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Cercasi nuova classe dirigente

     maggio 15, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 1 – aprile – maggio 2018

Cercasi nuova classe dirigente

di Stefano Bernacci – Segretario Confartigianato Federimpresa Cesena

Di fronte alle impellenti sfide da affrontare per la ridefinizione dello sviluppo territoriale – calo della imprenditoria giovanile, carenza di ricambio generazionale, disallineamento tra l’offerta formativa universitaria e esigenze delle imprese, effetti economici e sociali della rivoluzione digitale, realizzazione di un moderno welfare di comunità, ruolo della Romagna dentro la Regione: solo per citarne alcune – serve nel nostro territorio qualcosa che purtroppo sembra da tempo latitare, se non  mancare del tutto.

Alludo all’azione propulsiva di una classe dirigente rinnovata che sia impegnata a confrontarsi su quali modelli adottare per rendere più competitiva e inclusiva la società economica e civile del cesenate, del territorio provinciale e della Romagna.

Una classe dirigente con un suo ambito, un suo spazio, un suo luogo di dibattito, non necessariamente fisico, in cui mettere in comune spunti, idee e strategie.

Da troppo tempo se ne sente la mancanza. Si parla poco di ciò che è importante, molto di ciò che serve meno.

Il rinnovamento della classe dirigente riguarda tutti gli attori territoriali: la politica senza dubbio, ma anche le organizzazioni economiche di categoria, i rappresentanti del mondo del lavoro, dell’economia  e della finanza: nessuno può chiamarsi fuori, nessuno ha da insegnare agli altri, tutti debbono mettersi in discussione.

Non può  non colpire, a titolo esemplificativo, il gap di rappresentanza politica chiamata a dar voce al Cesenate: ciò che balza agli occhi e amareggia  è che il nostro territorio cesenate non è stato in grado di esprimere alcun parlamentare, di nessun partito e coalizione politica. Se a ciò aggiungiamo che il Cesenate non è stato in grado di produrre neanche un assessore regionale, il quadro appare ancora più chiaro nella sua desolazione.

E’ pur vero, certamente, che bisogna ragionare in un’ottica di Area vasta e comunque provinciale, ma facendolo risalta ancora di più come altri territori a noi vicini siano stati in grado di produrre candidati eletti in Parlamento, mentre il Cesenate non ne è stato capace.

Per favorire la crescita, per vincere le partite dello sviluppo, per avere più forza competitiva è  importante anche poter disporre di  una rappresentanza politica parlamentare locale, che funga da punto di riferimento, e che al momento è purtroppo azzerata.

Si pone dunque a nostro avviso un problema serio sulla rappresentatività e sulla forza della nostra classe dirigente territoriale che non può non divenire spunto di riflessione comune per tutti gli attori politici, sociali ed economici del cesenate, che siano interessati ad avere un territorio forte.

Da questo stato di criticità rappresentativa si deve ripartire per rilanciare un dibattito territoriale forte su quale idea di nuova classe dirigente affermare e proporre in tutti gli ambiti, non solo quello politico.

Apriamo il confronto sulla città del 2030 proviamo a definire un azione collettiva partecipativa che al di là degli schieramenti politici (che sono altra cosa e che giustamente hanno logiche di selezione della classe dirigente diverse per affinità e appartenenza) dia la possibilità di esprimere idee, opinioni, visioni e progetti per il futuro.

Proviamo a fare uscire il talento diffuso sul territorio anche come occasione per un rinnovamento di classe dirigente. Usciamo dal chiuso dei convegni fra i soliti addetti ai lavori che spesso si danno ragione per omogeneità culturale/politica o che si danno contro per le stesse motivazioni. Così come per la società (a tutti i livelli economici, sociali, delle professioni dei servizi, della scuola, della sanità…) investire sui talenti e sulle competenze è la strada maestra verso l’eccellenza perché non dovrebbe essere lo stesso per il governo del bene comune?

