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Quale futuro per la Fondazione?

     maggio 16, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 1 – aprile – maggio 2018

Quale futuro per la Fondazione?

Intervista a Guido Pedrelli, Presidente Fondazione CRC Cesena

-Presidente Pedrelli, come sta la Fondazione Cassa di Risparmio?

– Ha sofferto un periodo di febbre alta, causata dalle note vicende della controllata Cassa di Risparmio, la Fondazione si sta riprendendo.

-Continuando nella metafora medica, che cura avete applicato?

-Dopo la vendita di alcuni cespiti, la Fondazione oggi non ha debiti. Certamente il suo patrimonio è stato falcidiato dal dissesto della banca controllata, ma abbiamo motivo per guardare all’avvenire con un cauto ottimismo. In passato, non avere ceduto la banca o una importante quota azionaria di essa, è stata una scelta che si è poi dimostrata fortemente negativa per la Fondazione, per gli azionisti privati e per il territorio. Allora si ritenne che fosse giusto preferire la località della banca, temendo che la vendita avrebbe tolto alla nostra economia e alle famiglie quel volano di sviluppo che la Cassa era sempre stata. Se ci sono state responsabilità, le definirei non dolose.

Non avete progetti di fusioni o accorpamento con altre fondazioni?

-Non ci sono progetti e proposte e, nel caso, sarei contrario.

-Motivi la sua posizione?

– Per rimuovere ogni sospetto di interesse personale, premetto che il mio impegno e quello dei colleghi amministratori è totalmente gratuito e che fra 12 mesi termina il mio mandato e non sarò rieleggibile. Il mio interesse è rivolto, esclusivamente, all’istituzione che ho il privilegio di presiedere. Oggi noi disponiamo di ridotte ma significative risorse che, se ben dosate, ci permetteranno di intervenire nei settori da noi presieduti per legge e per statuto. Fondersi significa rinunciare a questo e a una testimonianza storica. Dopo la incorporazione della Cassa di Risparmio di Cesena in Crèdit Agricole-Cariparma, prevista per il mese di luglio, la nostra Fondazione resterà l’unico ricordo di 147 anni di storia legata allo sviluppo economico e sociale del Territorio, soprattutto nel secondo dopoguerra.

– Solo storia? Non le pare poco?

-Certo, se ci limitassimo alla sola testimonianza storica. Le confido che io sono contrario alla fusione dei piccoli comuni che hanno tradizioni e culture vecchie di mille anni solo per risparmiare lo stipendio di un vigile urbano. Le comunità dei piccoli villaggi sono molto radicate nei loro ristretti confini, sono una ricchezza di memorie, costumi e tradizioni. Così le Fondazioni di origine bancaria. Il territorio di nostra competenza, cioè le vallate del Savio e del Rubicone cosa hanno da guadagnare con la fusione con altre realtà più forti o più deboli? Il forte ci assorbirebbe e il debole ci porterebbe nel baratro.

-Con queste premesse quale Fondazione avremo in avvenire?

-Sono convinto che ora e in futuro la Fondazione CRC sarà utile al territorio nelle sue finalità istituzionali: arte, cultura, sociale, solidarietà, assistenza contro il disagio, alla povertà e collaborazione col volontariato, così ricco in Romagna. Con i nostri limitati mezzi, metteremo in circolo risorse provenienti da altre realtà sociali, saremo una Fondazione di fondazioni, una Fondazione che si trasforma da ente solamente erogatore a luogo di partecipazione, coordinamento, progettazione e proposta. Suppliremo alle ridotte risorse economiche con l’abbondanza di risorse umane e sociali che sono la ricchezza delle nostre città.

-Che mi dice dell’operazione Pinacoteca-Palazzo Oir? Ci sono novità?

Il progetto va avanti. Brevemente credo sia utile riepilogarne la storia. Anni fa la Fondazione ha acquistato il Palazzo Oir per destinarlo a sede della Pinacoteca della Città, con quadri suoi, della Cassa di Risparmio e di proprietà pubblica. Dopo le note vicende della Cassa, il progetto si era fermato perché la Fondazione non aveva i mezzi sufficienti per portarlo a compimento. A seguito di nostre domande e vari incontri col ministro Franceschini, i suoi uffici e con la collaborazione fattiva dell’ex presidente Trevisani, il ministro ha firmato il decreto di finanziamento di 3 milioni a condizioni che il contenitore Palazzo OIR sia di proprietà pubblica, e quindi del Comune. A questo fine noi faremo un atto di donazione al Comune e alla Città di Cesena. Per noi quel bene ha valore zero non avendo mercato per i vincoli urbanistici e artistici architettonici ai quali è soggetto. Aggiungo che il Palazzo rischia un degrado strutturale e di andare in rovina senza interventi di ingenti capitali per la manutenzione straordinaria.  Ai primi di aprile abbiamo tenuto un incontro organizzativo alla direzione generale del ministero dove i tre soggetti, Fondazione, Comune e Ministero hanno disegnato un percorso dove ognuno sa come, quando e cosa fare nel breve periodo. Salvo imprevisti, tutto andrà a buon fine.

Come sono i rapporti coi nuovi proprietari della Cassa di Risparmio?

– Crèdit Agricole – Cariparma è una grande banca e ovviamente pensa, ragiona e agisce in grande. La loro volontà è di avere un’importante collaborazione con la Fondazione e noi siamo disponibili a concordare un rapporto costruttivo a reciproco beneficio. I modi e i percorsi li stiamo ancora studiando e organizzando, ma io sono fiducioso di trovare la soluzione e un percorso unitario

-Parteciperete all’OPA?

-Non possiamo. Ne siamo esclusi. Diversamente dai privati, alle Fondazioni è concesso solo il concambio di azioni Caricesena con azioni Cariparma, che avverrà con la fusione fra le due banche. Abbiamo chiesto ad esperti pareri sui termini delle due operazioni, fusione e OPA. Alcuni aspetti potrebbero essere migliorabili nel merito, ma sembra non vi siano validi motivi per contestare od opporsi sul piano legale all’architettura della fusione e dell’OPA.

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