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Il testamento biologico nel filone dei diritti individuali

     giugno 26, 2017   No Comments

di Antonella Monteleone

“ In direzione esatta e contraria”

F. De Andrè

“Urlate urlate urlate.

Non voglio lacrime.

Urlate

Vittima di opachi riti

Nutrita forza in corpo che giace

Io Eluana grido per non darvi pace

Diciassette anni di coma che m’impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine…
E il mio papà piangeva da fontana
me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro
Pensate a me Eluana Englaro.”
G. Ceronetti
“Libertà va cercando, che
è sì cara, come sa chi
per lei vita rifiuta”
D. Alighieri
“Là dove mai si spera
Dove non c’è chi sorga
E’ la scienza paziente
Del supplizio sicuro.
Riconquistata è l’Eternità.
Il mare e il sole insieme
Sono spariti”
A.Rimbaud

Ho scelto di accompagnare queste poche riflessioni sul testamento biologico con alcuni versi di grandi poeti.

E questa scelta non è frutto di una provocazione intellettuale.

Quantomeno, non solo.

Sono convinta che nessuno, meglio dei poeti, sappia riflettere, e far riflettere, sulla vita e sulla morte.

Il dibattito politico, infuocato dalla “ostinazione” di Beppino Englaro, ha svelato scenari poco edificanti.

Le bottiglie in piazza di Giuliano Ferrara, l’editto del Ministro Sacconi, l’ignorare varie e ripetute pronunce della giurisdizione, frutto della mera applicazione di una regola hanno agitato non le coscienze, ma più semplicemente l’ideologia e la politica.

Faccio mio l’appello di Francesco Merlo a Giuliano Ferrara, appello che invocava il silenzio.

Credo che un momento di silenzio e riflessione profonda sia obbligo di cattolici e laici, credenti e non credenti.

La riflessione su un tema così intenso non può che creare un silenzio assordante.

E in questo silenzio la riflessione scivola sulla sofferenza e sui diritti del morente, e sulla necessità di tutela della libertà alla fine della vita, così come nell’arco della vita.

Ognuno di noi ha una cognizione della vita collegata alla visione della vita.

La visione della vita come dono di Dio, la visione della vita affidata al caso altro non sono che visioni individuali, rispettabili e discutibili al tempo stesso.

Il tema della regolamentazione giuridica della visione della vita e /o della morte ha grande complessità, poiché è intimamente connesso al tema della libertà.

Il nostro ordinamento è retto da principi costituzionali che assegnano alla libertà il ruolo fondamentale.

Ognuno di noi conosce le norme costituzionali e le ragioni storiche e politiche che le hanno prodotte.

Un’applicazione coerente della Costituzione dovrebbe fugare ogni dubbio in ordine alla possibilità di disporre liberamente della fase più delicata della vita, accettando o rifiutando le cure e l’alimentazione, nonché l’idratazione forzata.

L’ordinamento deve garantire ad ogni individuo l’opportunità di ottenere quanto liberamente ha scelto.

Questa affermazione, che potrebbe apparire neutra o scontata, è densa di conseguenze, difficili da sopportare.

Ed infatti.

Chi ritiene il valore-vita-a tutti i costi difficilmente tollera, come, purtroppo, è noto, le conseguenze della volontà di abbreviare la vita.

Chi ritiene il valore della libertà di salvaguardare-la vita-a tutti i costi altrettanto difficilmente tollera le conseguenze sociali ed economiche di quella scelta.

Non è mera semplificazione auspicare nuovamente silenzio. E rispetto, di ogni individuo e della sua liberà.

Ritenere diversamente significherebbe imporre una visione etica o religiosa.

E’ doveroso il confronto, profondo, sui temi etici.

Indubbiamente, il confronto profondo “sbiancherebbe”le polemiche infuocate;ma, presupposto del confronto, nella mia radicata convinzione è la consapevolezza supportata dalla lettura della Costituzione e delle leggi vigenti che la libertà di cura, che comprende, per chi lo desidera, la cessazione di ogni supporto, sia farmacologico, sia di nutrizione ed idratazione, non è negoziabile.

Non può quindi essere frutto di mediazioni politiche, che molti sembrano auspicare.

Il tema della libertà di cura e del testamento biologico si collocano nel grande filone dei diritti individuali, quali il divorzio e l’aborto che esistono perché la gente li ha voluti fermamente, anche attraverso il referendum, a dispetto dell’esigenza del ceto politico e della scarsa passione per la libertà.

Anche se la mia competenza professionale mi consente di entrare nel merito delle varie pronunce, giurisdizionali e non, su quell’aspra materia del contendere che è la fine della vita, non intendo farlo.

Vorrei invece che queste poche righe fossero un contributo sulla necessità di riflettere, in silenzio, sui grandi temi della vita, della morte, della libertà.

Un grazie infinito a tutti coloro che ogni giorno, in silenzio, difendono questi valori.

Un grazie infinito, quindi, anche a Beppino Englaro

  •   Published On : 1 anno ago on giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : giugno 26, 2017 @ 9:11 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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