Alziamo l’asticella del dibattito per evitare di ridursi a riportare commenti di stampa nazionale, stantii slogan politici o posizioni politicamente corrette o scorrette di maniera.

Dicevamo sopra che i temi e le sfide impellenti su cui stimolare il dibattito non mancano, uscendo finalmente un po’ dal coro delle discussioni sulle situazioni contingenti e guardando avanti: a partire da una seria riflessione che manca da troppo tempo sulla nostra cittadella universitaria, I corsi e le facoltà attuali sono vicino ai modelli di sviluppo richiesti dall’imprenditoria? Perché non ragionare su un Politecnico della Romagna a servizio del forte comparto metalmeccanico o di una clinica universitaria di Romagna?

Vogliamo o no tornare a parlare di quale ruolo deve occupare la Romagna dentro la Regione e su come va declinata l’autonomia funzionale in Emilia Romagna?

E ancora: l’attuale sistema di welfare fra qualche anno sarà insostenibile. Diminuiscono le risorse, aumentano le esigenze e cambiano i soggetti sopratutto per le dinamiche demografiche.

L’attuale sistema duale pubblico e privato sociale da solo non sarà sufficiente.

Sono nate da tempo esperienze mutualistiche in ambito contrattuale che sui versanti della sanità, dell’assistenza e del welfare possono offrire risorse e strumenti importanti per integrare ed ampliare le attuali politiche sociali.

Vogliamo cominciare a ragionare, prima di doverlo fare in situazioni emergenziali, di come il territorio può costruire modalità nuove di gestione di queste politiche.

Non giriamoci attorno: da queste e altre questioni, su cui magari tornare in altra sede, dipende il futuro del nostro sviluppo, del nostro territorio, dei nostri figli.

Il problema è che tutto, intorno, tace. Viene in mente, quasi con nostalgia, quando tanti lustri fa si dibatteva con fermento dei 40 progetti di sviluppo della città. Oppure i tempi più recenti, ma sempre troppo distanti, del Patto provinciale sullo sviluppo.

Non si vuole in questo ambito e né interessa attribuire responsabilità politiche.

Si cerca di sviluppare un ragionamento pre-politico che in quanto tale possa accumunare tutti come cittadini rispetto alla divisione delle forze politiche delle maggioranze o delle minoranze, di chi deve fare e di chi non può fare.

Costruiamo insieme un nuovo Patto locale con il contributo e la partecipazione attiva dei nostri territori e della nostra gente.

Stimoliamo tutti coloro che mantengono passione  a contribuire alla definizione di questo patto civico. Poi, ognuno, nelle occasioni delle elezioni politiche si schiererà secondo la propria coscienza e sensibilità. In questi ultimi giorni stanno nascendo molteplici (forse troppe) comunque meritorie esperienze di associazioni, comitati e movimenti che hanno quasi sempre il fattore comune di cercare di avvicinare i giovani o coloro più distanti dalla politica verso la partecipazione alla costruzione del bene comune.

Evitiamo l’ennesima frantumazione delle esperienze e di disperdere in mille rivoli idee che possono essere preziose per la definizione del nostro futuro.

Diamoci un metodo condiviso, un’agorà di dibattito aperto e finalizzato ad approfondire su determinate tematiche la nostra idea di futuro

Rompiamo questo silenzio e reinventiamoci forme e luoghi per alzare l’asticella del confronto con il contributo di coloro che possono diventare una nuova classe dirigente che guardi oltre la contingenza  con il concorso di tutte le forze in campo, tutti insieme a sostegno della buona politica, anche per ricreare condizioni in cui il territorio possa essere adeguatamente rappresentato

Per tutti coloro che si sentono chiamati in causa è l’ora di battere un colpo.

  •   Published On : 4 mesi ago on maggio 15, 2018
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  •   Last Updated : maggio 15, 2018 @ 3:04 pm
  •   In The Categories Of : Politica Locale

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