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Ma c’è davvero la volontà politica?

     novembre 29, 2017   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2017

Ma c’è davvero la volontà politica?

di Giampiero Placuzzi (Vicesegretario Confartiginato Federimpresa Cesena)

Negli ultimi tempi, amministratori pubblici, partiti politici e movimenti locali si sono sbizzarriti nell’affibbiare, per così dire, etichette istituzionali alla Romagna del futuro.

Vado a memoria senza la pretesa della giusta successione temporale: Area Vasta Romagna, Metropoli della Romagna, Provincia unica di Romagna e Regione Romagna.

Nel frattempo  la schiacciante vittoria del NO al referendum del 4 dicembre scorso, ha lasciato immutati i livelli istituzionali del nostro Paese: Comuni (e Città Metropolitane), Province, Regioni, Stato.

Non solo non è stato eliminato il livello delle Province, bensì si è arricchito (ma sarebbe più giustoo dire impoverito) il sistema istituzionale di un nuovo livello, quello delle Unioni dei Comuni che stanno generando più confusione che risparmio economico ed efficienza organizzativa nei servizi  unificati, anche perché disciplinate da una legislazione farraginosa e poco incentivante.

Ed è poi successo che nella nostra Provincia, a conferma che a parole si va tutti nella stessa direzione ma poi nei fatti così non è, il territorio forlivese ha costituito un’unica Unione dei Comuni mentre nel cesenate ne sono state realizzate due: Cesena-Valle Savio e Rubicone-Mare.

Parto dall’ultima boutade della “Regione Romagna”. Uso questa definizione in quanto ritengo che il progetto di una regione autonoma, oggi  non abbia alcun senso sotto tutti ogni punto di vista: politico-istituzionale; di sostenibilità economica delle infrastrutture istituzionali necessarie; di vantaggio per il sistema imprenditoriale del nostro territorio, che non ha certo bisogno di nuovi più ristretti confini istituzionali.

E’ tuttavia fuori di dubbio che, nell’ambito della Regione Emilia-Romagna, i nostri territori hanno tutte le potenzialità per portare avanti un progetto politico che, sulla base di indubbie identità storiche, culturali e sociali, definisca un assetto istituzionale forte, tale da favorire l’integrazione territoriale e una governance efficiente ed efficace della Romagna.

Per raggiungere questo obiettivo è però necessario porsi due domande fondamentali: in Romagna c’è questa volontà politica da parte di amministratori pubblici e vertici istituzionali? Il contenitore istituzionale più efficace è quello del provincione o come altro lo si vuole declinare?

Entrambi quesiti hanno purtroppo una risposta negativa e il dibattito che di tanto in tanto appare sui quotidiani locali pare fumoso e fine a se stesso.

La volontà politica si mostra ben lontana, da quello che si percepisce, rispetto a quella necessaria per affrontare un processo di integrazione territoriale e di confronto con la Regione per affermare la specificità e la coesione della Romagna: prevalgono nettamente, ancora più che in passato, i protagonismi delle città capoluogo e i campanili.

Manca un dibattito approfondito e strutturato per definire il “progetto Romagna”, in termini di azioni, di governance, di strumenti e di tempi: così ognuno dei protagonisti, in assenza del progetto, al di là delle enunciazioni, si sente libero di fare le proprie scelte, allontanando in questo modo la realizzazione dell’obiettivo.

Diversi sono gli episodi che tradiscono, nei fatti, una mancata volontà politica. Basti ricordare le divisioni riguardo il progetto della E45, degli aereoporti di Forlì e Rimini, del sistema fieristico, della difficoltà di fare decollare l’AUSL unica che fino ad ora non ha generato risparmi, non ha semplificato la governance e vi sono segnali preoccupanti di diminuzione qualitativa di certi servizi.

Nel settore del trasporto pubblico, con Start Romagna, la situazione è  peggiore: non c’è stata alcuna integrazione tra i sistemi di gestione nelle tre preesistenti Province, i costi di produzione non sono diminuiti e i servizi ai cittadini sono peggiorati.

Anche a proposito del sistema della raccolta dei rifiuti si è trovata l’occasione per seguire strade diverse tra il forlivese (società in house) e il cesenate, con la proroga dei servizi ad Hera in vista del nuovo bando. Ed anche riguardo alla tariffa Tari, nel nostro stesso territorio registriamo prese di posizione diversificate: sindaci che si oppongono agli adeguamenti economici proposti  da Hera, addirittura ricorrendo contro la delibera di Atersir ed altri che accettano supinamente le decisioni che vengono dal livello regionale!

Resta nel libro dei sogni dei romagnoli l’obiettivo di uniformare i regolamenti comunali in materia di pianificazione territoriale, di edilizia e di attività di impresa.

Abbiamo salutato con favore la costituzione della società Destinazione Turistica Romagna, occasione storica per valorizzare il Brand Romagna, di fare squadra tra pubblico e privato, pro-commercializzando le molteplici opportunità presenti sulla costa e nell’entroterra, nelle città d’arte e nei borghi minori. Ma già c’è, da parte delle Amministrazioni comunali, il tentativo di mantenere in vita gli uffici Iat come per segnare la propria specificità, mantenendo un modello di accoglienza turistica ormai superato!

La metropoli della Romagna deve essere costruita dal basso tramite una forte visione comune da parte della classe dirigente locale e un’unità di intenti che manca: se la Romagna crede nel progetto, gli amministratori locali devono esercitare il loro  peso politico per ottenere uno “strumento” istituzionale che abbia le caratteristiche fondamentali  per favorire una governance condivisa dei nostri territori.

E qui veniamo alla seconda domanda: cioè se il provincione sia lo strumento giusto per realizzare l’obiettivo.

A mio parere no, perché si metterebbero insieme tre debolezze, vale a dire le attuali tre Province romagnole, ormai spogliate di compiti e soprattutto di risorse economiche e destinate, prima o poi, a scomparire dagli assetti istituzionali del nostro Paese.

Su questo punto mi associo infine alle riflessioni di Widmer Valbonesi il quale in più occasioni ha evidenziato che la “città metropolitana della Romagna” è l’unico livello istituzionale che può produrre un vero salto di qualità ed una concreta possibilità di realizzare una sub-regione più forte, a vantaggio anche della Regione Emilia-Romagna nel suo complesso.

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