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I Geni Invisibili della città

     maggio 16, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 1 – aprile – maggio 2018

I Geni Invisibili della città

di Federico Solfrini

In un noto saggio del 1942, Pouvoir: les génies invisibles de la cité, Guglielmo Ferrero parla delle radici semiologiche del potere, delle sue attribuzioni e delle modalità con le quali esercitarlo. Per Ferrero il potere si nutre dei cosiddetti geni invisibili della città, ovvero di alcune caratteristiche genomiche connaturate ad esso e che hanno la peculiarità di renderlo efficace ed efficiente. La dinamica attraverso cui il potere spiega i propri effetti, per dirla con Ferrero, si fonda sulla paura che costituisce il gene invisibile per eccellenza. Il potere nasce come risposta alla paura dell’anarchia da cui i cittadini rifuggono. Tuttavia, per propria intrinseca essenza ontologica, il potere diviene a sua volta produttore di paura nella misura in cui l’esercizio delle prerogative che ad esso afferiscono divengono meccanismi coercitivi dotati di sanzioni. Tale dinamica diviene, per assurdo, lo stesso elemento dal quale il potere rifugge, ovvero l’anarchia determinata dalla paura per contrastare la quale il potere viene ingenerato. Il cortocircuito potere-paura può determinare una nuova anarchia peggiore di quella primigenia.

L’unica chance umana di uscita dallo stato di natura permanente risiede nell’adesione della società ad un insieme di regole condivise – che il sociologo José Ortega y Gasset avrebbe definito istanze collettive. Tuttavia, tale consenso, generato da un’adesione sociale incondizionata, origina e termina nella natura ontologica stessa del potere che, per definizione, non può essere condiviso unanimemente dall’intera collettività. Dunque, nel normale esercizio del potere si crea una situazione analoga alle cosiddette “Due rivoluzioni francesi” descritte in un omonimo saggio da Ferrero: se la prima Rivoluzione francese rivolse il proprio furore pantoclastico contro i simboli del vecchio potere, la seconda Rivoluzione francese – quella giacobina – oppose al potere della prima il furore e l’ardore di un impianto gnoseologico-normativo di differente natura.

In modalità analoghe, la strategia politica del Movimento 5 Stelle italiano si fonda anch’essa sui geni invisibili della città. Il Movimento 5 Stelle italiano rientra altresì nei ranghi dei cosiddetti movimenti gnostici utopistici. Lo gnosticismo rappresenta una filosofia socio-politica in virtù della quale i sacerdoti del movimento divengono origine e fine delle modalità operative dello stesso in quanto investiti dal destino – o dalla fortuna – di una Gnosi, ovvero di una conoscenza di rango superiore. Per il tramite di tale conoscenza elitaria, i seguaci della vera fede ambiscono a creare una umanità nuova che sia secreta dalla distruzione della società attuale. Un manicheismo entro cui si riproduce una lotta tra forze del Male e rappresentanti della Gnosi. La narrativa che fonda tali movimenti è di rara immediatezza: l’universo mondo degli umani versa in una condizione di obiettiva catastrofe, determinata da agenti patogeni che finiscono per fagocitare i linfociti benefici della società, portando l’uomo verso l’oscurità della privazione. Un manipolo di triari, sacerdoti della conoscenza gnostica, gode di una speciale investitura che deriva dalla vera conoscenza. Una conoscenza tramite la quale poter traghettare l’umanità verso la salvazione, anelando alla felicità. Una felicità totalizzante che sarà possibile solamente nella misura in cui le forze del Bene riescano a sconfiggere le forze del Male.

Il trionfo delle forze del Bene, tuttavia, deve fare i conti con altri fattori esterni che, in maniera omologa, influiscono sugli esiti della lotta manichea. Tali fattori esterni sono costituiti, per l’appunto, dai geni invisibili della città, ovvero dalle parti più oscure connaturate all’esercizio del potere. Alla pari di ogni altro movimento gnostico che la storia abbia fecondato, il Movimento 5 Stelle deve fare i propri conti con l’operazionalizzazione della Gnosi che spesso non corrisponde in alcun modo alle radici cognitive del movimento. Nella propria evoluzione strutturale, la Gnosi difficilmente rifugge dai condizionamenti del mondo esterno che agiscono in modalità erosive sull’essenza della vera conoscenza. I geni invisibili della città necessitano di consenso per non perire per le stesse cause che li hanno determinati. Nella ricerca del consenso, la Gnosi deve subire cambiamenti adattivi talvolta dolorosi come una operazione chirurgica. Il combinato disposto di Gnosi e geni invisibili della città potrebbe altresì portare ad una trasformazione dell’essenza della vera fede, con conseguenze centripete rispetto ad essa. Sul piano metodologico, la commistione tra Gnosi e geni invisibili della città si traduce nella ricerca di un compromesso, spesso trattando con le forze del Male, alla disperata ricerca di un contratto sociale che possa lenire le derive brutali della contro-rivoluzione innescata dalla paura del potere.

Ed è per questo che, conquistati i cuori degli elettori –i chierichetti della rivoluzione pentastellata – per il tramite della vera conoscenza, i 5 Stelle si vedono costretti al compromesso con le forze del Male. La dialettica non ha soluzione, così come non ne ha avuta nella parabola storica dei movimenti gnostici in senso lato. Nati come risposta al decadentismo del mondo hanno ingenerato spesso bancarotte peggiori di quelle dalle quali trovavano origine. Dunque, ciò che resta è operare una scelta tra il perseguimento della Gnosi e la minimizzazione delle conseguenze dei geni invisibili della città. Nell’uno e nell’altro caso l’esito è fallimentare. Se si predilige la prima soluzione, il trionfo della Gnosi determinerà in automatico una contro-rivoluzione dotata di un potere radiativo capace di eliminare il movimento. In caso contrario, ovvero se si sceglie la seconda strada, il movimento gnostico riuscirà a sconfiggere i geni invisibili della città cadendo, tuttavia, nel conundrum sacrilego del rinnegamento della Gnosi e, dunque, svilendo l’essenza della vera fede e tradendo l’abnegazione dei discepoli della stessa.

 

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