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Serve un nuovo modello di sviluppo

     maggio 15, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 1 – aprile – maggio 2018

Serve un nuovo modello di sviluppo

di Marcello Borghetti – Segretario CST UIL Cesena

Il 21 marzo scorso si è svolto il congresso della Uil di Cesena, lo slogan: Coesione e sviluppo: insieme per costruire la società delle persone. La modesta ripresa economica, dopo un decennio di crisi drammatica, è certamente un fatto positivo, purché non si chiuda gli occhi sul fatto che la ripresa è insufficiente. Precarietà dominante, questa purtroppo la realtà dei dati occupazionali, addolciti da una lettura Istat che non descrive la qualità occupazionale, mascherando una realtà fatta di molta sofferenza, di perdita di speranza nel futuro e di un diffuso rancore sociale. Spesso nei miei interventi ho chiesto: quale modello di società si vuole? Rivendico la bontà della domanda perché ci sono due risposte, la prima: accettare come inesorabile il declino, considerandolo come il risultato di una diversa distribuzione delle risorse su scala globale (dove la ricchezza prodotta aumenta); quindi immaginare che la strategia inclusiva nel nostro Paese, sia nel reddito di povertà, oppure nel reddito di cittadinanza o nel salario minimo garantito, quindi  una serie di misure accattivanti, ma insostenibili economicamente, e con una visione di società al ribasso. La seconda: accettare la sfida dello sviluppo, giocarsi la partita dell’innovazione su scala globale, creare e conquistare risorse per distribuirle con più efficacia. In questa strategia, l’obiettivo è fare uscire dalla povertà milioni di persone, salvo poi con strumenti di solidarietà aiutare le fragilità. La UIL ha sempre sostenuto la strada dello sviluppo, perché è la sola che consente di creare una società con un diffuso ed equilibrato benessere. Dunque sarebbe bene affermare che per aggredire il debito pubblico, la ricetta realizzata in tanti anni di austerità tutta tesa a distruggere lo stato sociale, non funziona! Diverso sarebbe qualificare realmente la spesa, ovvero distinguere la spesa produttiva, gli investimenti e lo stato sociale, dalla spesa improduttiva, ovvero sprechi, corruzione, burocrazia ed evasione fiscale. Da questa strada passa il rilancio delle nostre attività economiche, attivando investimenti importanti, il rinnovo dei contratti nazionali e decentrati di lavoro, l’incremento dei redditi, dell’occupazione di qualità, dei consumi e del welfare. Alcune statistiche ci indicano come territorio con bassi redditi. Non è una novità assoluta se si considera che è diffusa un’attività di tipo stagionale e con migliaia di attività parcellizzate e senza contrattazione integrativa, ma pensare di esaurire questo tema, immaginando che questa situazione reggerà anche le sfide dei prossimi anni, è un errore di tragica miopia politica ed economica. Esiste un colossale tema di redistribuzione nel nostro territorio, causato da una miscela di bassi redditi e precariato, che poi scarica una eccessiva richiesta di sostegno indiretto. Inoltre stiamo assistendo ad un aumento aspro dei ritmi di lavoro. Si sottovaluta il risultato finale, perché con redditi bassi, precariato e la spremitura delle persone, si perde e si dequalifica il lavoro con ricadute sull’innovazione e si impoverisce il territorio, con ricadute sui consumi. Esiste l’evidente necessità di una emancipazione culturale sul valore del contratto di secondo livello, che magari si può collegare ad una valorizzazione del welfare aziendale. Mentre ci occupiamo di immigrazione, non ci curiamo di emigrazione dei giovani. Quindi anche a livello locale non penso si possa immaginare di proiettarci nei prossimi venti anni, mantenendo uguale il nostro modello di sviluppo. Serve un collegamento in tempo reale ed efficace fra scuola e lavoro, anche in relazione al mutamento di tante competenze che saranno richieste e di quelle che non saranno più richieste. Al locale forum sull’economia, è stata segnalata la difficoltà delle Start Up a decollare nei nostri territori, ovvero ci sono le idee ma quella probabile impresa e quella nuova occupazione, non si radica qua, si trasferisce. Fra le motivazioni, le carenze nelle infrastrutture e le difficoltà di credito. Sono temi sui quali non si riesce a fare sistema, e di conseguenza se un’arteria stradale strategica come la E45 permane in condizioni di degrado insopportabili, è davvero complicato immaginare di potenziare i collegamenti, con porto, aeroporto o costa, tanto per citarne alcuni. Un quadro istituzionale più coeso potrebbe aiutare, ma questa condizione passa non solo, dall’istituzione della Provincia unica di Romagna, ma anche dalla fusione di molti comuni omogenei. Tuttavia senza una visione di sistema che tenga uniti i temi dello Sviluppo, redistribuzione, della legalità e del welfare, la valle del benessere rimarrà pura teoria. Non si può disconoscere che si stanno realizzando, in molti nostri Comuni, importanti politiche di sostegno alle fragilità, ma è necessario avere consapevolezza che sono insufficienti e immaginare un nuovo modello di sviluppo, per un potenziamento del welfare pubblico nel territorio e per rispondere meglio a problemi ormai esplosivi (non autosufficienza, disabili, casa, integrazione, famiglie e giovani). E’ bene non fare confusione con il welfare aziendale, che è importante ma che è altra cosa, proprio perché, anche se intervenisse su alcune delle esigenze citate, non riveste il carattere di universalità che è condizione imprescindibile del servizio pubblico. Sui temi dello sviluppo e della redistribuzione, ribadisco l’opportunità che Sindacati, associazioni, e tutte le parti politiche del nostro Territorio, compiano ogni sforzo per una discussione franca e concreta. La pratica di un pragmatico silenzio di comodo, frutto di una velenosa stagione politica tesa ad eliminare il confronto, è un lusso insostenibile. Sarebbe la condanna per il presente e per il futuro del territorio, con una incrinatura insostenibile sul benessere delle persone e con rottura di coesione sociale. Un patto per lo sviluppo, ovvero una visione di futuro sulla quale coalizzare le forze di tutti gli attori protagonisti del territorio, è un obiettivo, che insieme si può realizzare.

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