradizionali corsi universitari.

Sono poi intervenuti Piero Gallina già sindaco di Cesena e presidente della provincia di Forlì e Franco Casali, professore di Fisica della  Università degli Studi di Bologna che sono stati  allievi del prof. Biasini al Liceo scientifico di Cesena.                                                                                                                                                                    Piero Gallina ha rievocato le modalità di nascita del Liceo scientifico riprendendo il racconto fatto da  Oddo Biasini nel 50° anniversario della fondazione del liceo scientifico.  “ La città presentava allora ai nostri occhi l’aspetto tragico di una città senza vita: ad ogni passo una casa distrutta, diroccata, cadente; impraticabili le strade, a pezzi il ponte principale sul Savio. Senza riscaldamento, senza luce, senza acqua: così vivemmo i primi giorni della Liberazione”. Però, in questo clima, nel dicembre 1944 la giunta comunale nominata dal CLN volle affrontare il problema della mancanza a Cesena di un Liceo scientifico. Dispose allora che una delle due quarte del Ginnasio venisse trasformata in una prima classe del nuovo liceo. La delibera fu impugnata, come priva di fondamento giuridico, dalla Autorità militare alleata, la quale però, riconobbe la necessità per Cesena di un Liceo scientifico. La giunta  istituì allora “provvisoriamente” nell’anno scolastico 1944-45 una sezione distaccata del Liceo scientifico statale di Forlì. con autorizzazione ministeriale. Poi, poiché  l’autorizzazione ministeriale venne revocata, la giunta istituì per l’anno scolastico 1945-46 un Liceo “privato comunale” gestendolo direttamente e ottenendo dal Ministero la regolare autorizzazione al funzionamento. L’impresa comportò oneri pesanti per il bilancio comunale per gli anni scolastici dal 1945-‘46 fino al 1950-’51 quando il Ministero ne deliberò la statalizzazione . Gallina ha fatto notare come tutti i partiti politici dell’epoca, senza distinzione alcuna, furono d’accordo In una singolare unione d’intenti.

Franco Casali  ha presentato un simpatico e commovente ricordo fatto di episodi  che hanno trovato consonanza fra i non pochi allievi presenti in sala.

Don Piero Altieri ha ricordato come Oddo Biasini ricordasse con affetto e riconoscenza il suo insegnante di religione al Ginnasio Don Giovanni Ravaglia che fu uno dei primi a fargli sentire, nei tempi oscuri del fascismo, il valore della libertà e al quale fu tolto l’insegnamento per la sua manifesta libertà di giudizio

Particolarmente interessante l’intervento di Daniele Vaienti, già dirigente dell’ufficio studi e statistica del comune di Cesena. Vaienti ha curato una ricerca sull’attività del consiglio  Comunale  dalla sua prima riunione dell’11 maggio 1946 fino al 22 marzo 1974 che sono gli anni della presenza di Oddo Biasini in consiglio comunale . Poiché Il convegno voleva anche essere anche l’occasione  di riflettere  su come è stata la vita politica della seconda metà del scolo scorso nella nostra città è  auspicabile che l’imponente lavoro  di Vaienti sia motivo di discussione in un tempo meno ristretto di quello avuto nel convegno.

A conclusione del convegno hanno  parlato di Oddo Biasini all’interno della sua famiglia la moglie Giannina , il figlio Augusto e il fratello Giancarlo.

Le videoregistrazioni del convegno sono state registrate dal

Prof. Pier Paolo Magalotti, della Società di Ricerca e Studio della Romagna Mineraria, e sono fruibili sul sito   http://www.oddobiasini.it/index.php/video-del-convegno/

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